L'”altra faccia” del Pit

Il paesaggio delle colline toscane
Il paesaggio delle colline toscane

Con l’approvazione delle integrazioni al Piano di indirizzo territoriale si arriva finalmente, dopo un iter molto faticoso, ad un primo risultato per quanto riguarda l’assetto delle infrastrutture in Toscana. Tuttavia alcuni aspetti, sia del Pit che del Piano paesaggistico, destano perplessità e preoccupazione, spiega l’Ordine degli Architetti PPC di Firenze. In particolare, le integrazioni approvate oggi rischiano di essere una debole mediazione, già messa in discussione da Enac sulla lunghezza della pista aeroportuale. Ma anche allargando lo sguardo al Pit nel suo complesso ed al Piano paesaggistico, le decisioni della Regione appaiono troppo deboli nelle scelte infrastrutturali di fondo e troppo forti nei divieti imposti ai cittadini privati. L’idea-guida del Piano paesaggistico sembra la cristallizzazione del territorio toscano, se non addirittura la volontà di tornare ad un paesaggio mezzadrile che da tempo non esiste più, perché ormai modificato dalle trasformazioni sociali e urbanistiche che la regione ha vissuto. Era necessaria un’opera di razionalizzazione dei vincoli paesaggistici, che invece restano gli stessi di sempre, con il risultato paradossale che aree totalmente prive di valore paesaggistico, come alcune industriali, saranno vincolate. Come se non bastasse l’introduzione di questo Piano comporterà un ulteriore appesantimento degli iter burocratici di approvazione degli atti di pianificazione: questo appesantimento ricadrà non tanto e non solo sui professionisti, ma in ultima analisi sui progetti e le aspettative dei singoli cittadini.

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