Le case invendute. Un problema, ma per chi?

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Insieme alla ragionevole conferma delle detrazioni fiscali del 65 per cento (ed auspichiamo del 50% che scenderà poi al 40%) si sta parlando di un premio fiscale onde facilitare lo smaltimento dell’invenduto immobiliare e di una misura a garanzia dei mutui per l’acquisto delle prime case e per interventi di riqualificazione energetica (una versione – ci sia consentito – un po’ annacquata della proposta Finco dell’Ecoprestito).

540mila è ilnumero degli immobili inveduti in Italia di per il 26 per cento di nuove costruzioni
540mila è il numero degli immobili inveduti in Italia, di cui il 26 per cento di nuova costruzione

Mentre comunque questa ultima misura sarebbe positiva, costituirebbe invece un grave sbaglio dirottare parte delle poche risorse disponibili per risolvere un problema di una singola categoria imprenditoriale (che peraltro nel tempo ha ampiamente lucrato da questa elefantiaca sovra costruzione che ha sempre seguito è l’offerta e non la domanda, creando falansteri di inefficienza energetica, penalizzando l’economia italiana con questo fardello e impoverendo – insieme alla folle politica fiscale sulla casa – la ricchezza immobiliare degli italiani).

Angelo Artale, direttore generale Finco
Angelo Artale, direttore generale Finco

Occorre andare verso soluzioni di interesse più generale e di maggiore impatto economico. Quindi:
1) Una decisa politica di riqualificazione che faccia perno sull’efficienza energetica e su quella sismica. Pertanto il bonus del 65 per cento da confermare, con decrescenti aliquote, fino al 2020 per tutte le tipologie sinora ammesse più alcune quali il verde pensile e le schermature solari. Abbattimento degli anni di ammortamento della detrazione da dieci a cinque per gli interventi coordinati a pieno edificio (ed a tre per gli interventi singoli di importo inferiore a 10mila euro).
2) Attivazione dell’Ecoprestito. A questo fine e per tale tipologia di intervento, le risorse che dovrebbero provenire dalle sacrosante vendite delle quote detenute nelle società partecipate dagli Enti Pubblici dovrebbero poter rimanere in carico agli Enti Locali ed essere sottratte dal Patto di Stabilità.
3) Per quanto riguarda le infrastrutture, concentrazione assoluta delle risorse sulla manutenzione e sul servizio. Il problema in Italia, più che la mancanza, è l’assoluta inadeguatezza della manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture e delle reti e della altrettanto assoluta mancanza di reale controllo su chi dovrebbe gestirla. E finanziamento attraverso la vendita degli asset pubblici.
Anzi questo – se occorre scegliere un solo tema – è il tema italiano, reso tanto più urgente dal fatto che è del tutto coerente con lo sviluppo (ed almeno con il mantenimento) del flusso turistico – culturale italiano, nostra più grande risorsa.
Angelo Artale, direttore generale Finco

 

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