Pipesky, il nuovo habitat collettivo di D’Emilio, De Francesco, Faralli e Sforza

Pipesky è un progetto legato alle esigenze locali: nell'immagine la costa della baia di San Francisco
Pipesky è un progetto legato alle esigenze locali: nell’immagine la costa della baia di San Francisco

Un grattacielo modulare, adattativo rispetto a un habitat in evoluzione, concepito come infrastruttura ambientale in grado di ospitare comunità nomadi e molteplici attività basate sull’uso dell’acqua.

Espansione termica degli oceani e scioglimento delle calotte glaciali, accompagnati da mutamenti dei fenomeni climatici, sono fra gli effetti attesi del riscaldamento globale: secondo stime autorevoli, entro la fine del secolo il livello medio dei mari sarà cresciuto di almeno un metro.

La rete di tubazioni alimenta e sostiene differenti attività e funzioni sociali, ambientali e tecniche
La rete di tubazioni alimenta e sostiene differenti attività e funzioni sociali, ambientali e tecniche

La trasformazione delle coste è una costante nella storia dell’umanità, ma questi cambiamenti non hanno mai assunto l’odierna portata planetaria, né la tecnologia pre-industriale poteva offrire soluzioni utili a favorire la convivenza con un ambiente naturale in così rapida trasformazione.

La sfida di quattro giovani progettisti italiani consiste proprio nel tentativo di trasformare l’abbondanza d’acqua – e il suo catastrofico potenziale – in un valore ecologico per la società del futuro, la cui sopravvivenza si baserà su un diverso rapporto con l’elemento più diffuso sulla superficie terrestre.

Diverse tipologie di impianti convivono con le funzioni urbane creando un habitat in costante divenire. La massa d'acqua contenuta nei circuiti e nei serbatoi svolge una funzione statica stabilizzante
Diverse tipologie di impianti convivono con le funzioni urbane creando un habitat in costante divenire. La massa d’acqua contenuta nei circuiti e nei serbatoi svolge una funzione statica stabilizzante

Pipesky è tutto questo: una struttura modulare a sviluppo verticale, capace di raccogliere e conservare al proprio interno enormi masse d’acqua, rigenerandole e utilizzandole per gli usi più diversi grazie a tecnologie sostenibili, al servizio delle comunità locali come di persone e gruppi migranti.

Una delle aree di stazionamento delle Shuttle House, disposte a diverse su vari livelli di Pipesky
Una delle aree di stazionamento delle Shuttle House, disposte a diverse su vari livelli di Pipesky

Lo scheletro portante della costruzione è esso stesso un’enorme, intricata, rete di condotte e tubazioni che sollevano e trasportano l’acqua verso serbatoi e contenitori, impianti di dissalazione, filtrazione e fitodepurazione, piscine e acquari, colture idroponiche e sistemi di monitoraggio ambientale.

La Shuttle House è un veicolo abitativo per persone, famiglie e gruppi nomadi
La Shuttle House è un veicolo abitativo per persone, famiglie e gruppi nomadi

Ma questo complesso apparato tecnologico non è solo una gigantesca infrastruttura idraulica eco-compatibile, che produce acqua pulita, cibo, energia e ossigeno. Si tratta di un nuovo habitat collettivo, autonomo e in evoluzione, riconfigurabile a seconda delle necessità e delle opportunità. Pipesky rappresenta il possibile substrato di un nuovo equilibrio, aperto e dinamico, tra l’uomo e la natura, un’architettura reattiva e adattiva che vive, cresce e si trasforma grazie all’auto-regolamentazione dei sistemi e alle sinergie fra ambiente e tecnica.

 

Giuseppe D’Emilio, Gaetano De Francesco, Rosamaria Faralli, Liborio Sforza

progettistiArchitetto, designer e artista, Giuseppe D’Emilio ha collaborato con differenti realtà professionali italiane e e ha esposto le sue opere in diverse galerie ed eventi. Dottorando in architettura, Gaetano De Francesco ha lavorato presso Ian+, X-Topia, Coffice e Perraudin Architectes, curando articoli e saggi su magazine on-line e riviste di settore. Appassionata di fotografia, Rosamaria Faralli è specializzata in modellazione e rendering avanzato e ha partecipato a numerosi concorsi, laboratori ed esposizioni. Liborio Sforza combina le proprie esperienze professionali con la passione per le arti grafiche, la tecnologia e il design, specie nel settore della prototipazione. Tutti  sono membri del gruppo di ricerca nITro (New Information Technology Research Group), allo scopo di ideare modi flessibili e diversi di progettare e vivere lo spazio nell’era dell’information technology. Giuseppe D’Emilio, Gaetano De Francesco e Rosamaria Faralli hanno recentemente fondato D.make, studio multidisciplinare di architettura, design e arte.

 

 

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