Paesaggi Mirati

Si è conclusa ad Ameno la sesta edizione di Paesaggi Mirati, rassegna di architettura del paesaggio, promossa da Asilo Bianco e curata dall’arch. Elena Bertinotti di Da-A Architetti, parte del festival Studi Aperti, che ogni anno invita artisti, architetti e scrittori a lavorare sul territorio.

Tema dell’edizione 2013 il “Laboratorio diffuso”, ospitando progetti portatori di nuovi scenari e visioni e capaci di confrontarsi con il contesto paesaggistico e storico di Ameno.

Gli interventi sono stati presentati e installati all’interno degli spazi pubblici, in particolare nel parco neogotico Tornielli, nel parco giochi e nella piazza del Municipio, sul sagrato di San Bernardino e sull’area della chiesa di San Rocco.

In contemporanea, nelle sale di Villa Nigra a Miasino era visitabile la mostra “The Swiss Touch in Landscape Architecture” a cura di Michael Jakob. 

Di seguito i progetti realizzati

Parco Neogotico, foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Lorenzo Consalez, Laboratorio di Progettazione 2 del Politecnico di Milano, microcosmi meravigliosi: 20 unità di paesaggio, tasselli di masterplan capaci di sviluppare a fondo gli aspetti materici, biologici ed ambientali che trasformeranno il disegno generale nel racconto di un luogo reale. 20 teche trasparenti che ritagliano un pezzo di mondo in tre dimensioni, terreno ma anche atmosfera, montate su tralicci auto-costruiti di legno di recupero e sparsi nel parco. L’allestimento disegna un paesaggio che racconta gli scenari di altri possibili paesaggi.

 

Parco giochi, foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Es – Arch Enrico Scaramellini, green holes: un giardino nel giardino, un orto esclusivo. La piattaforma accoglie due sedute ed un piccolo piano di appoggio  costruendo un insolito paesaggio, di un bianco totale, che mette in evidenza l’elemento naturale: da ciò che viene coltivato all’interno dei vasi, alle foglie che cadranno in autunno. Una serie di buchi di diversa dimensione si riempiono di secchi dove crescono fiori, piante e ortaggi, per costruire un luogo dove i bambini possono interagire con la natura.

Piazza Marconi, foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Gianmaria Sforza e Gianluca Codeghini, bartleby: cosa fare dei mille residui di spazi indecisi, dimenticati, desolati? Bartleby è una mezzaseduta da giardino in cui innestare un asse di recupero, da appoggiare, eventualmente, anche ad altra cosa. Una seduta zoppa di cui esplorare i diversi usi una volta accomodati, ruotando a piacere il piano che diventa tavolino, leggio o semplice appoggio per brevi soste al sole ad occhi chiusi. L’installazione ospita anche un intervento sonoro dell’artista Gianluca Codeghini.

 

Parco Neogotico, foto Paolo Minioni

Blumerandfriends, dinamica: dinamica vuole “incarnare” il movimento della mente, dell’immagine, della comunicazione relazionandoli direttamente con il fisico. Una sella leggera con la memoria delle praterie e delle strade sterrate supportata da una leggera struttura tubolare in acciaio che è anteriormente appoggiata su un’ala semisferica, consentendo movimenti di rotazione articolati su un solo punto. dinamica va domata.

 

Porticato della Chiesa di San Bernardino, foto Francesco Lillo

Emilio Caravatti e Lorenzo Consalez, Laboratorio tematico Costruire naturale, uno spazio per progettare: gli studenti del Politecnico di Milano e i detenuti del Gruppo della Trasgressione della 2° casa di reclusione di Milano Bollate progettano insieme le carceri di domani. La collaborazione ha fatto sì che le sbarre del carcere diventassero una rete di progetti con i quali operare verso l’obiettivo cardinale: “tendere alla rieducazione” e restituire ai detenuti una dimensione progettuale, propria della natura dell’uomo, e che il carcere limita gravemente.

 

Parco Neogotico, foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Naba, Studenti del corso di Design di Marco Ferreri, felicità individuale e collettiva: la felicità è contraltare dell’infelicità. La luce esiste perchè esiste il buio. I classici ci insegnano come si abbia bisogno di infelicità per essere felici. Domanda: “Felicità, individuale e collettivo” … Gli studenti di Ma design Naba sono partiti da questa ricerca, e dopo un dibattito nell’atelier, ognuno ha concretizzato le proprie riflessioni in un progetto, in un prodotto, tangibile o astratto.

 

Centro incontro G. Cristina, ingresso Parco giochi, foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Paolo Mestriner, Massimiliano Spadoni e Andrea Savio, Laboratorio di Progettazione 1 del Politecnico di Milano, abitare il paesaggio ameno: il primo atto progettuale è l’esperienza fisica dell’abitare, il misurare il proprio corpo e lo spazio che lo contiene. Ci si accosta poi ai luoghi, al luogo che ci accoglie. Vuole dire anche avvicinarsi a qualcosa. Nell’avvicinamento troviamo la misura, la distanza. Ciò che sta tra. Camminare. Fare esperienza del paesaggio. Che poi vuole dire abitarlo, indossarlo.

 

Sala operaia in via Zanoni 6, foto Francesco Lillo, Paolo Minioni

A4A design, expo suite: Expo suite, un pacchetto di moduli in cartone riciclato predisposti per comporre alcuni mobili essenziali. Il kit è nato pensando all’EXPO 2015, in particolare agli arredi temporanei per gli alloggi degli addetti ai lavori del grande evento. Expo suite si prospetta come un’ipotesi praticabile perchè nasce da un materiale ecologico, versatile ed economico in tutte le fasi del processo produttivo, fino allo smaltimento.

Centro incontro G. Cristina, Piazza Cavalieri foto Paolo Minioni, Francesco Lillo

Civico 13 e Walter Visentin, l’abitar ameno: “Eppure, dell’antico splendore di Clarice non s’era perso quasi nulla, era tutto lì, disposto solamente in un ordine diverso ma appropriato alle esigenze degli abitanti non meno di prima.” Italo Calvino “Le città invisibili” . Un progetto negli spazi della transizione tra la dimensione pubblica delle piazze e dei giardini, e quella intima dei palazzi di Ameno, ripensando i materiali di recupero in aggregazioni emozionali per nuove forme di ospitalità della città.

 

Ex Centro anziani in via Ducloz, foto Francesco Lillo

Ghigos, apparecchiare la città: nasce la prima collezione del marchio “Lago Maggiore Casalinghi”, realizzata non da un unico soggetto, ma da una più ampia rete di realtà produttive che rappresentano uno degli storici distretti industriali italiani. Le aziende hanno fatto sistema collaborando insieme per la promozione dell’eccellenza del settore e per la diffuzione di un marchio, ponendosi come testimonial dell’intelligenza e della creatività del Made in Italy.

 

Ex Centro anziani, foto Francesco Lillo, Paolo Minioni

Argent de Posh, officina: una collezione di 6 oggetti realizzati da 26 studenti del Politecnico di Torino, provenienti da Cina, Italia, Macedonia e Venezuela. Attraverso incontri collettivi e fasi di progettazione a tavolino, l’obiettivo è stato quello di offrire ai designer l’opportunità di sperimentare ed apprendere le tecniche di lavorazione direttamente dall’artigiano con cui hanno lavorato in tandem, e che ha contribuito alla realizzazione degli oggetti.

 

 

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO