Plessi Museum, un dolmen in autostrada

L’ampia copertura costituisce uno degli elementi più significativi tra il museo e il paesaggio circostante

Infrastrutture, aeroporti, stazioni e centri commerciali, i cosiddetti “non luoghi”, sono senza dubbio i nuovi spazi della socialità, i luoghi pubblici della città contemporanea che hanno sostituito nel tempo piazze e strade, in origine deputate ad essere il cuore delle nostre città storiche. Proprio per far fronte a questo ruolo cardine all’interno del tessuto urbano, i nuovi luoghi devono continuamente aggiornarsi, dare vita a un mix funzionale eterogeneo ma integrato, accrescere il proprio appeal con iniziative e servizi, così da diventare concretamente polo d’attrazione dei flussi di umanità che vive e si muove, lavora e si diverte.

Il museo è come una grande teca di cristallo sovrastata da un’imponente copertura

È quanto è successo al Passo del Brennero, in prossimità del luogo in cui sorgeva la dogana autostradale tra Italia e Austria, un tempo terra di confine tra il mondo latino e quello germanico: il Plessi Museum, ideato dall’artista Fabrizio Plessi e progettato da Carlo Costa, è il primo esempio in Italia di spazio museale in autostrada. Si tratta senza dubbio di un intervento insolito per molti aspetti, tipologici e formali, ma che si inserisce in un programma di attenzione al territorio, sensibilità al contesto e all’integrazione tra tecnologia e cultura che da sempre contraddistingue una delle più importanti arterie di collegamento tra il nostro Paese e l’Europa. Già alla fine degli anni Cinquanta la Società Autostrada del Brennero si distinse per la particolare attenzione progettuale che venne riservata alla cura dei dettagli (dalle decorazioni vegetali lungo i bordi autostradali o presso le aree di sosta, all’utilizzo dell’acciaio corten per la realizzazione dei sicurvia, diventato uno dei principali tratti distintivi dell’A22), mentre più recentemente è stato affrontato il tema della sostenibilità energetica con l’utilizzo di strutture ad alta efficienza e di una particolare barriera antirumore fotovoltaica in grado, al contempo, di proteggere gli abitati dai rumori e di fornire energia elettrica pulita.

L’originale copertura è interamente rivestita di acciaio corten

Oggi il Plessi Museum rende la sosta autostradale l’occasione per un’insolita esperienza culturale ed estetica, diventa essenziale strumento di valorizzazione del territorio, trasforma un luogo di divisione in uno spazio di condivisione, connessione e incontro. Quale occasione migliore perciò per indagare il personalissimo dialogo di Fabrizio Plessi tra ricerca tecnologica e natura, per esporre video, disegni e installazioni che testimoniano la vorace creatività dell’artista emiliano, ma veneziano d’adozione.

La sala, a tutta altezza, è come una piazza coperta, una moderna agorà, un nuovo luogo pubblico di socialità (foto di Oskar Da Riz, Archivio Autostrada del Brennero)

Il museo, che ospita oltre agli spazi espositivi, una sala convegno e un punto di ristorazione, si sviluppa per una superficie complessiva di circa 13mila metri quadrati, assumendo le sembianze di una grande teca di cristallo rettangolare (55×30 m) sovrastata da un’ampia copertura che mette in relazione l’architettura con il paesaggio circostante. Tavoli, sedute, banconi da lavoro, scaffali in acciaio corten sono stati disegnati da Plessi per mettere in scena l’esclusivo rapporto tra video e acqua, filo conduttore di tutto lo spazio.

Fabrizio Plessi, artista

«Penso che il video formi con l’acqua un binomio perfetto: l’acqua è un elemento cangiante, antico, ancestrale primordiale, il video è un elemento della contemporaneità: entrambi sono fluidi, instabili. Entrambi emanano un bagliore azzurro […]. L’acqua divenuta ora digitale grazie alla magia delle nuove tecnologie, continuerà a scorrere per l’eternità, luminescente e viva, capace di rapirci e stupirci come l’acqua seicentesca delle fontane romane. Dunque il miracolo dell’arte si continua a ripetere come un instancabile replay della storia».

La grande installazione, protagonista dello spazio principale

La grande sala a tutt’altezza diventa una moderna agorà, una piazza coperta concepita come un vero e proprio spazio museale nel quale, attraverso le più moderne tecnologie, percepire la forza creatrice della natura. Vi sono ospitate le sculture di luce, la biblioteca di acciaio corten che raccoglie alberi e non libri, solcati dall’ininterrotto fluire digitale dell’acqua, oltre alla grande installazione che l’artista aveva realizzato nel 2000, in occasione dell’Expo di Hannover, pensata per celebrare l’Euregio, il progetto comune di collaborazione transfrontaliera delle regioni che componevano il Tirolo storico.

Pianta del piano terra (foto di Carlo Costa)

È una scultura che unisce tre composizioni rappresentanti le province di Trento, Bolzano e Innsbruck, concepita come un paesaggio montano artificiale: un ambiente alpestre da attraversare e da vivere tecnologicamente dall’interno. L’opera, proprio per questi suoi significati, viene acquistata dalla Società Autostrada del Brennero con la volontà di collocarla simbolicamente al Passo del Brennero, ed è stata il motivo principale per cui è stato costruito questo etereo ma concreto “recinto per l’arte”, il Plessi Museum appunto.

Interno dello spazio espositivo. In primo piano i tavoli che ospitano i disegni (foto di Oskar Da Riz, Archivio Autostrada del Brennero)

La sala conferenze è invece destinata a diventare la sede privilegiata per incontri culturali e istituzionali che riguardano le relazioni tra mondo italiano e mondo germanico. Le grandi superfici vetrate, che definiscono l’involucro dell’edificio, permettono la completa permeabilità visiva e la perfetta compenetrazione tra elemento naturale e artificiale. Lo splendido paesaggio penetra nell’edificio, dialoga con i materiali e le superfici dal design essenziale e contemporaneo e amplifica l’idea di landmark territoriale, di “porta aperta” verso il mondo mitteleuropeo che aspetta chi valica il confine.

Pianta del secondo piano (foto di Carlo Costa)

Il museo appare a chi arriva dall’autostrada come un dolmen di pietra, acciaio e vetro piovuto dal cielo, ma presto al suo interno rivela quel carattere di spazio fluido che interpreta l’originaria concezione del passaggio, ma che la riattualizza aggiungendo il momento della sosta e della contemplazione, un luogo eccezionale, nel quale vivere un’esperienza unica, tra memoria e futuro, tra artificio e natura, tra capacità di guardarsi dentro e volontà di dialogare con gli altri.

di Sabrina Piacenza
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