L’adozione del BIM nella Comunità Europea

I processi chef anno parte della definizione di BIM. Da sinistra in senso antiorario: pianificazione, progettazione preliminare, progettazione esecutiva, costruzione dell’edificio e gestione del cliclo di vita
I processi che fanno parte della definizione di BIM. Da sinistra in senso antiorario: pianificazione, progettazione preliminare, progettazione esecutiva, costruzione dell’edificio e gestione del cliclo di vita

In quest’ultimo periodo nel mondo delle costruzioni, dando l’eccezione più ampia al termine, è in corso un dibattito molto acceso, del quale troviamo traccia praticamente in ogni forma di media digitale (riviste, blog, socialnetwork eccetera), che ruota intorno ad una quione di fondo: se il BIM rappresenta veramente quell’enorme opportunità di rivoluzione positiva del settore, perché la sua adozione, in special modo in Italia, sta impiegando qualche anno a decollare?
La risposta a questa domanda non può che essere molto articolata, scaturendo da un’elaborazione personale dello scenario in cui ci troviamo; partendo dal presupposto fondamentale che ancora non si è giunti a definire, compiutamente e universalmente, cosa e quanto dei processi e delle informazioni attinenti alla costruzione e alla gestione di un edificio (o un’infrastruttura), entrino nella definizione di BIM. In generale, possiamo dire che le fasi chef anno parte di un processo BIM sono la pianificazione, la progettazione preliminare, la progettazione esecutiva, la costruzione dell’edificio e la gestione del suo cliclo di vita (Figura 1).

Detto questo credo che la cosa migliore da farsi per inquadrare il problema sia volgere lo sguardo verso quelle nazioni in cui il BIM si sta diffondendo più rapidamente, cercando di capire perché questo avviene e quali cambiamenti sta apportando al settore.

In quest’ottica il punto di partenza dell’analisi non può che essere la direttiva votata nel mese di Gennaio 2014 dal parlamento europeo denominata European Union Public Procurement Directive (EUPPD), la quale stabilisce che i 28 stati europei membri possono incoraggiare, specificare o imporre l’utilizzo del BIM per i progetti edili finanziati con fondi pubblici nell’Unione Europea, a partire dal 2016.
Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Norvegia richiedono già l’utilizzo del BIM per questo tipo di interventi, e sono proprio questi i paesi verso sui quali contentrare l’attenzione per capire quali difficoltà e quali vantaggi stanno ottenendo.

Di queste nazioni il sorvegliato speciale, a causa delle dimensioni del suo mondo delle costruzioni, è senza ombra di dubbio l’Inghilterra il cui governo, a seguito di un periodo di sperimentazione e monitoraggio, stima di aver risparmiato circa due miliardi di Euro nei grandi progetti di edilizia pubblica dal 2012, proprio grazie all’adozione del BIM. Nella Figura 2 è riportata la situazione attuale, basata su centinaia di campioni, riguardo l’adozione del BIM in Inghilterra.

Lo stato attuale sull’adozione del BIM in Inghilterra. Fonte: Building Information Management
Lo stato attuale sull’adozione del BIM in Inghilterra. Fonte: Building Information Management

Nonostante il successo evidente, il governo britannico si è anche reso conto che la percezione relativa la dimensione dell’impegno richiesto negli operatori del settore, in termini di cambiamento e adozione di nuove procedure, si è rilevata estremamente scarsa. Per questo motivo, pur decidendo di introdurre l’obbligo di adozione del BIM per tutti gli appalti finanziati con soldi pubblici che superino una certa soglia di importo, ha stabilito l’adozione di un approccio progressivo, suddiviso in fasi che vanno da un Livello 0 a un Livello 3. Più specificatamente, esse sono:

  • Livello 0. Prevede l’utilizzo di file CAD 2D nei quali sono contenute le informazioni.
  • Livello 1. Richiede l’utilizzo sia di disegni 2D sia di modelli 3D, ma il modello BIM non è condiviso. Le due tipologie di disegni devono rispettare la norma BS1192 che definisce come devono essere gestiti i dati e le informazioni inerenti al progetto; per facilitare il rispetto di questa e altre direttive nel 2007 sono entrati in vigore gli Standard Britannici ai quali tutti i professionisti sono tenuti a fare riferimento.
  • Livello 2. Richiede la redazione di modelli di informazioni 3D da parte di tutti i membri del team di progettazione indipendentemente dalla disciplina di appartenenza. A questo livello non c’è ancora l’obbligo di far confluire il tutto in un unico modello, perché il rispetto della BS1192 permette che la progettazione segua un processo logico.
  • Livello 3. Prevede un progetto BIM perfettamente integrato (iBIM) nel rispetto di tutti gli standard.

I 4 livelli di adozione del BIM sono riportati nella Figura 3.

Le fasi progressive di approccio dell’adozione del BIM
Le fasi progressive di approccio dell’adozione del BIM

Già da queste poche informazioni riguardanti il regno unito (ma qualcosa di molto simile sta avvenendo anche negli altri paesi europei che già adottano il BIM) possiamo trarre una considerazione importante che servirà da termine di paragone con la situazione nel nostro paese: la spinta verso l’adozione del BIM è di matrice pubblica. Una volta resosi conto dei benefici ottenibili dall’applicazione di questo insieme di processi di progettazione, nonchè dello scambio di informazioni, gli stati hanno intrapreso la strada per la loro adozione.
Lo hanno fatto tuttavia preoccupandosi di fornire gli strumenti necessari, come la BS1192, gli Standard Britannici o i BIM Requirrrements alias COBIN redatti dal governo finlandese, e definendo obbiettivi progressivi, da raggiungere però in tempi certi.

E nella nostra nazione a che punto siamo? Quanti usano il BIM in Italia? E come possiamo trarre notevoli vantaggi dalla situazione odierna?

La considerazione fatta nel paragrafo precedente porta anche a ragionare su di un altro aspetto utile per iniziare a rispondere al quesito di cui sopra: se i governi hanno scelto di sostenere e di imporre il processo di adozione del BIM nel settore AEC è perché ne traggono degli enormi benefici, e se è vero che il ruolo della pubblica amministrazione nel settore è principalmente quello del committente, significa che è quest’ultimo a trarre i maggiori vantaggi da un approccio BIM al progetto.

I vantaggi nell’utilizzo del BIM sono immediate: è possibile avere informazioni coordinate di tutte le discipline, facilitando anche il sistema di gestione dell’edificio e il suo ciclo di vita (foto di  Autodesk).
I vantaggi nell’utilizzo del BIM sono immediate: è possibile avere informazioni coordinate di tutte le discipline, facilitando anche il sistema di gestione dell’edificio e il suo ciclo di vita (foto di Autodesk).

Tale aspetto non è per niente da sottovalutare; negli anni è capitato molto spesso che questo lato della medaglia non venisse tenuto in debita considerazione, nell’erronea convinzione che migrare al nuovo sistema consista principalmente nell’adozione di un nuovo software più performante. La tecnologia (e il suo impatto i sui costi) ricoprono certamente un ruolo importante nel passaggio al BIM ma sicuramente non il principale; ne rappresentano, a mio parere, l’ostacolo più difficile da superare, anche in un momento di crisi come quello che sta attraversando il nostro paese.

È invece rilevante il fatto che non c’è, al momento della stesura di questo articolo, alcuna spinta del nostro governo in questa direzione. Attenzione, non stiamo affermando che non si sia ancora mosso nulla: alcuni progetti pilota, come il restauro del teatro lirico di Milano, sono stati condotti con successo (Figura 5).

Il progetto BIM del teatro lirico di Milano, creato con Autodesk Revit (foto di Autodesk)
Il progetto BIM del teatro lirico di Milano, creato con Autodesk Revit (foto di Autodesk)

Non c’è nemmeno da essere dispiaciuti per il mancato inserimento nel decreto sblocca Italia dell’articolo che sanciva l’avvio dell’iter programmatico per l’introduzione del Building Information Modeling, che allo stato attuale (cioè senza la redazione di norme procedurali e standard condivisi) sarebbe stato sicuramente prematuro.
È necessario limitarsi solamente a constatare un dato di fatto, che forse può essere una delle cause relative alla mancata diffusione del BIM nel nostro paese: l’assenza di una politica di governo strutturata, volta a favorire il processo di implementazione del building information modelling.

In realtà nemmeno questa è la ragione principale, che invece è da ricercarsi a mio parere nella difficoltà che comporta l’implementazione del sistema BIM all’interno di strutture con proprie metodiche e processi consolidati da tempo.
Adottarlo nel proprio studio o nella propria azienda significa stravolgere totalmente il sistema di lavoro influenzandone ogni aspetto, dall’acquisizione delle commesse alla gestione del personale; si rendono necessari l’inserimento di nuove figure e la dismissione di altre, acquistare e padroneggiare nuove tecnologie, migliorare e/o adeguare i processi di comunicazione; Il tutto a partire da una corretta analisi dello stato attuale e dalla successiva elaborazione di un piano di azione che tenga in particolare conto il ruolo che ciascun componente dello studio o dell’azienda dovrà ricoprire. È propio il mancato coinvolgimento delle persone attraverso scelte calate dall’alto, ma non condivise, la ragione che spesso sta dietro al fallimento dell’implementazione del BIM.

Un’altra considerazione da fare riguarda l’estrema frammentazione in cui versa il nostro sistema: la presenza capillare di studi di piccole dimensioni non agevola di certo l’adozione di standard procedurali e di scambio informazioni, che sono le fondamenta su cui poggia il sistema BIM.
Arrivati a questo punto è chiaro come il percorso per la sua diffusione in Italia sia una strada tutta in salita, tuttavi gli studi italiani che si rivolgono al mercato estero stanno ottenendo ottimi risultati grazie ad esso.
Il BIM è quindi entrato in qualche modo nella nostra realtà e sta fornendo un vantaggio competitivo non indifferente a chi ha saputo muoversi con lungimiranza e accortezza, o a chi ha deciso di muoversi in questa direzione nei prossimi anni.

“Il dado è tratto”, o se preferite “la macchina dell’innovazione è avviata”. E non si fermerà ad aspettare nessuno; c’è chi è già un passo avanti a noi ed è giunto il momento di raggiungiungerlo.

In conclusione vorrei rispondere alla domanda che provocatoriamente ho posto all’inizio dell’articolo:
 Quanti usano il BIM in Italia? Sicuramente sono pochi pionieri dell’innovazione ad averlo adottato in modo completo e totale, e sono oggi i leader del mercato. Del resto, se segui qualcuno non puoi essere un leader: muoversi prima degli altri può fornire un vantaggio fondamentale.

 

 

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