Megalopoli, povertà urbana e spazio della progettazione

Janice E. Perlman, Ceo di The Mega-Cities Project

Janice E. Perlman, autrice, ricercatrice e Ceo di “The Mega-Cities Project”, ha discusso il suo lavoro in una lezione all’ Harvard Graduate School of Design in occasione della serie di seminari organizzati dall’università sul tema dell’urbanizzazione.

La conferenza, dal titolo “Mega-Cities, the urban poor and the places of planning“, ha approfondito la ricerca e l’osservazione di Perlman degli slum indiani, con particolare attenzione alla pratica del migliorare la situazione delle baraccopoli e le opportunità stesse degli abitanti,  attraverso interventi su piccola scala.
Il termine “Mega-cities” è stato coniato dalle Nazioni Unite nel 1970 per classificare le città in base alla popolazione: la definizione iniziale considerava megalopoli le città con una popolazione di 8.000.000 abitanti, limite presto salito a dieci milioni. Si tratta di una definizione che non si basa in alcun modo sull’economia o sull’importanza di un insediamento, ma ne definisce una condizione umana, mettendo al centro le persone, il tessuto sociale della città, aprendo il dialogo su questioni urbane e flussi associati principalmente alla densità.
Partendo da questo concetto Perlman ha discusso i dettagli del suo lavoro di ricerca, dimostrando come i tentativi di miglioramento di una città si dimostrino inefficaci quando non comportano un miglioramento delle condizioni di vita della classe povera, che invece andrebbe considerata come risorsa critica, forza lavoro e forza mentale.

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