Morfogenetica a base carbonio

Attrarre fulmini per trasformarne l’energia in idrogeno, rendendola così disponibile dove serve: questa la funzione di una megastruttura che è contemporaneamente una centrale «nemboelettrica» e un laboratorio scientifico

di Fabrizio Corbe

La ricerca, lo sviluppo e la diffusione di fonti energetiche sostenibili, di facile approvvigionamento e a basso costo, è una delle principali sfide del nostro tempo e, anche, dell’architettura contemporanea, chiamata a diminuire drasticamente i consumi e le conseguenti emissioni in atmosfera, prodotte per oltre il 40% del totale dagli edifici nei quali viviamo.

Fra i rami, che conducono l’elettricità nel sottosuolo, sono inseriti gli ambienti tecnici e i laboratori di ricerca

Il mondo scientifico è impegnato nella ricerca di nuove fonti alternative e ambientalmente compatibili, e di sistemi di stoccaggio e distribuzione, capaci di accumulare e rendere disponibile l’energia quando necessaria, indipendentemente dall’alternanza delle condizioni naturali che ne permettono la produzione.

Protetta dal terreno, la centrale utilizza l’energia accumulata per produrre idrogeno, vettore energetico del futuro

Il progetto del H2ydra Tesla Facility Research offre una risposta, innovativa e anticonvenzionale, alle necessità costruttive, funzionali e tecnologiche di una comunità di ricercatori impegnata nello sviluppo di sistemi di immagazzinamento dell’energia elettrica, ottenuta dalla sorgente naturale più potente sulla terra: i fulmini.

Si tratta di un’installazione gigantesca, alta fino a 500 metri, concepita per essere installata nelle aree geografiche più interessate da questo fenomeno e realizzata con materiali dalle spiccate caratteristiche di conducibilità elettrica. L’unico vincolo localizzativo è la vicinanza di uno specchio d’acqua, indispensabile per le operazioni di stoccaggio.

L’immensa potenza delle scariche atmosferiche viene infatti incanalata dentro gigantesche batterie d’accumulo, che provvedono all’erogazione controllata al successivo processo di elettrolisi dell’acqua. Scindendo le molecole si ottiene così ossigeno e idrogeno, il prodotto finale.

L’idrogeno è un gas non tossico, che raramente si trova allo stato libero sul nostro pianeta. Può essere immagazzinato, trasportato e riutilizzato come un qualsiasi vettore energetico, per ottenere nuovamente l’elettricità mediante turbine, motori e combustori catalitici, senza produzione di sostanze inquinanti.

1/fulmine, 2/conduttori, £/batterie di accumulo, 4/elettrolisi, 5/produzione dell’idrogeno, 6/stoccaggio, 7/trasporto e distribuzione

H2ydra Tesla Facility Research prefigura la realizzazione del sogno di Nikola Tesla, geniale e controverso scienziato serbo fra i padri della moderna tecnologia, che lavorò anche alla sperimentazione di sistemi per la produzione di energia da fonti naturali non fossili e alla trasmissione dell’elettricità senza fili.

Il riferimento formale del progetto sono le piante ad alto fusto, che attraggono naturalmente i fulmini, il cui accrescimento segue precise regole morfogenetiche. Lo sviluppo in verticale favorisce la raccolta delle scariche atmosferiche; i laboratori di ricerca sono situati fra i rami, mentre le radici ospitano la centrale, protetta dal terreno.

I materiali organici utilizzati per la struttura sono i più resistenti al mondo, già prodotti a livello industriale. La struttura è prevalentemente composta di grafene, un composto del carbonio dall’elevatissima conduttività. Fra gli altri componenti derivati dalla grafite, il fullerene deve il suo nome a Robert Buckminster Fuller

VUK DJORDJEVIC, ANA LAZOVIĆ, MILICA STANKOVIĆ E MILOŠ VLASTIĆ

H2ydra Tesla Facility Research è frutto del lavoro congiunto di quattro neo-architetti serbi, accomunati da studi accademici condotti fra la Faculty of Civil Construction Management della Unity University di Belgrado e la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, e dalle collaborazioni con studi professionali. Fra i numerosi progetti sviluppati in gruppo si distinguono quelli per una Casa sul Lago d’Orta, per Eco-Housing e per lo Spear Tower Hotel, vincitori di riconoscimenti ed esposti in diverse mostre ed eventi dedicati, con varie pubblicazioni in riviste internazionali specializzate e su siti web di architettura.

I volumi che accolgono le attività tecniche e scientifiche sono realizzati con materiali di larga diffusione. Gli aspetti legati alla sicurezza sono fondamentali e rendono la struttura un’installazione di importanza strategica

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