La quarta stagione dell’economia italiana

L’installazione nel prato antistante il padiglione Italia (foto di Stefano Mileto)

Fino al 25 novembre sarà possibile visitare la XIII mostra internazionale di architettura, il tema, lanciato dal curatore della Biennale di Venezia David Chippefield è “Common ground”. Per l’occasione abbiamo intervistato l’architetto Luca Zevi al quale il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali ha affidato la cura del Padiglione Italia.

di Valentina Piscitelli

La sua proposta è stata selezionata per rappresentare le architetture del Made in Italy, su cosa punta la riflessione di questa edizione e come si rapporta al più generale tema lanciato dal curatore?

La riflessione è orientata alla creazione delle sinergie tra quei soggetti che possono essere portatori della ripresa economica italiana, tra questi innanzi tutto i produttori. La nostra indagine sulle industrie del Made in Italy mostra che molto spesso la produzione dell’eccellenza avviene in luoghi che sono anche architettonicamente eccellenti. I produttori, messi in rete con tanti altri soggetti: dal terzo settore all’architettura biologica, alla banca etica, possono realizzare la rete dello “sviluppo orizzontale” italiano ed avviare così un processo di ripresa, non scontato, ma in cui crediamo molto e a cui cerchiamo di dare un contributo.

Uno scorcio dell’interno del Padiglione Italia (foto di Stefano Mileto)

Nel secondo dopo guerra la figura di Adriano Olivetti ha dimostrato che il rapporto tra la cultura architettonica, il territorio e l’economia è possibile, cosa è accaduto successivamente e qual è la scommessa per il futuro?

Adriano Olivetti è il paradigma dell’industriale del Made in Italy che produce eccellenza in insediamenti e stabilimenti d’eccellenza. Negli ultimi trent’anni questo processo è avvenuto in maniera non guidata, nondimeno esiste una Italia “delle cento città” policentrica e molto vivace. Su questa Italia noi scommettiamo. E la scommessa avviene sul “Common Ground” della cultura del progetto e la cultura dell’impresa che l’Istituto Nazionale di architettura – del quale faccio parte – da 53 anni promuove: creare sinergie per la qualificazione del territorio può essere un buon investimento.

Il Padiglione Italia è green ed energeticamente “autosufficiente”, che tipo di spazio accoglie i visitatori?

Abbiamo pensato lo spazio come un grande giardino, un sottobosco italiano entro il quale avviare la cosiddetta “quarta stagione”, quella della ripresa. Il titolo della mostra è “Quattro stagioni”: la prima inizia con l’esempio dell’imprenditore Adriano Olivetti, transita per le due stagioni del Made in Italy – la prima è l’assalto al territorio che si riempie di fabbriche – la seconda è la stagione delle architetture del Made in Italy – ovvero quella di alcune imprese che si consolidano e si rappresentano architettonicamente – infine la quarta stagione mira allo sviluppo della green economy, non intesa come trionfo dell’ecologismo, ma come declinazione di una economia che ha il fine di sviluppare gli interessi delle imprese ha interesse a riqualificare gli insediamenti e il paesaggio in una prospettiva di una sua forte riqualificazione.

 

 

 

 

 

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