Ma “possiamo ancora costruire chiese?”

Tino Grisi possiamo ancora costruire chieseEsce in questi giorni in edizione bilingue (italilano-tedesco) il volume di Tino Grisi, «Können wir noch Kirchen bauen?»/«Possiamo ancora costruire chiese?». Emil Steffann und sein / e il suo Atelier, per il quale l’autore ha condotto un’investigazione molteplice, visitando e documentando tutte le opere, consultando gli archivi e parlando con testimoni coevi del maestro costruttore di chiese Emil Steffann (1899-1968). In questo modo il testo, riccamente illustrato a colori e con foto e disegni d’epoca, riesce a presentare una prospettiva profondamente interna al lavoro di Steffann.

Architetto Grisi, da dove nasce l’idea di questo libro?
Il libro deriva dalla tesi di dottorato che ho discusso nel 2013 presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, ma in realtà si tratta del punto di arrivo di un percorso di ricerca decennale sull’architettura delle chiese mirato a integrare la pratica progettuale con lo studio di alcune discipline, come la liturgia e l’iconografia cristiana, che consentono di aprirsi all’essenza dell’edificio per il culto nel disegno di uno spazio capace di esprimere simbolicamente comunione e trascendenza. Questo lavoro è basato sull’interesse verso l’azione sacramentale e la convinzione per cui solo la strutturazione liturgica dello spazio può favorire la partecipazione attiva e creare un riparo efficace per la comunità.

Chiesa di San Bonifacio a Krefeld (foto di Tino Grisi)
Chiesa di San Bonifacio a Krefeld (foto di Tino Grisi)

Perché una monografia di Emil Steffann?
Di fatto, per la storiografia architettonica e la cultura del progetto Steffann è uno sconosciuto; nella stessa Germania pochi sono gli autori che hanno approfondito il suo ruolo culturale e il tema delle sue chiese. Eppure l’atelier di Steffann ha costruito, nel breve periodo che va dal 1950 al 1968, lo straordinario numero di trentanove edifici per il culto cattolico e visitandoli, ancora oggi, in ognuno di essi si ritrova la presenza viva del progettista. La sua persona ci si fa incontro: nei racconti dei testimoni, nei muri che circoscrivono lo spazio, nella tangibile figura dei suoi disegni e dei suoi ritratti; su tutto, nella profonda ispirazione spirituale che connota i suoi progetti. Questo testo rappresenta ora il primo studio completo e illustrato con foto originali dello stato attuale, di questo fondamentale corpus architettonico.

 Chiesa di San Bonifacio a Essen (foto di Tino Grisi)
Chiesa di San Bonifacio a Essen (foto di Tino Grisi)

Come è strutturato e cosa propone il volume?
Si tratta di una narrazione non conseguente a un ordine cronologico o di presunta importanza delle opere, piuttosto è un racconto che individua gli oggetti architettonici, li lega in sequenze analogiche e ne discute la consistenza, aprendosi ad altri e ancora (in chiave architettonica) poco approfonditi riferimenti, come il pensiero ecclesiologico-liturgico di Romano Guardini e quello estetico-teologico di Hans Urs von Balthasar, in grado di illuminarne la genesi e la manifestazione. In sintesi, penso che l’interesse di questa ricerca non stia in un ricordo retrospettivo, bensì in una proposta di “ripetizione in avanti”: lo studio analitico delle opere di Steffann può oggi riflettersi in una poetica dove fonti e riferimenti siano considerati un antidoto alla pura espressività, diventare, come del resto avviene nella sua architettura con gli archetipi costruttivi, mezzo spontaneo di una creazione in grado di evolvere verso il molteplice anche da materiali identicamente conservati, rappresentando così una sorta di liberazione dall’asservimento all’attualità.

hiesa di Sant'Agostino a Duesseldorf
Chiesa di Sant’Agostino a Duesseldorf (foto di Tino Grisi)

In conclusione, possiamo citare una chiesa di Steffann come esempio paradigmatico della sua architettura?
Premesso che nel libro si potrà con sorpresa osservare l’ampia gamma di figure e soluzioni messe in atto da Steffann e dai suoi differenti collaboratori, come Gisberth Huelsmann o Nikolaus Rosiny, penso di poter indicare nella chiesa di San Lorenzo a Monaco di Baviera la sintesi più efficace del suo modo di comporre, dove il desiderio di articolare i volumi in una narrazione continua crea un luogo privilegiato di celebrazione e l’espressività dei materiali si scioglie ovunque in combinazioni al servizio della preghiera.

chiesa di San Lorenzo a Monaco di Baviera (foto di Tino Grisi)
Chiesa di San Lorenzo a Monaco di Baviera (foto di Tino Grisi)

L’autore

Tino Grisi
Tino Grisi

Laureato in Architettura al Politecnico di Milano, è dottore di ricerca in Ingegneria edile-Architettura all’Università di Bologna. Ha conseguito il Master di II livello in Progettazione e adeguamento di chiese alla Sapienza di Roma. Svolge libera attività professionale nel campo della progettazione architettonica e presso l’Università degli Studi di Bergamo è Cultore della materia in Composizione architettonica.

 

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