L’ambasciata svizzera a Nairobi

La giura del Concorso Nazionale per l’Architettura Sostenibile, presieduta da Tommaso Valle,  nel panorama degli elaborati presentati,  ha scelto  per la categoria “Nuove costruzioni a destinazione pubblica” il progetto dell’ambasciata Svizzera a Nairobi, di Anna Paraboni e Vincenza La Rocca.  La cerimonia di premiazione ha avuto luogo a Roma, durante l’edizione 2013 di Expoedilizia, organizzata da Senaf.

La tesi, dal titolo “Progetto dell’ambasciata Svizzera a Nairobi: spazi e tecniche tra rappresentatività e integrazione” prende spunto da un bando, emesso nel maggio 2011, per la costruzione della nuova ambasciata svizzera a Nairobi, capitale dello Stato africano del Kenya. Un’ambasciata rappresenta l’identità diplomatica di una nazione all’estero: la sfida principale è perciò quella di progettare un edificio che rappresenti la Svizzera e allo stesso tempo incorpori la cultura locale keniota.

Il bando richiede anche l’attuazione di strategie di sostenibilità e di un programma spaziale ottimale da un punto di vista di sicurezza e rappresentanza.

La tesi si divide in due parti: la prima di analisi, la seconda di progetto.  La prima parte sviluppa il tema delle ambasciate, i caratteri dell’architettura svizzera e africana, e la realtà di Nairobi, per apprendere aspetti da declinare e integrare nella fase di progetto. Nella seconda parte si sviluppa il progetto vero e proprio. Nodali sono il tema della rappresentatività e il tema dell’integrazione tra culture, ovvero quella svizzera e quella keniota, nell’immagine e nelle tecniche costruttive. Per l’immagine dell’edificio, l’idea è quella della piastra scavata da patii in corrispondenza dell’alberatura preesistente da mantenere; un volume compatto, chiuso verso l’esterno anche per questioni di sicurezza, che al suo interno diventa permeabile, distinguendo spazi chiusi, aperti (le corti) e semiaperti. Dal punto di vista dell’organizzazione spaziale, spazi pubblici e privati vengono collocati a livelli differenti, con ingressi separati, grazie al dislivello da nord a sud di 4 metri. L’approfondimento su Nairobi ha portato alla scelta di utilizzare tra i materiali una pietra estratta in città, la Nairobi Bluestone, sia per ragioni di rappresentatività, sia per l’alta reperibilità ed economia dei costi di trasporto. All’interno, gli spazi sono caratterizzati dal cemento faccia a vista, tipico del linguaggio svizzero. Infine, le soluzioni adottate per soddisfare gli obiettivi di sostenibilità ambientale fanno riferimento a strategie riguardanti illuminazione, ventilazione, raccolta dell’acqua piovana e produzione di energia elettrica. Lo sfruttamento massimo della luce naturale avviene tramite lucernari e affacci vetrati sulle corti, evitando l’abbagliamento grazie allo sporto che copre la zona filtro. Sistemi di lamelle metalliche impacchettabili, disposte lungo il perimetro dei solai, riflettono una luce diffusa all’interno dei locali. I serramenti, dotati di ante con lamelle in vetro regolabili, permettono la massima ventilazione naturale, consentendo il passaggio delle brezze fresche e riducendo la domanda di un sistema di aria condizionata. Nonostante l’abbondanza di piogge in alcuni periodi, Nairobi durante l’anno deve affrontare problemi legati alle risorse idriche insufficienti: avere una propria indipendenza dal punto di vista idrico è importante. Vengono previste tre cisterne interrate e canali di raccolta dell’acqua a terra che si snodano lungo il perimetro delle corti. Infine, l’edificio produce l’energia di cui necessita tramite impianto fotovoltaico: per soddisfare il fabbisogno energetico annuo di 45,7 Kwh/m2, è necessaria una superficie di 256 mq di pannelli.

 

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