Onde in tessuto strutturale per un rifugio temporaneo

 

Visualizzazione del rifugio composto dal particolare tessuto strutturale (foto di Abeer Seikaly)

Il progetto di Abeer Seikaly intitolato Structural Fabric Weaves Tent Shelters into Communities propone un tessuto strutturale che sappia dare forma ad abitazioni flessibili, simili a tende, per le comunità nomadi o costrette allo spostamento da condizioni economiche, politiche o socili, sfavorevoli.

Il progetto unisce la tipologia dei rifugi nomadi con la praticità del tessuto, ispirato a texture naturali (foto di Abeer Seikaly)

Tutta la storia umana si è sviluppata in alternanza ad ondate di migrazioni e fasi di stabilità: il movimento delle persone sul pianeta ha portato alla scoperta di nuovi territori, nonché alla creazione di nuove comunità composte da popolazioni precedentemente straniere alle terre in cui si sono insediati.

Visualizzazione del rifugio nel paesaggio invernale della Mongolia (foto di Abeer Seikaly)

«Ondeggiare in questa dualità tra l’esplorazione e l’insediamento, il movimento e l’immobilità è una parte fondamentale dell’essenza di ogni essere umano» spiega il progettista che ha ideato la nuova struttura in relazione alla situazione attuale di instabilità economica e sociale.

Schemi di funzionamento per il riscaldamento e l’approvvigionamento dell’acqua (foto di Abeer Seikaly)

All’indomani delle guerre globali e i disastri naturali, il mondo ha assistito allo spostamento di milioni di persone attraverso i continenti: i rifugiati in cerca di riparo si reinsediano in terre sconosciute, spesso con nient’altro che una tenda come casa.

Visualizzazione del rifugio nei paesi caldi dell’Arabia (foto di Abeer Seikaly)

La proposta progettuale riesamina il tradizionale concetto architettonico del rifugio-tenda attraverso la realizzazione di un tessuto tecnico strutturale che si espande per racchiudere lo spazio dell’abitazione, e, ugualmente, si contrae permettendo la mobilità.

Il progetto strutturale composto di moduli (foto di Abeer Seikaly)

Il disegno della nuova “tenda” risponde a ogni bisogno abitativo delle persone, garantendo riscaldamento, acqua tramite un sistema di immagazzinamento, integrato nella struttura, ed energia elettrica.

Schema in dettaglio del funzionamento dei moduli integrabili con celle solari o fotovoltaiche (foto di Abeer Seikaly)

Il leggero tessuto strutturale può, infatti, potenzialmente colmare ogni divario tra le necessità e i desideri che danno forma alle vite delle persone, tessendo materialmente l’ambiente costruito come luogo sempre rinnovato e familiare, transitorio e stabile, privato ma parte della comunità.

I rifugi durante la notte (foto di Abeer Seikaly)

Attraverso questo progetto, anche i profughi, le popolazioni colpite da terremoti, giovani od esperti viaggiatori, possono trovare lo spazio di una nuova abitazione, un luogo per tessere l’intreccio delle loro vite in modo pratico ma confortevole.

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