L’Abazia di Fontevraud, tra storia e contemporaneità

La sala capitolare, di cui è stata soprattutto potenziata l'illuminazione (foto di Jouin Manku)
La sala capitolare, di cui è stata soprattutto potenziata l’illuminazione (foto di Jouin Manku)

Il nuovo progetto dello studio Jouin Manku ha permesso la trasformazione, dopo lunghi ed approfonditi studi storici ed architettonici, dell’Abazia di Fontevraudin un lussuoso ed emozionante albergo.

I nuovi spazi nell'Abazia di Fontevraud, Francia (foto di Jouin Manku)
I nuovi spazi nell’Abazia di Fontevraud, Francia (foto di Jouin Manku)

Situata nell’omonima città monastica di Fontevraud, ai confini delle regioni di Anjou, Touraine e Poitou, l’Abazia con i sui 13 ettari d’estensione è uno dei più grande siti monastico di epoca medievale.

Una stanza dell'hotel (foto di Jouin Manku)
Una stanza dell’hotel (foto di Jouin Manku)

Il monumento storico, concepito per essere un modello di comunità e una città modello nella città, è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, classificandosi come una delle principali mete turistiche nella Valle della Loira.

Particolari d'arredo per le camere dell'hotel (foto di Jouin Manku)
Particolari d’arredo per le camere dell’hotel (foto di Jouin Manku)

Fondata nel 1101 da Robert Arbrissel, un predicatore carismatico e iconoclasta, per sette secoli l’abbazia ha fornito l’ambientazione per una comunità monastica insolita, composta da un ordine monastico misto di uomini e donne.

Ogni elemento è realizzato secondo essenzialità e funzionalità (foto di Jouin Manku)
Ogni elemento è realizzato secondo essenzialità e funzionalità (foto di Jouin Manku)

Il sito è stato anche luogo di sepoltura per i Plantageneti, e all’inizio del 19° secolo, Napoleone ne ordinò la trasformazione in una prigione, salvandola dal destino di devastazioni e saccheggi a cui andarono incontro numerose altre comunità monastiche dell’epoca.

Lo spazio della reception (foto di Jouin Manku)
Lo spazio della reception (foto di Jouin Manku)

Tale funzione cessò, poi, nel 1963 con una serie di progetti di restauro che conferirono sostanzialmente l’aspetto definitivo dell’Abazia, che caratterizza Fontevraud tutt’ora.

Viste delle camere (foto di Jouin Manku)
Viste delle camere (foto di Jouin Manku)

Gli spazi di quattro priorati furono disposti intorno al chiostro di Santa Maria, un’oasi di pace al centro del monastero Grand-Moutier, complesso al servizio, appunto, di una chiesa abbaziale, della sala capitolare, della cappella, di un refettorio, oltre alle cucine e i dormitori.

Una vista del ristorante (foto di Jouin Manku)
Una vista del ristorante (foto di Jouin Manku)

Affiancando il monastero, il priorato di Saint-Lazzare si articola a sua volta attorno agli spazi di un chiostro, con la sola eccezione del “padiglione del Libano”, ambito separato dal chiostro e aperto sul giardino di piante medicinali. Tali spazi compongono il cuore dell’Abazia, luogo antico e fulcro del nuovo progetto per l’albergo e ristorante.

Gli spazi di ristoro affacciati sul chiostro (foto di Jouin Manku)
Gli spazi di ristoro affacciati sul chiostro (foto di Jouin Manku)

“Non volevamo che il visitatore si dimenticasse di dove si trovava. Al contrario, abbiamo voluto garantire un’esperienza intima del sito e consentire di cogliere i frammenti del passato, pur in termini appropriati di comfort” spiegano i progettisti che hanno fatto di questo proposito il cardine concettuale Per il progetto.

Una grande sala per ricevimenti (foto di Jouin Manku)
Una grande sala per ricevimenti (foto di Jouin Manku)

Il raggiungimento di questo obiettivo ha comportato la trasformazione dei vincoli imposti sull’edificio in quanto monumento storico, e in particolare il divieto di alterare soffitti e pareti, in vere e proprie opportunità progettuali.

Ogni arredo è personalizzato e realizzato da materiali naturali (foto di Jouin Manku)
Ogni arredo è personalizzato e realizzato da materiali naturali (foto di Jouin Manku)

Con l’aiuto di un sistema intelligente ed innovativo di mobili che si compongono come “micro-architetture” realizzate in materiali naturali, i progettisti hanno affrontato le problematiche legate anche a requisiti termici ed acustici nel refettorio e nella cappella, ma pure la mancanza di luce naturale nella sala capitolare.

Guidati dalla semplicità spaziale dell’edificio, gli architetti hanno composto forme semplici ed eleganti, determinate dal loro uso così come da requisiti estetici; ottenendo un ambiente espressivo, nella sua composizione materica essenziale, ma anche raffinato e sensuale, in armonia con gli alti soffitti e i muri secolari dell’Abazia.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO