Lo Chalé das três esquinas di Tiago do Vale a Braga

Lo Chalé de las Tres Esquinas riqualificato da Tiago do Vale a Braga (foto di Joao Morgado)

Lo Chalé das três esquinas, o delle tre punte, è il progetto di adeguamento, realizzato da Tiago do Vale, degli spazi di un edificio nel centro di Braga, frutto dell’influenza brasiliana nell’architettura portoghese del diciannovesimo secolo.

Vista dello Chalé dalla strada (foto di Joao Morgado)

Durante la seconda metà di quel secolo, infatti, il Portogallo ha visto il ritorno di un gran numero di immigrati provenienti dal Brasile: tornando alle loro radici nelle regioni del Douro e Minho, portarono grandi fortune nel commercio e nell’industria derivate dal boom economico del Brasile ottocentesco.

Lo spazio della piazza retrostante lo Chalé (foto di Joao Morgado)

Questa combinazione di capitale, umano ed economico, ha sparso di sapori brasiliani le città nel nord del Portogallo, dando vita ad architetture ricche di qualità ed uniche nel loro contesto.

Particolare della faccaita che unisce la riqualificazione con l’aspetto antico del contesto (foto di Joao Morgado)

Lo Chalet delle Tre Cuspidi, qui fotografato da Joao Morgado,  è realizzato come uno chalet alpino, secondo lo stile popolare nel 19° secolo in Brasile, costituendo l’annesso spartano che ospitava gli spazi di servizio delle cucine, lavanderie, dispense e alloggi del personale per il vicino nuovo palazzo nobiliare in costruzione. Edificio più unico che raro, lo chalet vede i suoi spazi realizzati non come voleva la prassi nelle cantine o soffitte dell’edificio nobile principale ma in una costruzione comune ma appositamente dedicata.

Vista dell’interno: l’ufficio al piano terra (foto di Joao Morgado)

Ubicato nel centro di entrambe le mura Romane e medievali di Braga, a due passi dalla Cattedrale, l’edificio è particolarmente soleggiato di luce naturale grazie alle due facciate principali: la prima rivolta sulla strada verso ovest e la seconda ad est sulla piazza interna del Duomo.

L’accesso dall’ufficio verso i piani superiori (foto di Joao Morgado)

Internamente l’edificio era organizzato dalla scala centrale, illuminata da un lucernario, che definiva due spazi di uguale dimensione rivolti ad est ed ovest su ciascun piano, procedendo da quello pubblico del negozio al piano della strada, fino a quelli privati di cucina e soggiorno nel primo piano e della zona notte all’ultimo.

Vista dell’ambiente della cucina (foto di Joao Morgado)

I materiali originali delle mura perimetrali dell’edificio sono il granito giallo locale, mentre i solai ed il tetto sono eseguiti con travi in legno, con pavimenti in legno massiccio.

La scala collega tutti gli spazi in un andamento dinamico (foto di Joao Morgado)

Tiago do Vale spiega i principi d’intervento sull’edificio, di cui si è voluto «recuperare non solo i materiali, ma anche gli usi originali di ogni spazio”.  Puntualizzando riguardo alle scelte di progetto: “A volte un architetto è diviso, cercando di rispondere alle sfide della riqualificazione, tra onestà concettuale di una conservazione pura ed esatta ed il ripristino parzialmente disonesto che infrange le regole per consentire al progetto di approfondire un particolare argomento. Come sempre, il miglior compromesso tra i due estremi è informato da entrambi».

Schizzi di progetto che racchiudono l’intento di eliminare le chiusure tra scala e spazi (foto di Tiago do Silva)

Il programma di riqualificazione segue dunque l’idea di mantenere la suddivisione originale degli spazi, in una sequenza che prosegue verso l’alto in ambiti dal carattere sempre più privato, e nella ricerca di massima illuminazione degli ambienti.

La stanza per l’abbigliamento, una piccola scatola di legno (foto di Joao Morgado)

Il progettista infatti racconta che: «visitando per la prima volta l’edificio è stato subito evidente che questo andava disperatamente chiedendo due cose: la prima, di essere liberato dalle aggiunte che soffocavano la chiarezza e la logica dei suoi spazi originali; la seconda – che in molti versi era un sintomo della stessa malattia – di permettere alla luce di penetrare negli spazi. Il buio era la conseguenza ultima del sistematico partizionamento che l’edificio ha subito nelle epoche. Avevamo la necessità di massimizzare la luce e la trasparenza, per permettere agli spazi di respirare».

La stessa stanza si trasforma grazie all’utilizzo di grandi pannelli (foto di Joao Morgado)

Con questa logica si è approfittato anche del metro e mezzo di dislivello tra strada e piazza retrostante per suddividere gli ambienti dell’ufficio posti al piano terra e rivolti ad ovest sullo spazio pubblico, dalla zona della cucina affacciata al piano successivo su una terrazza privata connessa alla piazza posteriore.

Le stanze scorte dallo spazio della scala che le collega (foto di Joao Morgado)

La scala, prima chiusa su tre lati, è disposta ora in relazione con le stanze restringendosi ad ogni piano e permettendo la loro ulteriore illuminazione, pur funzionando da filtro visuale tra gli spazi.

La zona notte, nello spazio del sottotetto (foto di Joao Morgado)

Se il tema visivo della casa è il colore bianco, ripetuto su pareti, soffitti, carpenteria e marmo, la sala per l’abbigliamento è la sorpresa in cima al cammino verso le aree private della casa: il pavimento e la struttura del tetto appaiono nei loro colori naturali circondati dalle grandi porte degli armadi  costruiti nello stesso materiale.

Sezione del progetto (foto di Tiago do Silva)

Questo spazio è leggibile come una piccola scatola di legno in contrappunto a quella di marmo lucido della stanza da bagno con cui è direttamente in relazione e anche a tutto lo spazio bianco dell’intera casa. I pavimenti in legno sono stati rifatti con pino giallo del sud sopra la struttura originale e tutte le superfici che necessitavano l’impermeabilizzazione sono state rivestite di marmo Estremoz portoghese; i serramenti originali in legno della facciata principale sono stati recuperati, a parte quelli al piano terra ricostruiti in ferro, il tetto è stato rifatto, su una struttura di pino, con le piastrelle originali Marsiglia e con la gronda decorata, restaurata secondo le forme originali.

 

di Marisa Carelli

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