testo di Laura Badii
Le Tendenze Nazionali
Il problema del recupero, non solo degli edifici ma d'interi quartieri e d'intere aree urbane, oggi si pone come un obbiettivo non solo necessario ma indispensabile per garantire una buona qualità della vita anche nelle periferie delle città italiane ed europee. Si tratta di un appuntamento importante e innovativo per la cultura urbanistica di questo secolo, che potrà darle un nuovo impulso rispetto al passato, considerando che in molti casi non si tratta solo di adeguare parti urbane obsolete, ma di reinventare per esse funzioni ed identità nuove. Non a caso la Legislazione Urbanistica è intervenuta a sostegno di questa nuova filosofia del costruire, con la predisposizione di nuovi strumenti attuativi e di nuove procedure progettuali accompagnate da piani di fattibilità finanziaria. L'iniziativa comunitaria Urban è uno strumento della politica di coesione dell'Unione Europea finalizzato alla riqualificazione delle zone e dei quartieri. Le aree urbane si trovano di fronte sfide e opportunità importanti: da un lato, le città sono fondamentali per la crescita e la competitività dell'Unione Europea; dall'altro, contengono anche sacche di elevata disoccupazione, criminalità, povertà e abbandono. Questi "quartieri in crisi" devono affrontare problemi di integrazione socioeconomica, spesso connessi ad una forte presenza di minoranze etniche. L'iniziativa comunitaria Urban interviene a favore delle aree urbane in crisi, in particolare secondo tre principali direttrici di spesa: riqualificazione materiale e ambientale; integrazione sociale; imprenditorialità e occupazione. L'intervento apporta un considerevole valore aggiunto rispetto alle politiche nazionali e alle altre politiche UE, in particolare in termini di: 1. Orientamento su zone circoscritte in situazione di grave degrado. Ciò rende possibile l'impostazione integrata e coordinata necessaria per affrontare i vari problemi della zona. 2. Focalizzazione su questioni d'interesse comunitario nelle aree urbane, in particolare l'integrazione sociale, l'integrazione delle minoranze (fortemente presenti nelle zone Urban) e l'ambiente materiale e naturale. Eliminando questi ostacoli agli investimenti, Urban contribuisce alla coesione economica e alla crescita sostenibile della città nel suo complesso. 3. Partenariato locale. In circa un terzo dei casi le autorità locali sono l'autorità di gestione e in un altro terzo svolgono di fatto molte delle sue funzioni; in oltre l'80% dei casi, le associazioni locali hanno partecipato alla formulazione del programma. 4. Programma di rete per lo scambio di esperienze e delle pratiche migliori, che incorpora un ciclo di apprendimento sistematico. L'iniziativa Urban non può da sola risolvere tutti i problemi in questo ambito, ma può fungere da modello per le politiche nazionali e costituire uno strumento di diffusione delle pratiche migliori.
URBAN: caratteristiche fondamentali
Urban è una delle quattro iniziative comunitarie nell'ambito dei Fondi strutturali UE, insieme a: - Interreg (cooperazione interregionale, transnazionale e transfrontaliera); - Leader+ (progetti pilota di sviluppo sostenibile nelle zone rurali); - Equal (che affronta le disuguaglianze e le discriminazioni sul mercato del lavoro). Le iniziative comunitarie hanno molti punti in comune, quali il finanziamento a titolo di un solo Fondo strutturale e il forte risalto dato al partenariato e alle reti From regeneration to reuse Laura Badii Dal recupero al riuso Laura Badii per lo scambio di esperienze. L'iniziativa Urban è stata avviata nel 1994, dopo una prima serie positiva di progetti pilota. Urban I (1994-1999) si prefiggeva di affrontare l'emarginazione sociale in 118 città europee e ha dato luogo ad un'attiva partecipazione locale e a molti progetti riusciti. Dopo una fase Urban I, nel periodo 1994-1999, Urban II è intesa più specificamente a promuovere l'elaborazione e l'attuazione di modelli di sviluppo innovativi a favore del recupero socioeconomico delle zone urbane in crisi. Tale iniziativa prevede inoltre un potenziamento dello scambio di informazioni e di esperienze in materia di sviluppo urbano sostenibile nell'Unione Europea. Urban II è l'iniziativa comunitaria del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) a favore dello sviluppo sostenibile di città e quartieri in crisi dell'Unione europea nel periodo 2000-2006. In questa seconda fase dell'Iniziativa Urban sono stati attuati nell'Unione Europea 70 programmi che hanno interessato circa 2,2 milioni di abitanti. Le zone in questione sono sovente caratterizzate da una situazione di grave declino e da problematiche specifiche. Nel periodo 2001-2006 l'Unione Europea ha investito in queste zone oltre 728 milioni di euro provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), cui sono stati aggiunti cofinanziamenti locali e nazionali, compresa la partecipazione del settore privato, per una dotazione complessiva di 1,6 miliardi di euro. I finanziamenti interessano prevalentemente la riqualificazione delle infrastrutture e dell'ambiente, l'integrazione sociale, la formazione, l'imprenditorialità e l'occupazione. Una peculiarità dell'iniziativa Urban è la forte partecipazione del livello locale. Nella maggior parte dei casi, l'attuazione quotidiana delle misure è di competenza degli enti locali. Questi ultimi, assistiti da gruppi della collettività locale, operano di concerto con le autorità nazionali e regionali e la Commissione Europea. Particolarmente rilevante è anche la futura creazione di una rete di programmi Urban II (denominata "URBACT") per lo scambio di informazioni ed esperienze sullo sviluppo urbano sostenibile nell'Unione Europea.
URBAN II : città e programmi
I programmi Urban II sono basati sugli orientamenti elaborati dalla Commissione. Essi propongono modelli di sviluppo innovativi per la riqualificazione delle zone interessate, tramite il finanziamento di progetti concernenti: - il miglioramento delle condizioni di vita, ad esempio tramite il restauro di edifici e la creazione di spazi verdi; - la creazione di posti di lavoro a livello locale, ad esempio nell'ambiente, nella cultura e nei servizi per la popolazione; - l'integrazione delle classi sociali svantaggiate nei sistemi educativi e formativi; - lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico rispettosi dell'ambiente; - la creazione di sistemi per un'efficace gestione dell'energia e per una maggiore utilizzazione di energie rinnovabili; - l'utilizzazione delle tecnologie dell'informazione. Le iniziative specifiche dei singoli programmi sono selezionate e realizzate nel quadro di un vasto partenariato tra tutti i soggetti interessati. Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) può finanziare fino al 75% del costo totale di un programma se la zona urbana è situata in una regione in ritardo di sviluppo (obiettivo 1) e fino al 50% altrove. Concretamente, il contributo europeo si situa fra i 3,5 e i 15 milioni di euro. Una delle caratteristiche entusiasmanti del Programma Urban II è la possibilità di scambiare esperienze di successo e buone pratiche in tutta Europa. Questa possibilità è oggetto di un Programma specifico denominato "Rete Europea per lo Scambio di Esperienze" o "URBACT". Nel corso del periodo di programmazione 1994-1999, complessivamente Urban I ha finanziato programmi in 118 zone urbane. Il contributo comunitario complessivo è stato dell'ordine di 900 milioni di euro (prezzi 1999) ed ha consentito un investimento complessivo ammissibile di 1,8 miliardi di euro, a favore di 3,2 milioni di persone nell'intera Europa. Le azioni attuate hanno determinato miglioramenti tangibili nella qualità della vita nelle zone beneficiarie. Questi risultati incoraggianti dimostrano l'importanza dell'impostazione proposta da Urban per risolvere la notevole concentrazione di problemi sociali, ambientali ed economici che colpiscono in modo sempre più grave gli agglomerati urbani. Ciò richiede una serie di interventi che prevedono, oltre al restauro delle infrastrutture vetuste, azioni nei settori dell'economia e dell'occupazione nonché misure intese a combattere l'esclusione sociale ed a migliorare la qualità dell'ambiente. Degli esempi di progetti nell'ambito del programma Urban I sono disponibili nel data-base delle "storie di successo" finanziate dal FESR: per saperne di più, all'interno del settore "choose a topic" selezionate "Urban regeneration and industrial conversion".
L'ambito di intervento di URBAN II
La seconda generazione di programmi Urban II interessa il periodo 2001-2006. Essa è dotata di 700 milioni di euro (prezzi 1999) a titolo del FESR ed ha entità e campo d'intervento analoghi a quelli di Ur ban I. In realtà, benché la dotazione complessiva sia lievemente inferiore, la concentrazione su un minor numero di programmi fa si che Urban II presenti una maggiore intensità FESR - tanto pro capite quanto per programma - rispetto alla prima generazione. Tanto Urban I quanto Urban II sono caratterizzate dal fatto di aver puntato su un vero partenariato con le autorità locali e con la comunità locale. L'importante ruolo svolto dalle autorità locali nella gestione quotidiana è unico nell'ambito dei programmi dei Fondistrutturali. Inoltre, oltre l'80% dei programmi è stato preparato in collaborazione con partner locali, comprese le associazioni locali. Le azioni prioritarie, conformemente agli orientamenti Urban II riguardano: - la riurbanizzazione plurifunzionale e compatibile con l'ambiente di spazi del territorio urbano, si muove attraverso: - sostegno all'imprenditorialità e all'occupazione; - Integrazione degli emarginati e possibilità di accesso ai servizi pubblici; - la definizione di sistemi di trasporti pubblici più ecocompatibili e integrati; - la riduzione all'origine della quantità dei rifiuti e loro smaltimento, riduzione dell'inquinamento acustico e promozione dell'efficienza energetica; - lo viluppo delle potenzialità tecnologiche della società dell'informazione nei settori economico, sociale e ambientale. Nella scelta tra le suindicate priorità, i programmi Urban devono dimostrare un chiaro intento di riorganizzazione, gestione partecipativa, rafforzamento dei poteri locali e costituzione di un potenziale trasferibile agli interventi generali. Benché vi sia una forte continuità tra Urban I e Urban II, ci sono stati diversi sviluppi. Le modifiche esprimono gli insegnamenti tratti nonché le raccomandazioni del Parlamento Europeo e della Corte dei Conti: - inserimento delle città di piccole e medie dimensioni. È stato abolito il limite Urban I di 100.000 abitanti per città. L'unico limite nell'ambito di Urban II è a livello di programma (la zona interessata dal programma deve comprendere almeno 20.000 abitanti - 10.000 in casi eccezionali debitamente giustificati). - criteri espliciti per la selezione dei siti (cfr. sezione 3.1), conformemente agli orientamenti Urban II. Ne è conseguita una procedura di selezione più trasparente. - Utilizzazione di un unico Fondo per snellire considerevolmente le procedure amministrative. In precedenza, nelle zone Urban intervenivano sia il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) sia il Fondo sociale, con conseguente duplicazione delle procedure. Urban II è finanziata soltanto dal FESR; in tal modo si dimezza l'onere amministrativo in relazione a taluni aspetti, ad esempio le domande di pagamento. Ciò non implica tuttavia l'esclusione di misure tipo del Fondo sociale - tra cui le misure di formazione e altre misure che affrontano l'emarginazione: Urban II è flessibile e consente che importi FESR vengano spesi per misure tipo del FSE (e più raramente per misure che rientrerebbero in altri Fondi strutturali). - Utilizzazione e sviluppo dell'Audit urbano come fonte sistematica d'informazione. Inoltre, sono stati apportati miglioramenti in termini di coerenza e qualità della sorveglianza, in quanto è stato definito un insieme di indicatori comuni. - Potenziamento delle valutazioni ex ante. - Programma di creazione di rete per promuovere lo scambio delle prassi migliori in ambito urbano
Finanziamento
Può essere concesso un contributo fino al 75% del costo totale nelle regioni dell'Obiettivo 1 e fino al 50% nelle altre regioni. Per il periodo 2001-2006, la Commissione ha stabilito la ripartizione finanziaria per Stato membro in funzione di tre indicatori oggettivi: - popolazione urbana nello Stato membro; - disoccupazione nelle aree urbane; - disoccupazione di lunga durata nelle aree urbane. La negoziazione con gli Stati membri, ha fissato il numero dei programmi a 70. È stato tenuto conto dei contributi nazionali e dell'esigenza di concentrazione finanziaria. Il totale è stato suddiviso tra gli Stati membri in proporzione all'importo complessivo disponibile in ciascuno di essi. La popolazione e le dimensioni relativamente modeste delle zone interessate da Urban II consentono un'elevata intensità di aiuto: 30% in più rispetto all'Obiettivo 2 in termini di aiuto pro capite annuale. Le cifre diventano ancora più significative considerando le dimensioni relativamente ridotte delle zone geografiche interessate da Urban II, che determinano un aiuto per km2 circa triplo rispetto a quello del filone urbano dell'Obiettivo 2. Tanto le dimensioni ridotte quanto l'elevata intensità di aiuto consentono un'impostazione integrata e coordinata nell'affrontare i molti e diversi aspetti del degrado che si manifestano nelle zone urbane in crisi. Tale impostazione integrata rappresenta un obiettivo importante dell'iniziativa Urban.
Selezione dei siti: quadro di selezione
Processo decisionale decentrato - Ciascuno Stato membro ha selezionato i propri siti in base alla quota assegnata dalla Commissione. Gli Stati membri hanno inoltre provveduto alla ripartizione degli stanziamenti tra i vari siti. In tal modo è stato rispettato il principio di sussidiarietà e si è tenuto conto del fatto che la tipologia di problemi urbani è molto diversa nei vari Stati membri. Quadro comunitario comune - Tuttavia, per garantire la coerenza e l'efficacia, la Commissione ha stabilito orientamenti per la selezione e la ripartizione degli stanziamenti. Ciascuna zona doveva contare almeno 20.000 abitanti (10.000 in casi debitamente giustificati); inoltre, la ripartizione finanziaria doveva essere tale da garantire per ciascun programma un'intensità di aiuto minima di 500 euro pro capite nel periodo del programma. Criteri oggettivi - Per essere ammissibili all'iniziativa, le aree urbane dovevano soddisfare almeno tre dei nove criteri indicati, in modo da garantire che le zone Urban selezionate fossero quelle con maggiori necessità e colpite da un degrado generale piuttosto che quelle con una situazione critica per quanto riguarda un solo indicatore. I nove criteri erano i seguenti: - elevato tasso di disoccupazione di lunga durata; - scarsa attività economica; - notevole povertà ed emarginazione; - esigenza di riconversione a seguito di problemi socioeconomici; - quota elevata immigrati, minoranze etniche, profughi; - basso livello d'istruzione; - elevata criminalità; - andamento demografico instabile; - situazione ambientale particolarmente precaria. La logica di tale impostazione decentrata è duplice. Da un lato, si rispettava il principio di sussidiarietà e si riconosceva che le problematiche urbane possono essere molto diverse nei vari Stati; dall'altro, si manteneva la coerenza a livello UE, anche per il ricorso ad un insieme concordato di criteri oggettivi. Procedura di selezione all'interno degli Stati membri - Le autorità nazionali dei vari Stati membri hanno adottato procedure di selezione tra loro diverse, ma caratterizzate tutte dalla trasparenza. La selezione tipo veniva avviata con un concorso/invito a presentare proposte (ad es. in Francia, Italia e Grecia) o un'analisi statistica fondata sugli indicatori stabiliti dagli orientamenti (ad es. nei Paesi Bassi, in Danimarca e in Portogallo). Nell'ambito della selezione dei siti Urban II ricorrono quattro criteri: 1 - Indicatori socioeconomici trasparenti. Tutti gli Stati membri hanno fatto affidamento su indicatori socioeconomici che esprimevano in tutto o in parte i criteri stabiliti dagli orientamenti. Nella maggior parte dei casi ne è scaturita un'analisi statistica formale al fine di selezionare le zone che risultavano prioritarie secondo tali criteri. In alcuni casi un esperto/organismo indipendente verificava che le zone proposte rispettassero requisiti minimi di coerenza con i criteri degli orientamenti. Spesso gli Stati membri hanno combinato tale analisi con altri indicatori socioeconomici, che esprimevano le priorità nazionali. 2 - La valutazione della qualità dei programmi proposti e della capacità finanziaria dell'autorità di gestione è risultata abbastanza diffusa. La valutazione riguardava tra l'altro aspetti quali la capacità di concepire progetti innovativi. 3 - Anche l'equilibrio territoriale è stata una considerazione comune. Ad esempio, il Belgio ha assegnato un programma a Bruxelles, uno alle Fiandre e uno alla Vallonia e ciascuna regione ha poi gestito una procedura di selezione. La Germania ha organizzato un concorso nazionale fissando un massimo di un programma per Land. Coerenza con le azioni nazionali/UE. Alcuni paesi (in particolare Francia e Svezia) hanno selezionato zone già interessate da programmi nazionali di riqualificazione. A Bruxelles il programma risponde ad un'esigenza di parte della zona Obiettivo 2 integrandola. La Finlandia, invece, ha limitato la selezione a zone che non fossero già interessate da programmi generali dei Fondi strutturali
Caratteristiche socioeconomiche dei siti selezionati
Urban II interessa una popolazione di circa 2.156.000 abitanti. Le zone del programma possono essere suddivise sostanzialmente in tre categorie. Centro, ossia i quartieri situati nel cuore della città o nella cintura abitativa interna, spesso risalente al XIX secolo; è questa la tipologia più comune di Urban II: 31 delle 70 zone interessate dal programma rientrano in questa categoria; in esse vive quasi un milione di persone (ossia quasi la metà della popolazione Urban). Quartieri periferici e suburbani. Vi rientrano 27 zone e circa 800.000 persone. Città di piccole dimensioni, dove Urban interessa tutta o quasi tutta la città. Si tratta della categoria meno numerosa, che comprende 8 programmi e 240.000 persone. Esistono inoltre quattro programmi costituiti deliberatamente da una combinazione di quartieri centrali e periferici, al fine di tentare di migliorare le connessioni tra queste due tipologie di zona. I siti Urban hanno dimensioni relativamente ridotte dal punto di vista dei Fondi strutturali. Il programma più vasto (Hetton and Merton nel Regno Unito) interessa una superficie di 60 km2 mentre il più circoscritto (Orense in Spagna) interessa 0,5 km2. Il programma più popoloso (a Amsterdam) interessa 62.000 abitanti, quello meno popoloso (Amadora in Portogallo) poco più di 10.000. Tuttavia, come già rilevato, l'intensità di aiuto è relativamente elevata: l'aiuto pro capite annuale è superiore del 30% a quello dell'Obiettivo 2. La prima osservazione importante riguarda l'entità della disoccupazione nelle zone Urban; in esse risulta disoccupato in media il 17% circa della popolazione, rispetto ad un 8% circa nell'insieme dell'UE nello stesso periodo. Dei 66 programmi Urban che riferiscono il tasso di disoccupazione, soltanto 8 (principalmente del Regno Unito) registrano una disoccupazione inferiore alla media UE; di questi, cinque si trovano al di sopra della media nazionale specifica e hanno quindi una disoccupazione elevata nel contesto nazionale. All'opposto, Mola di Bari registra un tasso di disoccupazione del 50% e 16 delle 66 zone registrano un tasso di disoccupazione del 25% o superiore. Minoranze etniche, immigrati e profughi rappresentano quasi il 14% della popolazione delle zone Urban. Si tratta di una percentuale circa quadrupla rispetto all'UE nel suo insieme (in cui solo il 3,5% della popolazione proviene da paesi terzi) e più che doppia rispetto alla percentuale relativa alle città interessate dall'Audit urbano (6%). La criminalità rappresenta un problema importante nelle zone Urban: il tasso di reati denunciati è quasi doppio rispetto alla media dell'UE nel suo insieme (oltre 100 reati l'anno per 1.000 abitanti, contro 55 per l'UE nel suo insieme). La situazione reale nelle zone Urban è probabilmente peggiore, dato che le zone a elevata emarginazione sono anche quelle in cui è minima la fiducia nelle forze dell'ordine (ed è quindi più diffusa la mancata denuncia dei reati). La criminalità non solo causa sofferenze alle sue vittime, ma può anche contribuire al degrado di una zona, man mano che le attività economiche e i singoli (in particolare i soggetti più abbienti e quelli con maggiori capacità imprenditoriali) si trasferiscono. La piramide delle età nelle zone Urban in termini di ultrasessantenni (18% della popolazione) e di giovani di meno di 16 anni (18%) è molto simile a quella del resto dell'EU. Tuttavia, essa è lievemente diversa da quella che ci si potrebbe aspettare in città: le città selezionate per l'Audit urbano registrano infatti il 16,4% di ultrasessantenni e il 17,1% di giovani. Infine, nelle zone Urban ci sono meno spazi verdi. Il verde rappresenta il 10,5% circa della superficie totale, ossia solo la metà rispetto alla quota (20,5%) relativa alle città che hanno partecipato all'Audit urbano. Questa carenza rappresenta soltanto un esempio dei problemi ambientali di più ampia portata che le zone Urban devono affrontare. I due problemi più diffusi sono considerati la disoccupazione e la povertà, classificate punti di debolezza o minacce rilevanti in quasi tutti i casi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi sono state citate anche diverse altre problematiche, tra cui i mutamenti economici, i bassi livelli d'istruzione, l'ambiente degradato, l'elevata criminalità e la forte presenza di minoranze etniche.
Esempi di progetti per priorità di spesa
Pescara dà l'esempio di un progetto di riqualificazione ambientale e materiale. Attorno alla ferrovia vi è un'ampia zona abbandonata, che verrà riconvertita in parco, piantando alberi e scavando un tunnel sotto la ferrovia. Un altro esempio è costituito da Mola di Bari, dove gli scarichi fognari hanno inquinato la costa. Verrà costruito un impianto di trattamento delle acque e il litorale recuperato, promovendo così sia il turismo sia la qualità dell'ambiente naturale. Molti programmi prevedono la costruzione/ristrutturazione di edifici e di spazi pubblici (strade, piazze). Tali iniziative mirano a promuovere l'attività economica (commercio, servizi, turismo) e migliorare la qualità di vita dei residenti. Ne sono l'esempio molti programmi francesi, che danno risalto alla qualità architettonica e all'ambiente edificato. Un esempio di integrazione sociale è dato da Bristol (UK), dove il programma è imperniato su misure destinate a fare uscire i giovani dalla tossicodipendenza e dalla delinquenza e ad avviarli al lavoro. Tra gli aspetti innovativi figura il coinvolgimento dei giovani nella pianificazione e nell'attuazione del programma. Con un adeguato accompagnamento, hanno aiutato a preparare i meccanismi di valutazione del progetto e partecipano alla procedura di selezione dei progetti. Un importante progetto a Berlino riguarda il ripristino di un auditorium scolastico che fungerà da centro culturale e da luogo d'incontro per la popolazione locale. Si possono inoltre citare: Val de Seine, dove ci sono progetti di formazione delle donne immigrate e Dublino, dove gran parte del programma ruota attorno ad un centro giovanile. Il programma "Clyde Urban Waterfront" (Regno Unito) dà l'esempio di azioni a favore dell'imprenditorialità/occupazione. La crisi della cantieristica da cui questa zona dipendeva ha causato un'elevata disoccupazione. In molte famiglie sono disoccupate più generazioni; in molti casi, quindi, ai giovani non mancano soltanto competenze formali bensì anche figure di riferimento per inserirsi nel mondo del lavoro. Il programma pertanto ha una duplice impostazione, in quanto cerca di migliorare tanto le competenze quanto la partecipazione. Heerlen (Paesi Bassi) dà un esempio di un importante progetto nel settore dei trasporti. La stazione è considerata un luogo malfamato, brutto e mal collegato ad altri sistemi di trasporto. Si stanno migliorando i collegamenti con altri modi di trasporto per far diventare la stazione un nodo intermodale. Per aumentare la sicurezza si stanno modificando le strutture e migliorando l'illuminazione. Inoltre, la maggiore presenza di sorveglianza e di servizi diminuirà il rischio criminalità. Nonostante la spesa relativamente modesta, le tecnologie della comunicazione e dell'informazione costituiscono spesso una componente fondamentale dei programmi di formazione. Bruxelles dà l'esempio di un programma imperniato sulle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, dato che oltre un quarto della spesa è destinato alla formazione in questo ambito e allo sviluppo di poli multimediali.
Conclusioni
Dai dati socioeconomici suesposti, le zone Urban II risultano tra i quartieri più svantaggiati dell'Unione Europea. Urban fornisce un prezioso contributo, unico nel suo genere promuovendo in parallelo la coesione sociale ed economica ed eliminando gli ostacoli all'occupazione e agli investimenti. Tuttavia, la gravità e l'interconnessione dei problemi che le zone Urban devono affrontare rendono l'eliminazione di tali ostacoli un progetto a lungo termine. Per il futuro, si tratta di stabilire se Urban debba continuare e, in caso affermativo, in quale forma. Dovrebbe essere ampliato l'ambito d'intervento di Urban, ad esempio per quanto riguarda la gamma di problemi affrontati e le misure possibili, o la dimensione delle zone interessate?