Megalopoli ad albero

Replicare alla scala urbana le regole e i processi che, dalla comparsa della vita sulla Terra, rendono i vegetali gli esseri più diffusi, semplici ed efficienti: un metaprogetto che invita a riflettere sulle potenzialità inespresse delle nostre città.

Figura archetipica della capacità degli entità viventi di affrontare l’esperienza della vita adattando nel tempo la propria forma senza modificare la propria essenza, l’albero è il riferimento concettuale per l’articolazione, l’organizzazione e la stratificazione delle parti e delle funzioni tipiche della città, all’interno di una megastruttura urbana. Recipro-City si propone come organismo consapevole, in evoluzione, concepito per migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti attraverso un processo morfogenetico basato sulla teoria dei frattali, dalla cellula base all’intera configurazione, che reinterpreta le emergenze naturali, i vincoli ambientali e le condizioni culturali del territorio. In qualsiasi contesto periferico di una qualunque città, Recipro-City offre alloggi, infrastrutture, servizi e spazi pubblici localizzati gerarchicamente come risultato dell’intersezione di livelli verticali e orizzontali, attraverso elementi transponibili e stratificati, che definiscono localmente la dinamica dello sviluppo dal fusto centrale all’involucro esterno. Lo sviluppo in verticale minimizza la necessità di infrastrutture pubbliche, attraversando ambiti collettivi sovrapposti gli uni agli altri, connessi da un’unica direttrice di movimento che è al contempo elemento connettivo fisico e comunicativo, mentre all’esterno una corona di cellule abitabili – ripetibili ma non per questo identiche – crea una superficie permeabile, aperta, espressione diretta della comunità insediata e delle migliaia di individualità che la compongono. Fra questi due sistemi si situano tutte le attività intermedie, i luoghi del lavoro e della vita civile: agricoltura e zootecnia, industria e artigianato, commercio e istituzioni, servizi e svaghi, che creano una rete evoluta e flessibile, estesa al più ampio potenziale di possibili relazioni fenomeniche proprie di una città del futuro.

La megastruttura è una città nella città, che combina densità e vitalità tipiche dei centri con la tranquillità della periferia. Il progetto non ha una localizzazione particolare: è concepito per adattarsi senza rinunciare alla propria denotazione. L’albero, massima forma di evoluzione e complessità del mondo vegetale, è il riferimento archetipico del progetto.

Dalla base alla chioma, dalla cellula all’intero organismo, forme e funzioni sono unificate dalla replicazione frattale. L’insediamento di attività produttive nella fascia mediana del tronco è favorito dalle zone senza cellule abitabili. Unità abitative dotate di ampi spazi per la vita anche all’aperto, con giardini aperti sulla città, formano l’involucro esterno.

 Nonostante le differenze locali, la pelle esterna è strutturata come un enorme nido d’ape dalla conformazione flessibile, che rende le cellule abitative – elemento mobile progettato per un involucro in evoluzione – intercambiabili quando necessario, proprio come avviene per le foglie di una chioma.

La geometria frattale permette di sintetizzare i caratteri determinanti del territorio creando elementi adatti all’inserimento all’interno della megastruttura.

La pelle esterna è estremamente permeabile: le aree verdi affioranti dall’involucro sono parte di un giardino verticale. Le sezioni dedicate al lavoro sono incastonate nel core, protette da superfici trasparenti. L’involucro è sorretto da elementi metallici tubolari con geometrie autoportanti, per alleggerire i carichi sul core interno.

Recipro-City sintetizza i principali caratteri morfotipologici della città europea, stratificandoli nella terza dimensione per ottenere una struttura ad albero che consente, per analogia, di replicarne i processi vitali utilizzando la geometria frattale come regola compositiva.

Il nucleo centrale, in calcestruzzo e acciaio, costituisce lo scheletro portante dell’intera megastruttura, che sorregge sia gli elementi funzionali più interni, sia l’esoscheletro esterno che consente l’inserimento delle cellule abitative, lasciando degli spazi di mediazione per il verde e per le infrastrutture di trasporto.

Le infrastrutture sono formate da un contenitore a rete tubolare, sorta di enorme reattore termochimico riempito con i rifiuti urbani diluiti in un gel innocuo, dalle proprietà magnetiche, in grado di produrre l’energia necessaria all’organismo e di trasportala alle sua destinazione finale per l’uso.

Attraverso la rete infrastrutturale, tutte le necessità del macro-organismo urbano sono distribuite laddove richieste: sfere stagne di differente dimensione consentono il trasporto di persone e merci, per funzioni collettive e private, utilizzando le proprietà magnetiche generate dal sistema a rete.

Struttura, infrastruttura e nucleo sono risultato della sovrapposizione di strati orizzontali all’interno dei quali si generano cavità occupate dal verde, che permettono alla megastruttura l’osmosi fra interno ed esterno: indipendentemente dalla funzione ricreativa, le zone verdi consentono l’autosufficienza e l’auto-sostenibilità dell’insieme.

La mappa stratificata degli usi e delle occupazioni della megastruttura che compongono il sistema più interno si interfaccia con l’esterno attraverso un sistema poroso: l’involucro ha una consistenza permeabile e flessibile per consentire la sostituzione degli elementi cellulari lungo il bordo.

Nel passaggio dalla città orizzontale alla megastruttura verticale, il progetto architettonico realizza un organismo che supera la semplice sovrapposizione fra strati, sintetizzando ove necessario per minimizzare diseconomie e sprechi e creando nuove infrastrutture e relazioni per enfatizzare le sinergie potenziali fra materia, energia e informazione.

 

di Fabrizio Corbe

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