Opere incompiute: “la loro destinazione è il riuso”

Vista del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario, Roma (foto di Cnappc)
Vista del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario, Roma (foto di Cnappc)

«Ci auguriamo che il nuovo Codice degli appalti eviti gli errori che hanno consentito lo svilupparsi del fenomeno – tipicamente italiano – delle opere pubbliche incompiute. La strada da percorrere è quella del ricorso alle procedure concorsuali, le sole che possono garantire architetture di qualità; della condivisione dei progetti con le comunità; di una seria programmazione che metta a sistema le potenzialità economiche e le risorse disponibili. Tutto ciò potrà evitare che scelte politiche sbagliate, troppo spesso dettate dai favoritismi, provochino ritardi e contenziosi, accrescendo sprechi di risorse sul piano ambientale, economico e sociale».
Così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, in occasione del convegno di studi “Opere incompiute: quale futuro?”, organizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, da Itaca, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
«Ora serve aprire una stagione nuova, una stagione di interventi di qualità, selezionati attraverso concorsi di progettazione e che abbiano come obiettivo quello della riduzione progressiva del suolo consumato, per arrivare a zero nei prossimi trenta anni. Il destino delle opere incompiute – a meno che non siano così importanti da dover essere concluse o degli eco-mostri da dover essere abbattuti – sta nel loro riuso e nella loro trasformazione.
Un esempio è sotto gli occhi di tutti, conclude Freyrie: il recente progetto di trasformazione in una piazza e nuovo spazio naturale, del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario a Roma; uno degli interventi proposti dal gruppo di giovani architetti ‘G124’ di Renzo Piano per rammendare le periferie delle nostre città».

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