La rete delle relazioni

Lo sviluppo post-industriale di Londra interpretato attraverso un progetto futuristico, scaturito da una morfogenesi digitale che fonde ambiente e socialità, conoscenza ed esperienza

Dalla metà del Settecento, l’East London e il bacino fluviale del Lee – un affluente del Tamigi – hanno ospitato fabbriche di tutti i tipi, i macelli, i gasometri e le centrali energetiche della capitale inglese, ma negli ultimi decenni il processo di deindustrializzazione ha svuotato l’area da gran parte degli insediamenti industriali. La realizzazione del Villaggio Olimpico ha dato avvio a imponenti interventi di risanamento e riqualificazione ambientale, fra cui la rinaturalizzazione delle rive di fiumi, bacini e canali e il riuso dei vecchi fabbricati produttivi, oltre a campagne di scavi archeologici in siti di origine preistorica, romana e dell’età vittoriana.

I percorsi museali mettono in relazione il contesto urbano con i laboratori e le altre attività ospitate nell’edificio

Opera del giovane architetto Riu Liu, il progetto per l’East London Industrial Museum propone di risolvere definitivamente i problemi di contaminazione ambientale ancora presenti nell’area, mediante sistemi avanzati di tipo meccanico, chimico e biologico, attivando parallelamente un’iniziativa di rivitalizzazione urbana e sociale del «deserto postolimpico».

Gli ambienti destinati alle mostre, ai laboratori e ai servizi per i visitatori si alternano agli spazi pubblici

Il museo propone un’architettura che scaturisce dallo studio dei collegamenti e delle relazioni con il proprio sistema urbano e ambientale. Oltre ai laboratori produttivi, al suo interno accoglie un complesso sistema di bonifica biologica che, assieme all’insediamento di un parco industriale e di complessi residenziali integrati a esperienze di agricoltura urbana, offre una risposta ai problemi ancora aperti.

La vegetazione, parte integrante dei processi di bonifica, è un elemento qualificante dello spazio espositivo

Il progetto considera la struttura museale come un vero e proprio «contenitore di conoscenza», sorta di dispositivo interattivo tra passato e futuro, città e flussi, visitatore ed esperienza. L’immagine architettonica, orientata verso suggestioni zoomorfe, è frutto di un libero e ordinato sviluppo nelle tre dimensioni delle direttrici predominanti del sito.

Il museo è un catalizzatore di attività produttive, sociali e culturali che rivitalizzano l’area di intervento

La trasposizione in ambiente digitale dei vettori-base e la loro rielaborazione formale in rapporto ai punti attrattori genera differenti maglie sovrapposte e secanti, indipendenti ma interrelate fra loro, dalle quali prendono origine superfici e volumi che connettono la struttura e le funzioni ospitate ai percorsi che attraversano l’area.

 

La dimensione culturale del museo è incentrata sull’attività di laboratori metalmeccanici e di falegnameria che, riprendendo e innovando i processi produttivi dell’era industriale, coinvolgono i visitatori in un’esperienza interattiva.

L’edificio è concepito come luogo d’incontro di superfici fluide, di matrice organica, caratterizzate dalla presenza dominante di differenti specie vegetali, in grado di svolgere un ruolo centrale all’interno dei sistemi di decontaminazione del sito d’intervento.

Gli aspetti estetici di questa architettura “viva” sono direttamente collegati ai vari sitemi ambientali circostanti

Fra i processi di bonifica spicca l’impiego di particolari specie micotiche che, in combinazione con ceppi batterici ed essenze vegetali, attuano i processi di risanamento su basi biologiche dei composti inquinanti presenti nel terreno e nell’acqua. Oltre alla salvaguardia della memoria storica dei luoghi, il museo funge da catalizzatore della riqualificazione ambientale del sito grazie all’integrazione fra il parco industriale, le zone residenziali circostanti e l’attività di agricoltura urbana.

Il disegno organico fonde strutture e involucro in un’architettura che si spinge fino a un vero e proprio zooformismo

 


Rui Liu

Dopo gli studi accademici e un’esperienza come ricercatore nell’ambito dell’architettura digitale, Rui Liu ha conseguito il Master of Architecture (Qualified Part II, DipArch) presso la Bartlett School of Architecture, Ucl di Londra. Ha condotto numerose esperienze professionali presso Coop Himmelb(l)au, L-U-D, Bfls Architects e Plasma Studio. Attualmente, collabora con Wilkinson Eyre Architects ai progetti in corso di sviluppo in Estremo Oriente, con ruoli di team coordination, management, building information modelling e client communication. Partecipa inoltre a Lateral Utopian Design, una piattaforma professionale che opera in contesti di rapida urbanizzazione in Cina, India e Brasile.

 

di Fabrizio Corbe

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