Plaça dels Països Catalans di Albert Viaplana Veà

Una pergola e un baldacchino momnumentale sono gli elementi che compongono la piazza (foto di Paolo Favole)

Uno tra i primi spazi che hanno fatto scuola a Barcellona, e che ha avuto un eco internazionale nei primi anni Ottanta, la plaça dels Països Catalans si trova in una delle aree più caotiche della città. Come scrissero gli autori del progetto «provammo una sensazione di desolazione, e chi conosce come fosse la zona dove ci trovavamo a intervenire saprà il perché».

Pergola e badacchino lasciano filtrare la luce, porprio come fanno gli alberi con le foglie (foto Paolo Favole)

Un luogo dai contorni irregolari, degradato, al lato della stazione e di una fabbrica abbandonata. I progettisti disegnano uno spazio di grande forza concettuale, discreto nel disegno; una “piazza dura”, con una pavimentazione lapidea uniforme e continua, una zona di passaggio, priva di verde e di elementi che facciano riferimento a un’idea di centralità, dove il passante completa l’opera con la sua presenza.

Il baldacchino poggia su sedici colonne metalliche con una base in granito (foto di paolo Favole)

Pochi elementi di grande impatto sono la base del nuovo paesaggio: un gioco di fonti d’acqua integrate nella pavimentazione, una sorta di camminamento coperto da una pensilina di forma ondulata che evoca la superficie del mare, e il volume cubico definito dalla maestosa pergola dalle linee rette che la sovrasta.

Prospettiva della plaça dels Països Catalans

Linee e volumi creati con strutture metalliche ridotte al minimo, colonnine esilissime e copertura realizzata con un foglio di lamiera perforata di rame che proietta un’ombra allungata, mai opaca, di giorno, e che si presta a giochi di luce in presenza di luce artificiale.

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