La Maison des Fondateurs: l’architettura come racconto del tempo

Visualizzazione della Maison des Fondateurs a Le Brassus, Svizzara (foto di Big)

Il team composto da Big, Luchinger & Meyer, HG Merz e Muller Illien è stato scelto per ideare l’espansione della sede storica di Audemars Piguet, costruttore di orologi di lusso: perfettamente radicato nel paesaggio svizzero a Le Brassus, nel cuore di La Vallée de Joux, il progetto del padiglione è connesso alla storia della società di proprietà famigliare di cui costituirà un nuovo museo intitolato Maison des Fondateurs.

Una galleria del padiglione museale (foto di Big)

Con i suoi 2400 metri quadrati, l’edificio sarà completamente integrato nel paesaggio grazie alla precisione della sua composizione: due spirali in contropendenza costituiscono un intreccio nel suolo che accoglierà i visitatori.

Gli spazi interni della Maison des Fondateurs (foto di Big)

La sequenza di spazi lineari conduce dall’ingresso del nuovo museo a gallerie, salotti e laboratori, connettendo l’architettura dal paesaggio, alla soffitta dell’edificio storico dove venne avviata l’attività di famiglia.

Le viste sul paesaggio dagli ambienti dei laboratori (foto di Big)

Bjarke Ingels, socio fondatore dello studio Big ha spegato: “l’orologeria come l’architettura è l’arte e la scienza che costruisce un principio inanimato con intelligenza e funzionalità. E’ l’arte d’infondere metalli e minerali con l’energia, il movimento, l’intelligenza e la misura, per portarli in vita nell forma di un racconto del tempo”.

Il padiglione è integrato nel paesaggio (foto di Big)

“Diversamente dalla maggior parte delle macchine e degli edifici di oggi che hanno una disconnessione tra corpo e mente, tra hardware e software ­– prosegue l’architetto – per la Maison des Fondateurs abbiamo cercato di integrare completamente la geometria e le prestazioni, la forma e la funzione, lo spazio e la struttura, l’interno e l’esterno in un vuoto d’accordi”.

Vista aerea del progetto (foto di Big)

Le spirali intrecciate risolvono uno dei dilemmi del programma: la struttura narrativa richiedeva, infatti, un susseguirsi di gallerie e laboratori, mentre la logistica prevedeva spazi di workshop interconnessi tra loro. Avvolgendo la sequenza degli spazi in una doppia spirale, i tre laboratori si trovano nelle immediate adiacenze e realizzano un ambito di lavoro continuo, circondato dalle gallerie.

Il nuovo spazio è composto da due spirali intrecciate in contropendenza (foto di Big)

La copertura del padiglione è concepita come un unico foglio di metallo, una struttura continua in acciaio, incurvata nella sezione per creare una serie di aperture che permettono alla luce naturale di raggiungere l’interno, illuminando gli ambiti delle esposizioni. Verso la fine della visita la doppia spirale interseca l’edificio museale esistente fornendo l’accesso sia agli spazi voltati del piano inferiore che al sottotetto: le forme curvilinee dei materiali contemporanei, calcestruzzo e acciaio, lasciano il posto alle superfici calde di legno e pietra, in una dimensione composta da linee rette, riconnessa al passato.

 

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