La New Deichman Librarydi Oslo di Lund Hagem Arkitekter e Atelier Oslo

I tre nuovi edifici del progetto Diagonale con la New Deichman Library che si protende verso la nuova piazza e i due edifici per uffici e studenti modellati dall’asse diagonale che deriva dal volume emergente dell’Opera House (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)
I tre nuovi edifici del progetto Diagonale con la New Deichman Library che si protende verso la nuova piazza e i due edifici per uffici e studenti modellati dall’asse diagonale che deriva dal volume emergente dell’Opera House (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)

Nell’era di internet e della cultura immateriale e diffusa, il progetto di biblioteca acquisisce necessariamente nuovi obiettivi e valori. Non più templi del sapere, aulici, severi, spesso introversi e indifferenti all’intorno urbano, le biblioteche si aprono alla città e divengono spazi inclusivi e flessibili all’uso e soprattutto attrattivi in un mix di struttura/funzioni, che deve spesso anche stupire. Non più buio e silenzio, ma luce, colore e multifunzioni per attirare un pubblico vasto e diversificato che possa apprendere dal consolidato e dall’innovativo insieme, e comunque nella sinergia relazionale, multidisciplinare e multisensoriale.
Il progetto architettonico si arricchisce così di nuove modalità interpretative e plasma i nuovi spazi della conoscenza in strutture di forte impatto emozionale, seducenti e al contempo rappresentative del genius loci, in termini di cultura, internazionalità, vigore socio-economico ed anche politico.

Il grande spazio verticale cielo-terra su cui affacciano i cinque livelli fuori terra, strutturati o decorati con scaffalature a tutta altezza, modanature 3D a soffitto e arredi-sculture (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)
Il grande spazio verticale cielo-terra su cui affacciano i cinque livelli fuori terra, strutturati o decorati con scaffalature a tutta altezza, modanature 3D a soffitto e arredi-sculture (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)

Ma se la nuova Biblioteca Nazionale di Francia (Perrault, Parigi 1996) fu affidata alla suggestione formale di quattro grandi libri aperti su un basamento alto e dominante la città, per la Biblioteca Nazionale di Israele (Herzog & de Meuron, Gerusalemme inizio lavori 2016) si realizzerà una grande struttura in pietra che includerà laboratori di ricerca e uffici, strutture scolastiche, un centro visitatori, e si estenderà all’intorno urbano con funzioni pubbliche e spazi aperti coerenti.
Questa oggi la sfida delle nuove grandi biblioteche: divenire nuove polarità urbane multifunzionali, forti ed efficienti sia nell’offerta fruitiva interna che in quella anche paesaggistica esterna. E così è il progetto (Diagonale, 2009) dei norvegesi Lund Hagem Architetti e Atelier Oslo per la New Deichman Library (inizio lavori 2014) che deriva gli input progettuali proprio dall’intorno urbano. Recepisce il forte allineamento generato dal volume emergente della contigua Opera House, individua le principali direttrici della mobilità e relative visuali, e così genera il sistema di nuovi “pieni e vuoti” che ricuce e valorizza l’intero comparto urbano. Oltre la biblioteca, il progetto prevede due altri edifici per uffici e abitazioni per studenti, e li articola intorno alla Diagonale, nuovo asse urbano che si arricchisce di negozi café e funzioni pubbliche, e di spazi aperti e verdi anch’essi orientati e tematicamente riferiti alla Diagonale.

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La biblioteca, posta di testa fronte Opera House, è costituita da un prisma traslucido alto 5 piani fuori terra più uno interrato, affacciato sul fiordo e il paesaggio circostante attraverso un involucro interamente trasparente con aggetti e aperture ai diversi piani. Grandi tagli in facciata sottolineano gli ingressi sui tre lati est, ovest e sud, accogliendo i visitatori provenienti da più parti (terminal ferroviario e aeroportuale, Opera) e consentendo ampie visuali in-out dai diversi ambienti della biblioteca. Tutta la struttura è progettata per garantire elevati livelli di efficienza energetica, dall’involucro edilizio realizzato in pannelli nanogel per un utilizzo ottimale della luce naturale e minima perdita di calore, al grande spazio verticale centrale su cui affacciano i diversi piani e che- vero pozzo di luce- riverbera i raggi del sole tra pareti e copertura. Di notte, al contario, l’edificio emana e diffonde luce all’esterno illuminandosi e cambiando aspetto a seconda delle diverse attività ed eventi che vi svolgono.
La nuova biblioteca Deichman (che sostituisce quella oggi esistente in altra parte della città) amplia gli spazi di fruizione pubblica, abolisce le divisioni interne e massimizza la flessibilità d’uso prevedendo la possibilità di variazioni distributive e dimensionali degli spazi interni. Le diverse aree funzionali sono calibrate per concentrare le funzioni a maggiore affluenza (come il cinema/auditorium) ai piani bassi e quelle a maggiore socializzazione lungo il perimetro fronte involucro edilizio, in forte relazione col paesaggio circostante. Il disimpegno tra i vari livelli è gestito da scale mobili a vista nel grande spazio centrale e ascensori e scale in funzione delle diverse destinazioni e flussi. Arredi e attrezzature tecnologiche sono distribuiti con attenzione anche alla resa scenografica, a garantire confort e benessere degli utenti, così come le partiture interne, interamente rivestite da scaffalature di libri e i soffitti interamente decorati con modanature a rilievo, proprie della tradizione norvegese.

Dal piano interrato all’ultimo la biblioteca modula funzioni e relativi flussi da valori massimi (auditorium-cinema in interrato) a minimi ( lettura full immersion al top floor) passando per “navigazione” al piano urbano (flussi city drop-in ), “immagine e suono” (mediateca) al secondo piano, “curiosità e conoscenza” (archivi e postazioni studio) al terzo e quarto piano, “contemplazione” al quinto piano (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)
Dal piano interrato all’ultimo la biblioteca modula funzioni e relativi flussi da valori massimi (auditorium-cinema in interrato) a minimi ( lettura full immersion al top floor) passando per “navigazione” al piano urbano (flussi city drop-in ), “immagine e suono” (mediateca) al secondo piano, “curiosità e conoscenza” (archivi e postazioni studio) al terzo e quarto piano, “contemplazione” al quinto piano (foto Lund Hagem Arkitektur and Atelier Oslo)

La nuova biblioteca adotta tecnologie innovative anche per quanto attiene la gestione del materiale documentale sia cartaceo che digitale. E nel confronto tra i numeri delle due strutture (attuale e futura) si apprezza il balzo innovativo: su una superficie totale incrementata di circa 1/3, lo spazio per il pubblico quintuplica e quello per la lettura decuplica, mentre lo stoccaggio dei libri si riduce a 1/4. La nuova biblioteca è calibrata per un’utenza più che raddoppiata,stimata tra i 2-3 milioni di visitatori l’anno, ponendosi tra le maggiori in Europa.
Il progetto si aggiunge e integra quelli (realizzati e in corso) del rinnovato quartiere Bvjorka, ex area portuale/containers che dal 2000 è oggetto di studi, concorsi, investimenti e grandi opere, per divenire il nuovo polo culturale della città. All’Opera House (progetto di Snøhetta ) inaugurata nel 2008 e già piazza urbana attiva notte e giorno, si affiancheranno la New Deichman Library e il New Munch Museum, entrambi avviati in parallelo con un concorso internazionale nel 2009 e con realizzazione prevista per il 2016.

Biblioteche nel tempo
Nel corso dei secoli, dalla stampa al digitale, funzioni e relativi contenitori ne hanno progressivamente mutato corpo e pelle, via via aprendosi alla città (luce, vista, funzioni plurime). Tra le più note e iconiche la Biblioteca di O’Gorman (Unam Library,1956) a Città del Messico, alto parallelepido ancora massiccio e chiuso all’esterno cui però si rivolge narrando del patrimonio culturale di quel territorio, dagli aztechi agli spagnoli sino al movimento progressista dei suoi anni. Pochi anni dopo James Stirling a Cambridge (History Faculty Library,1968) mantiene una struttura alta e prevalentemente chiusa cui integra un’ampia copertura radiale vetrata per la grande sala lettura. Con Henning Larsen a Malmo (Calendar of Light, 1997) trasparenza e luminosità divengono manifesto: vetrate alte 17 metri si accostano all’edificio storico preesistente riflettendo architettura e parco all’intorno. E così sarà anche per il Diamante Nero che lo stesso Larsen inaugurerà a Copenaghen due anni dopo (Royal Library, 1999).
Nel XXI secolo la biblioteca si “estroflette” sulla città, oltre che con nuove forme anche con nuove funzioni. Come la Nuova Biblioteca Alessandrina (Alessandria d’Egitto, 2002) di Snøhetta che realizza un vero e proprio centro culturale, dotato di planetario, laboratorio di restauro di manoscritti, gallerie d’arte e spazi espositivi, musei, un centro congressi e le librerie di nicchia per i bambini, i giovani adulti, e ciechi. O la biblioteca di Seattle (Central Library, 2004) degli olandesi Rem Koolhaas e Joshua Prince-Ramus che coi suoi undici piani di vetro e acciaio aggetta sulla città accogliendo oltre 2 milioni di utenti per la consultazione di 1,5 milioni di libri prevalentemente memorizzati. O, più recentemente,la pluripremiata Biblioteca di Birmingham (2013) dove Mecanoo realizza il “People’s Palace” comprensivo di auditorium, sale per la musica, centro medico, cafè e sale per eventi, in una struttura a blocchi sovrapposti trasparenti, racchiusi in un suggestivo involucro a lamine metalliche che riprende i motivi decorativi degli edifici storici contigui.
Incalzati dalle nuove tecnologie, gli involucri edilizi si fanno via via più trasparenti ed energeticamente efficienti (sin dalla facciata fotovoltaica della Biblioteca Pompeu Fabra di Bullet, 1996), mentre negli interni si affermano gli OPAC (Online Public Access Catalogue) che consentono l’accesso globalizzato alle risorse delle singole biblioteche; i bookBot che consegnano in pochi minuti libri ordinati via cellulare o computer (Hunt Library di Snøhetta, 2013); i maker spaces, attrezzati con utensili e macchinari per sperimentare capacità manuali e costruttive, dalla macchina per cucire alla stampante 3D; incubator projects, dove aggregare gruppi di giovani e associazioni per sperimentazioni artistiche e multimediali. Sempre corrispondendo, nella contemporaneità, al Manifesto Unesco 1995: “La biblioteca pubblica è il centro informativo locale che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione. I servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell’uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, sesso, religione, nazionalità, lingua, o condizione sociale.(…) I materiali devono riflettere gli orientamenti attuali e l’evoluzione della società, così come la memoria dell’immaginazione e degli sforzi dell’uomo”.
Nell’era dei libri a domicilio di Amazon e Kindle, non è forse un caso se il progetto biblioteca si nutre dei contributi dei paesi nordici, dove popolazione giovane, integrazione sociale, clima, costituiscono vigorosi items attorno ai quali costruire efficienti “piazze” di socialità condivisa, (alternative a quelle, certamente meno “produttive”, degli shopping centre).

 

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