Le dieci proposte Finco per rilanciare l’economia attraverso il settore delle costruzioni

Finco propone al nuovo Governo alcune misure settoriali nell’ambito di un impegno del Paese (e dell’Industria dell’efficienza energetica e della messa in sicurezza del Patrimonio e del territorio in particolare), incentrato sulla qualificazione degli operatori, sull’innovazione tecnologica e sulla ricerca per una economia sostenibile.

• La prima proposta consiste nel trasformare le agevolazioni volumetriche per la sostituzione urbana (“Abbattere per Ricostruire”) da temporanee in permanenti, innalzando il tenore delle medesime al 50% e riservandolo alle sole operazioni di sostituzione urbana. Essa dovrebbe riguardare anche i manufatti industriali e commerciali, oltre a quelli residenziali, nonché essere estesa alla “riqualificazione sismica”, poiché il territorio è la nostra prima infrastruttura e costituisce una risorsa limitata, (a questo proposito la Comunicazione della Commissione Europea COM(2011) 571 indica che nel 2050 dovrà cessare l’occupazione dei terreni) alle cui necessità ed urgenze è possibile rispondere utilmente attraverso l’edilizia industrializzata.   L’innalzamento dell’agevolazione per l’abbattimento e la ricostruzione (in tutte le Regioni, comprese Campania, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna, dove tale piano non è più attivo) facilita gli interventi di riqualificazione nelle aree urbane degradate o periferiche laddove auspicabile e consentita.  In sostanza le nuove costruzioni dovrebbero costituire un eccezione rispetto alla “sostituzione” del patrimonio ed alla riqualificazione del medesimo.  Non possiamo più non considerare come centrale il dato recentemente riportato da ISPRA secondo il quale in Italia, dal 1956 ad oggi, sono stati mediamente consumati sette metri quadrati di suolo al secondo: una media che per giunta deriva da un incremento tendenziale dell’ultimo ventennio.  N.B.: Questa misura peraltro non comporta alcun esborso da parte dell’Erario.

• La seconda è la necessità della stabilizzazione del bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici al 2020. Si dovrebbe distinguere la detrazione a seconda del periodo di ammortamento scelto dal contribuente: 50% per 3 anni, 55% per 5 anni, 60% per 10 anni, garantendo comunque il 60-75% di detrazione laddove la riqualificazione energetica sia associata a quella sismica, indipendentemente dalla tempistica.   Essa contribuirebbe, oltre che alla efficientizzazione e messa in sicurezza del costruito nazionale (residenziale e terziario, ivi inclusi gli immobili strumentali), all’emersione del 2 nonché a corroborare una parte vitale dell’industria nazionale e della connessa occupazione.  lavoro nero,all’abbattimento delle emissioni di CO2,nonché a corroborare una partevitale dell’industria nazionale e della connessa occupazione. Da valutare eventuali modalità di implementazione della misura con meccanismipremiali manonobbligatoririspetto all’intervento sul pieno edificio, oltre che conl’allargamento ad interventi ulteriori come l’installazione di schermature solari, lacopertura e l’isolamento con tetti e/o pareti erbose etc. In un Paese privo di risorse minerarie,i nostri “giacimenti” (“il nostro petrolio”) sono costituiti dall’efficienza energetica e dall’enorme possibilità di risparmio (con ilconseguente abbattimento delle bollette deiconsumatori e dello Stato) che possiamoottenere agendo sul nostro patrimonio immobiliare, specie quello esistente, nonché sulla sua messa in sicurezza per evitare i costi di ricostruzione. Per quantoriguarda il settore industriale, attraverso l’“Emission Trading Scheme”, si sta infatti agendo già abbastanza. N.B.:Questa misura, che farebbe emergere ulteriori redditi, quindi imposte, sarebbe positiva già nel medio periodo,tenuto anche conto della minore esposizione in termini di penali CO2 che ilPaese dovrebbe sopportare, dell’energia risparmiata, dell’occupazione creataomantenuta. Ma anchedell’incremento delle entrate dello Stato, a copertura della stessamisura, attraverso l’IVArecuperata, IRAP, IRPEF edIRES aumentate,nonché l’indottogenerato e l’impatto anticongiunturale.

•La terzariguardal’Ecoprestito.LaDirettiva 2010/31/UE sulla prestazione energeticanell’edilizia, facendoseguito alla Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energeticonell’edilizia stabilisce che, entro il 31 Dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero e che a partire dal 31 Dicembre 2018 gli edifici di nuovacostruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano caratterizzatidagli stessi requisiti.   Nel nostro Paese la possibilità di espandere il margine di efficientamento energetico ègrande (attualmente solo il 2% degli edifici appartiene a classi energetiche superiori allaC); ciò sia nell’ottica di ridurre la dipendenza energetica dall’estero,siain quella dimigliorare il contoenergeticoed il comfort abitativo, al fine di perseguire, nell’ambitodell’attività realizzativa, il concetto di Smart and Sustainable Building, ovvero dicostruzioni progettate, collocate, costruite e gestite ottimizzando tutte le risorse a disposizione. Onde favorire tale processo si propongono prestiti agevolati (Ecoprestiti) a tasso 0, oassai ridotto, fino ad un massimo da stabilire per ciascun beneficiario, a cui siaccederebbe certificando-tramite un progettista iscritto all’Ordine -di voler effettuarealmeno due interventi di incremento dell’efficienza energetica. Ilfinanziamento, 23 (che sarebbe bene fosse di più concreto supporto alle PMI) a copertura di un Fondo di Garanzia per rassicurare gli istituti bancari in questa operazione.  rimborsato in 10 anni, sarebbe sostenuto dagli istituti bancari a cui poi spetterebbeportare in detrazione la perdita derivante dal tasso “0” erogato. Auspicabile un ruolo della Cassa Depositi e Prestiti(che sarebbe bene fossedi più concreto supporto alle PMI) acopertura di un Fondo di Garanzia per rassicurare gli istituti bancari in questa operazione. La proposta Finco dell’Ecoprestitoè ampiamente condivisa tra gli operatori ed è ripresa,tra l’altro, nei risultati finali dell’indagine conoscitiva effettuata dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. N.B.:Una tale misura potrebbe generare, oltre che un incremento di tutte le attivitàimprenditorialiconnesse, anche unaumento occupazionale con un chiaro ed immediatoeffetto anticiclico,utile perfavorire la ripresa economica.

•La quarta riguarda l’attuazione delle misure contenute nell’ipotesi di decreto elaborato da Finco“Per un’Italia più bella e più sicura”. La proposta prevede innanzitutto una mappatura “porta a porta”,vera e propria “duediligence” sismica, energetica e idrogeologica del territorio e del tessuto costruito, da affidare a giovani tecnici (under 35) da formare presso gli stessi Ordini Professionali.Sidovrebbero introdurre criteri di progressività degli incentivi, al fine di rendere immediatamente realizzabilile opere di consolidamento sismico, idrogeologicoe gli interventi di riqualificazione energeticae dirisparmio idricoda attuare, secondo leindicazionidella predetta “due diligence” e nella direzione dell’interocomplesso edificatoo territoriale.Le ricadute occupazionali potrebbero rivelarsi veloci ed interessanti. Oltre ai concretieffetti sul costruito, il patrimonio di esperienze tecniche,anche in termini di innovazionetecnologica da applicarsi alla risoluzione dellediverse problematiche che potenzialmentesi genererebbe in un arco temporale di 5-10 anni, sarebbe tale da favorire una supremaziatecnica e tecnologica del nostro Paese e dei nostriprofessionisti nell’ambito dell’attivitàedilizia antisismica, del recupero idrogeologico e della riqualificazione edilizia edenergetica soprattuttoper interventi nel tessuto già costruito. I finanziamenti per gliinterventi di un pianodi tale respiro, così come immaginati, sarebbero ottenibili da unaquota del gettito IMU trasformata in tassa di scopo al servizio del territorio (10%-15%).  In questo quadrodovrebbe essereassicurato il contributo dell’impresa di qualitàspecialistica e superspecialistica. N.B.: La proposta haun limitato impatto immediato sulle risorse deiComuni, ma si configuracome investimento per lo sviluppo di grande portata nel medio e lungo periodo. 34

• La quinta riguarda la maggioranza necessaria per attuare le misure di abbattimento e ricostruzione con premio volumetrico in sede di condominio qualora si vogliano mettere in cantiere opere che vadano nel senso dell’efficienza energetica e della riqualificazione sismica. Nelle città questa misura è decisiva per affrontare il nodo della riqualificazione del patrimonio esistente. Va ritoccata quindi la nuova normativa condominiale, recentemente licenziata dal Parlamento, ampliando la possibilità di intervento dal punto di vista delle tipologie ammissibili alla nuova ridotta maggioranza del 50% del valore dell’edificio ed eliminando, in questi casi, la solidarietà tra condomini in caso di morosità di alcuni dei proprietari dell’immobile.   N.B.: La proposta non ha alcun costo aggiuntivo per le casse dello Stato.

• La sesta consiste nel confermare ed ampliare le categorie merceologiche cui applicare la detassazione degli utili reinvestiti, comprendendo anche i beni strumentali per le costruzioni (ad esempio quelli non già presenti nel codice ATECO 28, come i beni provvisionali ).   N.B.: È difficile stimare l’onere di tale proposta, ma dovrebbe avere impatto assai limitato per le casse dello Stato ed assai ampio per il tessuto nazionale dell’edilizia industrializzata, anche in termini di incremento della sicurezza. La misura è chiaramente raccomandata nell’ambito della Relazione finale della Commissione d’Inchiesta del Senato sugli infortuni sul lavoro e le “morti bianche”.

• La settima riguarda la certificazione e la cessione dei crediti , concernenti gli appalti di lavori, servizi e forniture, che dovrebbe essere ampliata e resa sempre possibile in seguito all’erogazione della prestazione o alla fornitura del bene e/o servizio da parte dell’operatore.   A riguardo, deve essere espressamente chiarito che la certificazione del credito – da effettuare entro sessanta giorni dalla data di ricezione dell’istanza da parte dell’azienda creditrice a condizione che detto credito sia certo, liquido ed esigibile – sia accompagnata anche, ove richiesto, dall’autorizzazione alla cessione del credito medesimo (implicitamente “pro – soluto”) perché, altrimenti, la sola possibilità di certificazione avrebbe scarso effetto sul sistema bancario. Sarebbe utile che il Ministero dell’Economia  valutasse la possibilità di incaricare la Cassa Depositi e Prestiti di accettare le suddette operazioni, soprattutto quelle attinenti alla certificazione dei crediti delle Amministrazioni che rischiano di andare fuori dal Patto di Stabilità e che, per conseguenza, hanno facoltà di certificare crediti senza però limiti temporali di pagamento.  Dovrebbero essere inclusi nella possibilità di certificazione gli interessi moratori e la certificazione dovrebbe essere estesa anche agli Enti Pubblici Economici ed agli Enti Locali Commissariati, ora esclusi. 5  Per migliorare la situazione del credito sarebbe poi necessario non solo definire una tempistica certa nelle transazioni commerciali (ex D.Lvo 192/12) ma anche formalizzare l’applicazione di quelle previsioni agli appalti di lavori.  L’adozione del decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192 in relazione alle transazioni tra privati, dispone che le parti possano pattuire un termine superiore rispetto ai trenta giorni previsti come periodo di riferimento.  Termini superiori a 60 giorni debbono essere messi per iscritto. Ciò non cambia radicalmente il problema delle piccole imprese in quanto le deroghe (che non devono essere “inique”…ma chi stabilisce quando lo sono almeno limitatamente ai tempi dei pagamenti?) potranno continuare a seguire i rapporti di forza.  La mancata garanzia della tempistica nei pagamenti, in realtà, fa venir meno uno dei principi fondamentali fissati nello “Small Business Act” ed a suo tempo puntualizzati con l’allargamento dei poteri dell’Antitrust, ex Statuto delle Imprese, con riferimento alla “presunzione automatica di abuso a prescindere dall’accertamento della dipendenza economica dell’impresa creditrice”. In sostanza rimane la possibilità (in taluni casi probabilità) di una interpretazione troppo “estensiva” del pur condivisibile criterio di “libertà negoziale” tra imprese.  Infine, come accennato, perdura in una certa misura la criticità relativa all’applicabilità o meno del dispositivo del D.lgs 192 agli appalti di lavori pubblici.  In proposito è stata resa nota una chiarissima rassicurazione, in senso affermativo, sia da parte del Vice Ministro Ciaccia che del Vice Commissario Europeo Tajani, e recentemente è stata emanata una Circolare congiunta del Ministro dello Sviluppo Economico e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma il testo del Decreto resta, sotto il profilo “letterale”, non inclusivo di tale tipologia di lavori, nonostante la nota di chiarimento ministeriale.  N.B.: La proposta ha un sicuro effetto di spesa immediato, ma è assolutamente necessaria per rimettere in moto l’economia e salvare dal fallimento migliaia di imprese con conseguente tutela dei relativi introiti fiscali da parte dello Stato.

• L’ottava, fa riferimento alla manutenzione.   E’ certamente importante, ed è stato ampiamente riconosciuto, analizzato e normato, l’apporto che le infrastrutture, durante tutto il loro ciclo di vita, possono dare al rilancio dell’economia del Paese.  Assai meno approfonditi risultano, invece, gli aspetti legati alla manutenzione ed alla “diagnostica” del nostro territorio e delle stesse infrastrutture che, pur se meno appariscenti, possono garantire quei “mille piccoli cantieri” – in diverse aree e settori 6  economici – non meno importanti ai fini del suddetto rilancio.  Attraverso risorse mirate che dovranno provenire anche dalla dismissione di proprietà, nonché da partecipazioni mobiliari ed immobiliari da parte dello Stato e degli Enti Locali, gli interventi dovrebbero essere prevalentemente indirizzati:  alle manutenzioni dei beni demaniali per i quali si renda urgente l’intervento per motivi di sicurezza, per la conservazione dei beni stessi e per i danni che possono arrecare a terzi sulla base della mappatura di cui al precedente punto quattro.   La disciplina che attribuisce all’Agenzia del Demanio la supervisione relativa agli interventi manutentivi sugli immobili dello Stato e sugli immobili di proprietà di terzi in uso alle Amministrazioni dello Stato, il cosiddetto “Manutentore Unico”, faciliterà la programmazione, e speriamo realizzazione, della medesima, ma andrebbe subito estesa anche al controllo effettivo dell’operato delle amministrazioni centrali in relazione al raggiungimento del 3% di efficientamento annuo del patrimonio immobiliare pubblico, come da Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica 2012/27/UE;  alle manutenzioni straordinarie volte alla messa in sicurezza di beni e territorio, sui quali già siano intervenuti sinistri ovvero vi siano documentate previsioni che l’evento dannoso possa verificarsi nuovamente.   In sostanza si parla molto di costruzione di infrastrutture, ma occorrerebbe parlare – anche di più – sia della loro manutenzione (programmata e non), sia dell’ “infrastruttura territorio”, da mettere in sicurezza in via prioritaria.  N.B.: La proposta dovrebbe essere finanziata dalla dismissione di proprietà e partecipazioni pubbliche (da attuarsi subito e senza incertezza perché tali proprietà rappresentano di fatto un costo sia in termini meramente economici che di efficienza complessiva della macchina amministrativa).

• La nona sollecita analoghi meccanismi, di cui al punto precedente, di intervento per la manutenzione del patrimonio artistico architettonico e per i beni artistici e culturali .

• La decima, infine, riguarda la necessità di Assicurazione del Costruito per le parti di competenza del cittadino.   Si avanza infatti una proposta di carattere assicurativo obbligatorio, già da altri evocata, riguardante i privati.  Essa porterebbe a due positive conseguenze: 7   1) La prima, in termini di responsabilità: essendo necessaria una assicurazione e non potendosi assicurare un bene a rischio, è evidente che un’opera, ubicata in zona a rischio, non potrà più essere costruita;  2) la seconda, in termini di alleggerimento della spesa pubblica: dando applicazione al D.L. n. 59 del 15 maggio 2012, nel quale viene disposto che lo Stato non provvederà più alla ricostruzione di abitazioni civili dopo eventi calamitosi.   Vi sarebbe così una gestione del territorio fondata sul “Risk Management ”, la cui necessità si ricava dalla sua rischiosità intrinseca, dalla incompletezza di opere e progetti che creano disfunzioni e sprechi di risorse, dallo stato di abbandono del patrimonio artistico e naturale (il cui degrado umilia le nostre tradizioni e non stimola il turismo, mettendo a repentaglio opere la cui rovina comporta costi ben più consistenti della relativa manutenzione nel tempo).  N.B.: La proposta sarebbe finanziariamente coperta dai privati.  Si evidenzia, infine, l’opportunità/necessità di portare a compimento importanti previsioni di legge (come il ddl c.d. “Casa Qualità”) e normative regolamentari (come quelle attuative del Nuovo Codice della Strada o di completamento della materia della Bonifica degli Ordigni Bellici) che, a causa dell’anticipata scadenza della Legislatura, non sono state completate o sono state fortemente rallentate.  Per quanto riguarda il “Conto Termico” vanno rivisti alcuni aspetti, pur nell’ambito di un quadro complessivamente positivo.  Infine, sul versante appalti pubblici, è di estrema importanza non solo garantire una stabilità normativa che consenta agli operatori di programmare la propria attività nel tempo, ma anche rafforzare il sistema di qualificazione delle imprese consentendo solamente a chi ha le reali capacità tecnico-professionali di partecipare alle gare.  Ineludibile, a questo proposito, promuovere un maggiore equilibrio tra tutte le imprese a qualunque titolo partecipino agli appalti, anche e soprattutto attraverso pagamenti diretti e pari dignità nello svolgimento della commessa.

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