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Palestra comunale a Bulciago - Dario Cazzaniga e Franco Gerosa

bulgiago

L'edificio, con un solo piano fuori terra e i locali di servizio parzialmente interrati, permette di definire gli spazi soprastanti come un continuo pedonalizzato che si raccorda con il terreno circostante

F.L. Adolfo Baratta

Nel recente progetto per la palestra polifunzionale realizzata in un'area periferica del piccolo Comune lecchese di Bulciago, il tema del rapporto con il paesaggio e la variazione altimetrica del terreno è affrontato con una soluzione che caratterizza il luogo e gli restituisce un aspetto contemporaneo. Semplicità e trasparenza sono le prime proprietà che vengono in mente per descrivere un'opera caratterizzata da un sofisticato minimalismo che si attiene alle specificità del sito con una chiara articolazione volumetrica: il concetto di architettura skin and bone di Ludwig Mies van der Rohe e Philip Johnson può essere applicato anche a questo edificio, che, come una terrazza panoramica, rappresenta un punto di osservazione privilegiato sul paesaggio circostante.
L'impianto sportivo emerge da una collina che, da anni, costituisce la testata naturale al tappeto verde di un campo di calcio e si inserisce in un contesto caratterizzato da una strada provinciale che, lambendo la collina stessa, separa i campi di grano e il campo di calcio dalle nuove costruzioni residenziali.
Cazzaniga e Gerosa, progettisti attivi in Lombardia da più di tre decenni, hanno realizzato un edificio che valorizza la sua posizione utilizzando il naturale andamento del terreno, rispettando la conformazione orografica del luogo dal punto di vista sia dell'impianto urbanistico complessivo sia
dello sviluppo dimensionale dei prospetti e delle
sezioni.
Compatibilmente con le esigenze organizzative e funzionali, l'edificio fuoriesce di un solo piano fuori terra, mentre i locali destinati a vani accessori e servizi sono parzialmente interrati: tale soluzione ha consentito di definire gli spazi soprastanti come un continuo pedonalizzato, una terrazza coperta raggiungibile attraverso percorsi e piani inclinati che si raccordano con l'andamento del terreno. Dagli angoli della collina, dove si trovano le rampe che permettono una rapida affluenza e defluenza degli spettatori, parte un sistema di connessione a scale che è l'invito al primo piano della palestra; qui, dopo aver attraversato una piazza verde, gli spettatori possono trovare posto sulle tribune intorno al campo.
Sopra la terrazza naturale poggia il volume della palestra polifunzionale, reso permeabile alla vista e alla luce grazie a un involucro completamente trasparente, a conferma della volontà di dialogare con l'ambiente circostante. Nella sua visione frontale, l'immagine architettonica della grande copertura metallica, una linea orizzontale chiaramente identificabile anche da una certa distanza, è quella di un elemento leggero sospeso su un volume trasparente, unici elementi emergenti dell'intero edificio. La palestra, infatti, è dominata da un involucro trasparente, tanto che, nelle strutture verticali, il pieno è limitato alle sole funzioni per le quali non è possibile rinunciare a una superficie opaca (vani tecnici e di servizio) o alla massa del calcestruzzo armato gettato in opera (struttura).
L'impostazione planimetrica rispecchia, nel suo orientamento e nelle sue rigorose assialità, la centralità funzionale e distributiva della nuova palestra all'interno del complesso sportivo. La vocazione funzionale della struttura, in un progetto che risponde alle indicazioni dimensionali e funzionali prescritte dalla normativa vigente emanata dal CONI, è uno spazio polivalente per competizioni sportive che si sviluppa in una superficie complessiva di 2560 m2.
Al primo livello, posto a quota +1,05 m, si trova uno spazio polivalente per competizioni al chiuso di dimensioni 22x38 m, comprendente un campo per le competizioni di pallavolo (9x18 m), pallacanestro (15x28 m) e calcetto (16x32 m).
Gli spogliatoi e i servizi igienici sono collocati allo stesso livello, così da consentire agli atleti di passare direttamente dai campi da gioco interni al campo di calcio esterno. Sono presenti coppie di locali spogliatoio per atleti, istruttori, personale, tutti con servizi igienici e docce, un locale per il pronto soccorso dotato di proprio servizio igienico, un locale deposito attrezzi con accesso anche ai mezzi meccanici e una sala di preatletismo. Al secondo livello, posto a quota +4,40 m, si trovano una tribuna dimensionata per una capienza totale di 500 spettatori, i servizi igienici aperti al pubblico, un bar con relativi servizi e il locale centrale termica. Inoltre, sono stati lasciati al rustico due locali che potranno essere utilizzati come eventuali futuri spogliatoi dei nuovi campi da tennis e del campo di calcio in sostituzione di quelli esistenti. La semplicità della distribuzione interna trova sostanziale arricchimento spaziale nelle connessioni visuali che si stabiliscono tra lo spazio interno e lo spazio esterno attraverso la trasparenza determinata dalla pressoché totale apertura ottenuta con l'impiego di superfici perimetrali vetrate a tutta altezza. Attraverso il progetto vengono confermati criticamente i fondamenti della forma architettonica: funzionalità ed estetica. Si realizza, quindi, una architettura che, a partire dal suo nucleo più specifico (la palestra), sviluppa una concezione “miesiana” nell'uso consapevole delle tecniche costruttive e dei materiali come strumento per definire il carattere dell'architettura, facendo del rigore compositivo il fondamento del progetto. La chiarezza distributiva, l'esatta misura e il rapporto tra esterno e interno determinano un insediamento al contempo riconoscibile e integrato: emerge la capacità degli architetti di progettare un edificio classico, senza tempo, consapevolmente moderno, ma che non scade negli estremismi di molta produzione “contemporanea”.

Struttura e forma
La forma architettonica regolare implica un rapporto superficie/volume particolarmente vantaggioso, fattore che contribuisce alla contrazione dei consumi energetici. Ma, come spesso succede per l'architettura sportiva, l'edificio è fortemente caratterizzato proprio dalla sua struttura portante. L'orizzontamento di copertura è costituito da pannelli di lamiera grecata di acciaio zincato che poggiano su mensole metalliche triangolari: il sistema permette di creare una struttura di grande luce (circa 24,50 m), senza quegli appoggi intermedi che male si addicono a uno spazio che non può contenere, per la sua specifica destinazione d'uso, interferenze e interruzioni. La stessa sagoma della copertura segue l'andamento delle forze che scaricano sugli appoggi verticali: quest'ultimi sono costituiti da 13 portali, i cui pilastri di calcestruzzo armato faccia a vista hanno un diametro di 40 cm e sorreggono delle travi, di calcestruzzo armato precompresso, con altezza variabile di 130-145 cm. I pilastri scandiscono lo spazio dell'opera architettonica: si infittiscono per effetto della prospettiva e, dal punto di vista visivo, interrompono il grande spazio vuoto centrale, dando una dimensione virtuale meno monumentale. Per come è stata progettata la palestra, con il campo centrale, gli spazi fra pareti vetrate e pilastri fungono da percorsi perimetrali e da agevoli accessi, garantendo al contempo la sicurezza e la buona evacuazione degli spettatori alla fine degli eventi sportivi. La struttura così concepita conferisce alle facciate una forma rigorosa che, senza essere stravagante, alleggerisce e dà risalto alla linearità dei piani orizzontali. Inoltre, per le facciate esposte a est e ovest, le grandi superfici trasparenti, che massimizzano gli apporti di luce durante il periodo invernale, possono usufruire, nelle stagioni più calde, delle ombreggiature riportate dall'orizzontamento della copertura che, grazie al forte aggetto (circa 2,80 m), mette in ombra tutta la facciata.