Libeskind per l’accademia del museo ebraico di Berlino

Il fronte sinistro dell’Accademia, con il cubo d’ingresso, intersecato alla facciata dell’edificio. Foto BitterBredt

Dopo una dozzina d’anni dall’intervento di Daniel Libeskind per l’ampliamento del Museo Ebraico di Berlino, nel 2001, è stato inaugurato il frutto dell’ultima collaborazione tra l’architetto e l’ente museale, l’Accademia del Museo Ebraico di Berlino.

L’edificio, con un’area pari a 25.000 metri quadri su un solo piano, sorge dove una volta si svolgeva il mercato dei fiori cittadino, di fronte al museo vero e proprio, ed ospita la biblioteca, gli archivi, un centro educativo, oltre che uffici, magazzini ed ambienti di supporto al museo.

Dalla riapertura del museo nel 2001, il programma pubblico ed educativo è più che raddoppiato, con circa 7000 visite guidate all’anno ed oltre 400 programmi didattici che spaziano dal workshop per bambini ai corsi per operatori in campo museale. Scopo del nuovo intervento è ospitare questo fitto programma, così come simposi, conferenze, letture e seminari, oltre che gli archivi, la cui dimensione è quasi raddoppiata nell’ultimo decennio e la biblioteca, ormai triplicata.

Il progetto di Libeskind si lega alle altre strutture museali e agli spazi aperti, sia tematicamente che strutturalmente.

Le parole di Moses Maimonides, in quattro lingue, poste in facciata, vicino all’ingresso. Foto BitterBredt

La prima cosa che si offre alla vista del visitatore sono le parole di un grande studioso e filosofo ebraico medievale, Moses Maimonides, “Ascolta la verità, chiunque la dica”, ben in vista sul fianco sinistro dell’edificio a ricordare a chi studia la storia che è necessario disporsi ad accettare qualunque verità, indipendentemente dalla fonte. La riproposizione della frase in cinque lingue rafforza il messaggio, suggerendone la natura universale.

Sulla destra, un grande cubo inclinato si scontra con la facciata, originando un volume che ricorda la forma frastagliata del precedente intervento di Libeskind. Il cubo è coronato da due grandi lucernari, visibili dalla piazza e sagomati come le lettere ebraiche Alef e Bet, a ricordare l’importanza della cultura ebraica per l’umanità.

I lucernari che illuminano la hall d’ingresso riprendono le forme delle lettere ebraiche Alf e Bet. Foto BitterBredt

Una volta superato l’ingresso, costituito da uno squarcio nel cubo, ci si trova nello spazio di transizione, compreso tra altri due cubi, di dimensioni maggiori, che ospitano la biblioteca e l’auditorium.

La sensazione di movimento suggerita dalla conformazione volumetrica dello spazio interno e l’utilizzo di un legno apparentemente grezzo, in realtà Pino radiata, suggerisce l’idea di un baule usato per trasportare oggetti preziosi, in questo caso libri. Un altro rimando è quello all’Arca di Noè, che ha protetto e salvato gli esseri viventi durante il più importante viaggio della storia biblica.

Lo spazio di transizione evoca sia un baule per il trasporto di preziosi sia l’Arca di Noè

Libeskind ha rinominato il progetto “In-Between Spaces”, per descrivere lo spazio di transizione tra i tre cubi e le differenti  prospettive offerte da quel particolare punto, da cui è possibile vedere la hall e lo spazio esterno  con le altre strutture museali.

Dice Libeskind: «Questa collaborazione con il Museo Ebraico di Berlino è fonte di grande orgoglio professionale e personale. Ogni progetto è una nuova occasione di rendere omaggio alla cultura e alla storia ebraiche, di comprenderne tragedie e trionfi, di celebrare creatività, resilienza e erudizione, tratti caratteristici del popolo ebraico».

 

di Carlotta Marelli

“In-between spaces” è il termine usato da Libeskind per descrivere gli innumerevoli scorci prospettici offerti dalla conformazione frastagliata dello spazio interno
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