La retromarcia del Fare

Leopoldo Freyrie

«La retromarcia sulla possibilità di modificare la  “sagoma” degli edifici, con scia e senza pagare oneri, prevista invece nella versione originale del Decreto Fare, segna, nei fatti, un arresto nella volontà del Parlamento di procedere verso la realizzazione della rigenerazione urbana sostenibile, e di conseguenza, in quella di  riqualificare il patrimonio edilizio italiano che versa in pessime condizioni dal punto di vista delle condizioni dell’habitat, della sicurezza e dell’efficienza energetica» dichiara Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, secondo il quale sarebbe stato sufficiente escludere dalla possibilità di intervento sulla sagoma i centri storici.

In questo modo, secondo il Cnappc, si sarebbe potuto dare avvio, così come avviene negli altri Paesi europei, alla valorizzazione del paesaggio urbano e alla messa in sicurezza gli edifici pericolosi e indifesi rispetto al rischio sismico e a quello idrogeologico, migliorando così la qualità della vita degli abitanti delle periferie e semiperiferie delle città, rendendo efficienti, dal punto di vista energetico, gli edifici che, attualmente, scaricano in atmosfera tonnellate di CO2 e costano alla comunità nazionale oltre 20 miliardi di euro all’anno, e contribuendo a dare uno stop concreto al consumo del suolo.

«Ora ci auguriamo – conclude Freyrie – che le prossime iniziative del Governo  in  materia di ambiente e di edilizia tengano conto delle necessità dei nostri territori e delle nostre città, prevedendo anche di introdurre la norma così inopinatamente cassata dal Senato,  dimostrando di voler avviare politiche ambientali e urbane serie e realizzabili, anche in vista , a partire da giugno 2014, del semestre di Presidenza italiana dell’Unione».

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