Oxford. John Henry Brookes Building di Design Engine

Veduta della piazza, del colonnato e dell’ingresso al plesso del John Henry Brookes. (foto di Tim Crocker)
Veduta della piazza, del colonnato e dell’ingresso al plesso del John Henry Brookes. (foto di Tim Crocker)

Oxford, simbolo per antonomasia di tradizione e privilegio accademico, cambia identità con l’inaugurazione della nuova Facoltà di «Tecnologia, Design e Ambiente» che comprende anche la «Scuola di Architettura».

Veduta notturna del fronte del John Henry Brookes e della piazza lungo il lato ovest
Veduta notturna del fronte del John Henry Brookes e della piazza lungo il lato ovest

Non è la prima opera contemporanea che si costruisce nell’antica cittadina universitaria ma è sicuramente la prima che propone un’inedita sperimentazione sia nel linguaggio che nel metodo di progettare e realizzare edifici complessi.

L’ingresso del John Henry Brookes avviene al primo livello per facilitare l’orientamento: a sinistra, scorcio dell’Atrio, detto il «Forum» e dell’Auditorium; a destra, il blocco della distribuzione
L’ingresso del John Henry Brookes avviene al primo livello per facilitare l’orientamento: a sinistra, scorcio dell’Atrio, detto il «Forum» e dell’Auditorium; a destra, il blocco della distribuzione

Costruito negli anni ’50, il campus dell’Università di Oxford Brookes presentava una forte matrice razionalista con stecche ortogonali e un rivestimento vetrato energivoro che determinavano inefficienze e spazi non più adeguati ai servizi di un moderno Ateneo.

Veduta del «Forum». L’Atrio è il catalizzatore della vita culturale del polo universitario, oltre a  giocare un ruolo fondamentale nella strategia della ventilazione e illuminazione naturale
Veduta del «Forum». L’Atrio è il catalizzatore della vita culturale del polo universitario, oltre a giocare un ruolo fondamentale nella strategia della ventilazione e illuminazione naturale

Nel 2007 Design Engine riceve l’incarico di rigenerare il campus per ricostruire un volto degno della sua visibilità e prestigio internazionale. Il nuovo masterplan si basa su due scelte strategiche: la prima riguarda la demolizione delle superfetazioni degli anni ’80 per realizzare il plesso dell’«Abercrombie»; la seconda, il trasferimento dell’ingresso principale dalla Gipsy Lane all’arteria urbana della London Road, su cui si innesta una nuova piazza lambita dallo scenografico fronte del «John Henry Brookes».

Veduta del «Forum» verso la corte-giardino. Arredato e attrezzato con postazioni informatiche è dedicato all’incontro e al ristoro sia della comunità universitaria che di quella dei residenti
Veduta del «Forum» verso la corte-giardino. Arredato e attrezzato con postazioni informatiche è dedicato all’incontro e al ristoro sia della comunità universitaria che di quella dei residenti

Così, poche ma incisive soluzioni rafforzano la valenza urbana del campus e trasformano il rapporto tra città e università che non si nasconde più dietro le antiche mura in pietra e dentro i cortili privati dei vecchi College, ma si apre con una piazza pubblica ed un fronte trasparente che rigenera le relazioni umane e sociali.

Veduta dei percorsi interni: i piani presentano diversi trattamenti cromatici per agevolare l’orientamento
Veduta dei percorsi interni: i piani presentano diversi trattamenti cromatici per agevolare l’orientamento

Questa impostazione del piano urbanistico viene ribadita nel concept architettonico che si articola con un volume centrale vetrato, detto «the box», penetrato da quattro volumi massivi stretti e lunghi, detti «the pegs» e cioè, l’«Abercrombie», il «Colonnato», la «Biblioteca» e il «Centro Didattico» che termina con il volume della mensa con un affaccio sconfinato su di un parco di 25 ettari.

Veduta dei percorsi interni: i piani presentano diversi trattamenti cromatici per agevolare l’orientamento
Veduta dei percorsi interni: i piani presentano diversi trattamenti cromatici per agevolare l’orientamento

La simbologia è evidente: al centro si trovano le attività aggregative e culturali, cioè il Forum e l’Auditorium da 350 posti che costituiscono il «cuore» dell’Università, da cui si diramano, come «frecce», i quattro nuovi edifici per la didattica.

Veduta dell’Atrio dell’Abercrombie che ospita la Facoltà di «Tecnologia, Design e Ambiente» e la Scuola di Architettura. Ponti aerei vetrati collegano i due blocchi: a sinistra, il nuovo ampliamento; a destra, la facciata restaurata dell’edificio preesistente
Veduta dell’Atrio dell’Abercrombie che ospita la Facoltà di «Tecnologia, Design e Ambiente» e la Scuola di Architettura. Ponti aerei vetrati collegano i due blocchi: a sinistra, il nuovo ampliamento; a destra, la facciata restaurata dell’edificio preesistente

La composizione rispetta il rigore Razionalista ma, al tempo stesso, instaura dialoghi spaziali fluidi e sofisticati in grado di trasformare gli ambienti in un susseguirsi di eventi scenografici che superano le tradizionali gerarchie funzionali.

Veduta interna dell’Abercrombie. Generosi tagli all’interno del volume  consentono alla luce di penetrare l’edificio e alle funzioni di creare relazioni visive
Veduta interna dell’Abercrombie. Generosi tagli all’interno del volume consentono alla luce di penetrare l’edificio e alle funzioni di creare relazioni visive

In posizione baricentrica, il «Forum» è un catalizzatore sociale dalla massima permeabilità: un invaso di oltre 20 metri di altezza che offre un’esperienza psico-sensoriale unica in cui le componenti materiche, cromatiche e illuminotecniche sono integrate con grande competenza estetica e tecnologica.

Veduta della facciata interna dell’Abercrombie dopo il restauro. La vecchia facciata è stata demolita e la griglia dei pilastri in cemento rivestita in legno di quercia
Veduta della facciata interna dell’Abercrombie dopo il restauro. La vecchia facciata è stata demolita e la griglia dei pilastri in cemento rivestita in legno di quercia

Un luogo aperto ma a scala umana che esalta i dettagli e le lunghe fughe prospettiche. Gli interni non sono quindi definiti da confini esclusivamente fisici ma sono connotati attraverso il trattamento dei piani, delle texture e della luce.

Veduta del Centro Didattico. Il rivestimento è composta da pannelli in fibro-cemento, vetro trasparente e colorato. Lo studio delle cellule modulari ha tenuto conto della flessibilità, dell’illuminazione e ventilazione naturale interna
Veduta del Centro Didattico. Il rivestimento è composta da pannelli in fibro-cemento, vetro trasparente e colorato. Lo studio delle cellule modulari ha tenuto conto della flessibilità, dell’illuminazione e ventilazione naturale interna

Con questo spirito, ampie superfici in cemento faccia a vista sono accostante a pannelli opachi e trasparenti, tagliati da cornici in legno e corten.

Primo piano del rivestimento del Centro Didattico a cellule prefabbricate
Primo piano del rivestimento del Centro Didattico a cellule prefabbricate

Questa cura dell’interior, che avvicina l’architettura al design, è possibile anche grazie alla prefabbricazione dei componenti e a processi di industrializzazione che hanno richiesto oltre 3500 disegni tecnici, mock-ups ed un esteso impiego di software di modellazione tridimensionale.

Veduta dei ponti vetrati colorati che brillano come gemme nell’Atrio dell’Abercrombie. Sono composti da triplo vetro strutturale con travi di 2 metri di profondità e luce di 6 metri
Veduta dei ponti vetrati colorati che brillano come gemme nell’Atrio dell’Abercrombie. Sono composti da triplo vetro strutturale con travi di 2 metri di profondità e luce di 6 metri

Non vi è quindi solo un rinnovamento del linguaggio, ma un profondo cambiamento nel modo di concepire e gestire il percorso progettuale che si esprime attraverso una costante integrazione delle discipline e una continua interfaccia tra progettisti, consulenti e aziende.

Veduta del fronte d’ingresso e scorcio del blocco della Biblioteca
Veduta del fronte d’ingresso e scorcio del blocco della Biblioteca

Ecco come l’estetica contemporanea non possa prescindere anche dall’affermazione di una nuova etica. L’architettura non è più basata su astratte regole di disegno compositivo ma su condizioni ambientali e sociali su cui è auspicabile trovare anche nuove convergenze umane ed economiche. Questo sforzo olistico di globale rifondazione disciplinare è stato riconosciuto all’unanimità dalla critica britannica che ha premiato con i suoi più ambiti riconoscimenti il nuovo campus dell’Università di Oxford Brookes.

 

Breeam Eccellente: Perché?
Il nuovo campus è «clean, lean, green»: rispetta cioè tutti i principi che gli sono valsi la valutazione Breeam Eccellente. Lo slogan enfatizza l’importanza del risparmio energetico, secondo l’etica che far consumare meno è più incisivo che far produrre energia ad un edifico energivoro e dispersivo.

Schizzo di progetto del campus
Schizzo di progetto del campus

Per ridurre al minimo la così detta «ecological footprint», i progetti architettonico, ambientale, strutturale e l’ingegnerizzazione delle facciate sono integrati fin dall’inizio con obbiettivi coerenti che hanno portato ad un risparmio energetico del 25% e ad un abbattimento di emissioni di CO2 di circa il 20 per cento, rispetto ad un edifico di equivalente complessità impiantistica e funzionale. I costi di investimento per raggiungere questo risultato saranno ripagati in sette anni di gestione. Questo tipo di progettazione si basa su almeno due presupposti: esteso impiego di software di simulazione energetica (tipo EcoTech); continue consultazioni con la Committenza che ha previsto 18 diverse categorie di utenze che hanno condiviso l’impostazione del progetto in funzione della gestione e delle destinazioni d’uso degli ambienti.

Diagramma della strategia ambientale riferita alla ventilazione naturale dell’Auditorium
Diagramma della strategia ambientale riferita alla ventilazione naturale dell’Auditorium

Un esempio di scelta integrata è il trasferimento dell’accesso al campus lungo la London Road che comporta l’orientamento a nord del nuovo fronte d’ingresso e consente quindi l’impiego di un esteso rivestimento vetrato (per il quale è comunque prevista la serigrafatura), che i progettisti ritenevano particolarmente idoneo all’impatto urbano del campus. Il valore dell’illuminazione, ventilazione e climatizzazione naturale è una priorità anche nell’Auditorium che si avvale di un sistema di raffreddamento passivo con sonde geotermiche installate sotto la piazza.

Assonometria che descrive la disposizione delle sonde geotermiche sotto la piazza e i flussi di circolazione dell’aria
Assonometria che descrive la disposizione delle sonde geotermiche sotto la piazza e i flussi di circolazione dell’aria

L’aria entra nel labirinto sotterraneo da griglie nelle panchine e tramite pompe viene direzionata all’interno dell’Auditorium; l’aria surriscaldata sale verso la torre centrale e viene espulsa attraverso camini eoilici. Lo stesso principio si applica alle facciate dove le griglie e i vuoti per le tolleranze nei giunti consentono all’aria notturna di attraversare l’edificio e raffreddare i nuclei inerziali. Molti altri sono i sistemi che completano la strategia sostenibile, tra cui: 1700 metri quadrati di coperture verdi; impianti a basso consumo con recupero del calore; sensori e controllo integrato della luce grazie al Building Management Systems (Bms); impianto di cogenerazione tipo Cchp che contribuisce ad una riduzione di emissioni di CO2 del 16 per cento; 600 metri quadrati di pannelli fotovoltaici che contribuisco ad un ulteriore 4 per cento; solo il 42 per cento di rivestimento vetrato complessivo; sfruttamento della massa termica grazie ad una struttura portante ibrida con elementi in c.a. prefabbricati e gettai in opera; recupero delle acque meteoriche; rivestimenti prestazionali in funzione dell’orientamento con facciate strette sui lati nord e sud e lunghe sui lati est e ovest. L’ingegneria ambientale dello studio Grontmij ha così guidato molte soluzioni strutturali e architettoniche.

 

L’ingegnerizzazione delle facciata
Il progetto rivoluziona il concetto di rivestimento che non è più quel nastro continuo che avvolge indifferentemente l’edificio ma un susseguirsi di superfici mutevoli che cambiano in risposta all’orientamento, alle funzioni interni e al tipo di utenti.

Primo piano del rivestimento dell’Abercrombie che adotta panelli in vetro e fibro cemento (GRC)
Primo piano del rivestimento dell’Abercrombie che adotta panelli in vetro e fibro cemento (GRC)

La modellazione termica (Tas) ha guidato l’ingegnerizzazione delle facciate che ha riguarda circa 30 prospetti e lo studio di 60 tipi di facciate per meglio rispondere alla loro architettura, struttura, impiantistica, sistema antincendio, pulizia e manutenzione. Sono stati prodotti prototipi al vero in officina per testare la resistenza al vento e alla tenuta d’acqua. Nel complesso, i sistemi tecnologici sono riconducibili alle seguenti tipologie: curtain wall montati in opera (stick system), sistemi a cellule prefabbricate (unitised system), facciate ventilate e rivestimenti in pietra. Sono stati impiegati materiali leggeri e pesanti, tipo: vetro trasparente, colorato e serigrafato; cemento fibro-rinforzato (Grc,13 mm di spessore); cellule prefabbricate multimateriche (2.00 mt x 4.00 mt) con parti apribili sia in modo manuale che automatico; brise-soleil vetrati apribili in copertura con infissi a spessore minimo. Queste innovazioni sono state rese possibile anche grazie all’impegno di imprese leader come la Focchi di Rimini e Laing O’Rourke specializzata nella produzione di elementi pesanti prefabbricati.

Design Engine

Richard Jibson, Rodney Graham, Richard Rose-Casemore di Partner Design Engine
Richard Jibson, Rodney Graham, Richard Rose-Casemore di Partner Design Engine

È lo studio fondato nel 1999 a Winchester da Richard Rose-Casemore, Richard Jobson e Rod Graham. Opera in diversi settori e a diverse scale, dalla pianificazione urbanistica alla progettazione architettonica, dal design alla grafica. Il tema della sostenibilità ambientale guida la filosofia di ogni progetto che mira a coniugare qualità, efficacia ed efficienza. Tra le principali opere si ricorda: l’Ambasciata Britannica in Yemen che ha ricevuto il RIBA International Award nel 2007; il complesso residenziale Roseville in St Peter Port premiato con i riconoscimenti del RIBA e del Civic Trust Housing Award; il Liceo Les Beaucamps in Guernsey ed il complesso St Alphege dell’Università del Winchester, insigniti dei Riba Awards nel 2012.

SCHEDA
Committente
Oxford Brookes University
Progetto
Design Engine Architects, capo progetto Richard Jobson
Strutture
Ramboll UK
Ingegneria ambientale, antincendio
Grontmij
Landscape
Land Use Consultants
Illuminotecnica
Speirs & Major
Segnaletica
Holmes Wood
Acustica
Sandy Brown Associates
Project manager e contabilità
Turner & Townsend
Impresa
Laing O’Rurke

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