Luigini e il “Brancacci” di Pescara

La sommità dell’edificio residenziale “Brancacci” (foto di Alessandro Luigini)

L’intervento residenziale “Brancacci” è opera dell’architetto Alessandro Luigini e si colloca in un area di Pescara, in via di riqualificazione, che non è caratterizzata da un principio urbanistico e progettuale unitario ma da iniziative di singole imprese. Il progetto risente, dunque, di tali condizioni che insieme alla collocazione in una via secondaria rispetto l’importante arteria direttrice di Viale Giovanni Bovio, conferiscono all’edificio residenziale un carattere architettonico incapace d’influire sull’intorno urbano se non con la propria presenza qualificante.

Storyreel: viste in successione dei prospetti (foto di Alessandro Luigini)

Il programma compositivo diviene volutamente autoreferenziale, e pur rispondendo alle esigenze della committenza ed alle caratteristiche del sito, che si presenta con un lato completamente cieco ed uno frontestrada, è presentato con la forza e chiarezza di una dichiarazione d’intenti. Si è voluto declinare infatti, con irriverenza didascalica, la triade vitruviana di Firmitas, Utilitas e Venustas nei tre volumi separati dell’edificio, le cui caratteristiche derivano rispettivamente dall’interpretazione di ogni singola voce della triade.

Particolare dal basso delle terrazze aggettanti (foto di Alessandro Luigini)

Viene definito il basamento in cemento a vista per la Firmitas, un volume in pietra per la Utilitas ed il cubo apollineo intonacato di bianco per la Venustas, a formare tre porzioni dell’edificio che lo articolano sotto l’aspetto volumetrico e materico e lo rendono ricco di scorci in continuo mutamento. Alessandro Luigini spiega così questa composizione: “In effetti non c’è porzione di superficie dell’edificio che possa essere affiancata per similitudine a un’altra, e tutti gli elementi che compongono questo insieme articolato si susseguono come in uno storyreel di un film. Sequenze armoniche di prospettive in successione.”

Vista del basamento dedicato ai parcheggi (foto di Sergio Camplone)

Il basamento, che rappresenta la Firmitas, è alto 6 metri e si sviluppa dalla quota di 3 metri sotto il suolo: è stato realizzato in cemento armato a vista, che riporta l’impronta superficiale dei casseri, e contiene tutti i box auto reggendo i due volumi soprastanti, incastrati tra loro. Utilitas e Venustas sono riunite in una lettura dicotomica dello spazio abitativo vero e proprio che è composto del volume in pietra d’ardesia rossa brasliana che piano, nella sequenza di tre lati dell’edificio, da cieco diviene aperto e poi frammentato in “schegge” che limitano l’introspezione e direzionano la luce attraverso le balconate, sfaldato per mostrare la presenza interna dell’ulteriore volume intonacato bianco.

Vista del volume bianco relativo al principio di Venustas (foto di Sergio Camplone)

La pietra tagliata a spacco, è posata con formati di varie altezze in una ricerca di irregolarità che intende determinare un carattere materico quanto più naturale possibile e che si distacca dai parapetti in vetro autoportante o dai carter in zinco titanio delle terrazze aggettanti. Sono riproposti i contrasti tra il naturale e l’artificiale, il grezzo e il rifinito, la variabilità e l’esattezza del prodotto industriale, che caratterizzano il complesso dei due volumi principali delineando un assetto dinamico che si adatta alle condizioni di contesto del lotto.

Il volume principale, relativo all’Utilitas, si apre progressivamente in facciata (foto di Sergio Camplone)

Alcuni aspetti rendono poi l’edificio efficiente dal punto di vista energetico e compatibile con le pratiche per la cotruzione sostenibile: tutti i materiali di finitura, i collanti ed impregnanti delle parti in legno sono naturali e mantengono la completa riciclabilità a fine vita; l’illuminazione naturale è ottimizzata anche tramite la captazione della luce diurna per mezzo delle “schegge” del prospetto est a vantaggio delle unità abitative esposte a nord; l’involucro a bassa trasmittanza, l’autoproduzione energetica del fotovoltaico e solare termico ed anche l’utilizzo di illuminazione Led, portano la richiesta energetica dell’edificio tra i 35 ed i 38 KWh anno/mq.

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