Qualità, sostenibilità, innovazione. I vettori della ripresa

 

Numeroso ed eterogeneo, per estrazione ed esperienze professionali, il gruppo delle ospiti in rappresentanza delle oltre 225mila donne operanti nel settore: libere professioniste con cariche in associazioni di categoria, imprenditrici, manager e dirigenti, attive in aziende produttrici di sistemi, materiali, macchine, attrezzature e nelle imprese di costruzione, oltre a esponenti del mondo della comunicazione e alle responsabili delle direzioni editoriali delle testate specializzate.

 

«L’edilizia ha bisogno di individuare nuove vie di sviluppo, nuove fonti di cultura, di conoscenza e di formazione e credo che le donne possano e debbano favorire il salto qualitativo necessario a superare questi anni di difficoltà» Giuseppe Nardella, presidente di Tecniche Nuove

Dopo il benvenuto di Giuseppe Nardella, presidente di Tecniche Nuove, che ha aperto i lavori affermando: «l’edilizia ha bisogno di individuare nuove vie di sviluppo, nuove fonti di cultura, di conoscenza e di formazione e credo che le donne possano e debbano favorire il salto qualitativo necessario a superare questi anni di difficoltà», il dibattito è stato aperto da Stefania Borghini, docente del dipartimento di marketing presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano, che ha esposto dati e risultati della ricerca “Il tocco delle donne nel marketing”, esortando le partecipanti a mettere a frutto le proprie competenze anche nei settori eminentemente tecnici, soprattutto negli ambiti più evoluti connessi alle nuove tecnologie eco-sostenibili, oggi di rilevanza strategica per il mercato nazionale ed europeo. I contributi sono stati curati da esponenti del mondo accademico, delle professioni e delle associazioni di categoria – alle  quali abbiamo dedicato specifici approfondimenti –  e da donne che ricoprono ruoli importanti in aziende attive nei settori della produzione dei materiali da costruzione e delle macchine per l’edilizia.

Il tocco delle donne

Stefania Borghini, docente del dipartimento marketing all’Università Commerciale L. Bocconi

L’intervento di Stefania Borghini, docente del dipartimento marketing all’Università Commerciale L. Bocconi, “Il tocco delle donne nel marketing” ha aperto i lavori della giornata. «Mi occupo da anni di ricerca nell’ambito del marketing “business to business”: si tratta di un ambito tradizionalmente di dominio maschile, nel quale le notevoli competenze tecniche necessarie spesso indirizzano l’attività verso gli aspetti legati al prodotto e all’evoluzione tecnologica.  Autorevoli ricerche statunitensi sul ruolo delle donne nel marketing hanno verificato che la presenza femminile sfiora il 50 per cento ed evidenziano come non ci siano grandi diversità dal punto di vista del livello di formazione. Sebbene non esista un vero e proprio “gender gap”, le donne sono più orientate verso gli studi umanistici mentre gli uomini prediligono quelli tecnici. Perciò i percorsi aziendali nel “business to business” hanno portato gli uomini a occupare le posizioni dominanti, indicativamente il 70 per cento. Di conseguenza, anche nel nostro Paese, la vera sfida è mettere a frutto le competenze delle donne.Queste ultime esprimono il proprio talento soprattutto nelle attività di comunicazione e di comunicazione creativa (eventi, open house…), dimostrando maggiori attitudini organizzative perché sono in grado di mettere in campo diverse competenze allo stesso tempo: da una parte la capacità di saper fare calcoli, dall’altra l’intuizione, la sensibilità, l’attenzione al dettaglio e al mondo relazionale, che più mancano agli uomini. Il salto da fare consiste nel mettere a disposizione le proprie competenze nelle sfere che sono sempre state di dominio maschile, come lo sviluppo di nuovi prodotti e nuove tecnologie».

Valeria Bottelli, consigliere segretario dell’Ordine Architetti Pcc della provincia di Milano

L’innovazione è fondamentale
«Dei 144.824 architetti operanti in Italia, 11.867 sono concentrati nella provincia di Milano – spiega Valeria Bottelli, Consigliere Segretario dell’Ordine Architetti Pcc della Provincia di Milano – , una realtà significativa e, nonostante alcune peculiarità, rappresentativa del panorama nazionale. Il 46,6% degli iscritti è di sesso femminile: la leggera preponderanza degli uomini è risultato della prevalenza maschile fra gli iscritti di età più avanzata, fenomeno presente praticamente ovunque in Italia. Non esiste, perciò un “gender gap” dal punto di vista dell’accesso alla formazione accademica e post-universitaria e ai titoli abilitanti allo svolgimento della professione. Per ciò che riguarda gli ambiti di sviluppo, in generale si registra una maggiore presenza di donne architetto nei settori dell’architettura d’interni e della ristrutturazione, in ragione sia della maggiore possibilità d’accesso a queste commesse attraverso reti di relazioni personali, sia della prevalenza degli aspetti creativi rispetto a quelli tecnici. Non si può però affermare che esista un interesse prevalente delle donne nei settori citati. Anzi, bisogna sottolineare che la presenza femminile è sicuramente meno numerosa in alcuni settori (grandi opere, interventi di restauro, progettazione strutturale e impiantistica) nei quali, normalmente, i compensi per l’attività professionale sono più elevati.

Allestimento della mostra per bambini “Vietato non toccare” dedicata a Bruno Munari, presentata alla Triennale di Milano. Il progetto è dello studio di architettura Bdgs, di Milano, composto da sole donne

Secondo i dati Inarcassa, infatti, mediamente il fatturato delle libere professioniste è circa la metà di quello dei colleghi maschi, in tutte le fasce d’età tranne i pensionati e i giovanissimi. Si tratta di dati stabili da anni, che evidenziano una “debolezza” intrinseca da parte delle donne che vogliono avere una famiglia rispetto alle modalità di esercizio dell’attività. Quali sono

«La sostenibilità edilizia e l’innovazione nascono dalla ricerca. E la ricerca è alla base dell’analisi dello stato di fatto, fondamento imprescindibile per la progettazione architettonica ed edilizia»
Francesca Malerba, direzione editoriale Progettarearchitetturacittàterritorio e Il Commercio Edile

le cause di questa situazione? I motivi principali sono la ridotta dimensione media degli studi professionali e la difficoltà nella conciliazione dei tempi lavoro-famiglia, condizioni che accomunano l’intero mondo professionale italiano. Nel nostro Paese, infatti, la grande maggioranza degli studi d’architettura sono piccoli e piccolissimi, non dispongono di una struttura organizzata e orientata in senso aziendale e si trovano a competere in un ambito limitato del mercato. In generale tutto questo non favorisce l’accesso a commesse di un certo rilievo e rende difficoltoso affrontare progetti di livello più complesso, basati su un serio approccio qualitativo e sostenibile. Ovviamente i soggetti più colpiti sono i giovani e le donne. Quali sono le possibili soluzioni? In periodi di transizione la capacità di innovare è fondamentale. La nuova riforma delle professioni contiene importanti novità fra cui formazione continua, assicurazione obbligatoria e, soprattutto, abolizione delle tariffe professionali. Si tratta di cambiamenti notevoli, che non tutti sono preparati a fronteggiare. Un’opportunità in questo senso è offerta dalle tecnologie informatiche, che permettono oggi la partecipazione a reti, anche informali, di collaborazione professionale e facilitano l’attività professionale al di fuori dello studio.Sul fronte degli organi professionali di categoria, siamo impegnati soprattutto nell’attività di formazione. L’Ordine degli Architetti Ppc di Milano ha promosso un corso di management con la Sda Bocconi, allo scopo di fornire le competenze e gli strumenti necessari ad affrontare al meglio quegli aspetti strategici e organizzativi sempre più importanti per il futuro delle attività professionali, orientate ad assumere la forma di prestazione di servizi, e presso la propria sede propone da moltissimi anni corsi di formazione dedicati ai più diversi aspetti professionali, che vedono una grande partecipazione».

Mariangela Scotti,geometra e membro del Consiglio Nazionale dei Geometri

 “L’uomo” al centro della progettazione edilizia

«In generale ritengo che il futuro dell’edilizia consista nel rimettere l’uomo – inteso come umanità, sottolinea Mariangela Scotti,  geometra e membro del Consiglio Nazionale dei Geometri  – al centro della progettazione dell’edilizia, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine poiché, nonostante la parola “uomo” comprenda anche le donne, spesso i maschi tendono a dimenticarsene. Purtroppo le necessità delle donne sono poco considerate nel contesto e nell’organizzazione sociale. Siamo state la prima categoria professionale che si è data un sistema di formazione permanente, ma è normale che sia così perché siamo una delle categorie più deboli. E questo ci ha fatto aguzzare l’ingegno: abbiamo la formazione sperimentale dal 2006 e quella obbligatoria dal 2010. Ora la formazione sarà obbligatoria per tutte le professioni: sono molto soddisfatta dell’ultimo decreto in materia, che rende uniforme la formazione su tutto il territorio nazionale. Abbiamo cercato di fare tutto molto seriamente, ma si tratta di cambiare in profondità una mentalità molto radicata: sono fiduciosa nel risultato di questa battaglia, che non sarà facile né breve».

Alzare la qualità riducendo i costi

Gloria Domenighini,direttore generale Assimpredil Ance

«Sono stata la prima donna assunta come funzionario alla Confindustria di Brescia, ma credo che sia stato un vantaggio: avendo un carattere molto competitivo e aggressivo, ho dovuto tirar fuori il meglio di me stessa – ha esordito Gloria Domenighini, direttore generale Assimpredil Ance – Ritengo che le donne non abbiano bisogno di leggi che le difendano e trovo deprimente l’idea delle “quote rosa”.Non siamo una specie in via d’estinzione e, comunque, ci saremmo arrivate lo stesso. Nel settore delle costruzioni, ad esempio, ho promosso i temi dell’ambiente che, all’inizio, erano di assoluto disinteresse per gli uomini e che ora, invece, sono diventati centrali. Ho assunto molti giovani e ho creato più di una struttura, dando sempre dato molto spazio alle donne, ma non possiamo nasconderci che, quando le donne ottengono un contratto a tempo indeterminato, molte di loro si “siedono” e “spariscono” dall’azienda, creando serie difficoltà soprattutto nella gestione delle funzioni di leadership. Oggi il settore delle costruzioni è in una crisi molto diversa da quelle riscontrate nei cicli precedenti. Siamo in un mercato in riduzione – ovvero che non tornerà più ai livelli precedenti, nel quale si venderà meno – che si sta riconfigurando verso una nuova domanda di prodotto non ancora ben espressa dal mercato – perciò tutta da capire. Secondo le nostre indagini la sostenibilità è oggi il connotato fondamentale della domanda, ma la sostenibilità è sinonimo di qualità e quest’ultima, oggi, nessuno vuole pagarla. La vera scommessa del futuro è perciò alzare la qualità riducendo i costi, individuando quali strategie possono rispondere a questa domanda. Si tratta di un tema che richiede fantasia, innovazione e tecnica, che dev’essere affrontato assieme all’altro grande problema d’immagine dell’intero settore. Le imprese di costruzioni non hanno mai puntato a valorizzare il proprio brand: spesso il nome dell’impresa sfugge ai più e questa, oggi, è una debolezza. Non si tratta di una battaglia di genere, ma il genere femminile potrebbe avere quelle capacità che mancano alle nostre imprese edili».

Tecnologia, controllo dei risultati e “fiscalità verde”

Regina De Albertis,ingegnere e vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assimpredil Ance

Regina De Albertis, ingegnere e vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assimpredil Ance, rappresenta la terza generazione di impresa è sostiene che la presenza femminile nel settore edile rappresenta un valore aggiunto, in quanto la concretezza e la razionalità delle donne può incidere sul modello organizzativo e manageriale e la curiosità verso innovazione e ricerca. «Una recente ricerca sottolinea come la presenza delle donne in ruoli dirigenziali garantisca performance più alte, grazie a uno stile di management fondato sulla collaborazione e a un mix di competenze, caratteristiche e modalità complementari. Se riuscissimo a valorizzare queste opportunità, forse avremmo maggiori possibilità di uscita dalla crisi in quanto un maggior numero di donne occupate significa maggiori redditi, un aumento dei consumi e, di conseguenza, una maggior natalità. Nel mondo delle costruzioni le donne sono 225mila (14% degli occupati) in gran parte dipendenti: per il 67 per cento impiegate e poi tecnici, operaie semplici e specializzate, poche dirigenti, tante con partita Iva soprattutto nel settore del restauro e archeologia; quasi la metà lavorano con contratti part-time (dati Inps). In generale, le donne sono più disposte e pronte a investire nella bioedilizia e nel risparmio energetico, più convinte degli uomini che già da oggi, il mondo delle costruzioni deve orientarsi al recupero e alle ristrutturazioni dell’esistente in chiave di una maggiore sostenibilità e di una migliore vivibilità. Ma quali sono i punti sui quali noi donne dobbiamo puntare per il rilancio del nostro settore? Innovazione, tecnologia e controllo dei risultati: riqualificazione energetica e sostenibilità ambientale sono un’occasione per intervenire sul patrimonio costruito e possono innescare un nuovo mercato, quello della manutenzione programmata, basato su prodotti garantiti e con costi certi anche in fase di uso e gestione. Riqualificazione delle città: è una priorità strategica per il nostro Paese, che deve fare leva sulle risorse presenti nel territorio per dare un nuovo volto alle nostre città, innescando processi in cui l’incontro tra interesse pubblico e privato siano equamente bilanciati. Fiscalità “verde”: è uno strumento per lo sviluppo ma servono provvedimenti capaci di sostenere interventi di vera e propria sostituzione edilizia e di agevolare la riqualificazione energetica, nel quale la pubblica amministrazione dovrebbe dare l’esempio attivando un programma di valorizzazione del suo patrimonio immobiliare».
 

Maria Alessandra Segantini (C+S Associati), Visiting Professor alla Mit School of Architecture and PLanning: depuratore dell’acqua presso l’isola di Sant’Erasmo a Venezia

Fare rete partendo dalla professionalità

Marta Casiraghi, responsabile marketing Tecnasfalti

«Con le donne che ho incontrato sul mio cammino – dice Marta Casiraghi, responsabile marketing di Isolmant –  ho sempre lavorato bene, ma sono veramente poche. In compenso, proprio in questo periodo la mia azienda sta vivendo una rivoluzione “rosa” voluta dal titolare: oltre al marketing, anche la direzione della sezione ricerca e sviluppo è stata affidata a una donna, un fisico. Credo che le donne abbiamo una maggiore capacità di integrare, di capire quali sono le esigenze anche degli altri comparti dell’azienda. Dobbiamo cominciare a fare rete partendo dalle nostre aziende, dove troppo spesso si lavora per compartimenti stagni dimenticando l’obiettivo comune. In questo percorso di trasformazione la funzione del marketing è centrale, poiché può raccogliere le esigenze provenienti da tutti i comparti e rispondere con strumenti, attività e iniziative alle diverse necessità».

 

Olga Lualdi, titolare di Lualdi

Per Olga Lualdi, titolare di Lualdi(porte e prodotti d’arredo): «Le “quote rosa” non sono così necessarie: se lo vuole, una donna può trovare la sua strada. Personalmente non appartengo propriamente al mondo delle costruzioni, ma da esso dipendo e ad esso mi collego. Sono entrata in azienda quasi per caso poiché, per la mia generazione, la successione seguiva la linea maschile e, di conseguenza, le mie scelte personali erano state altre. Poi, per una serie di coincidenze, ho dovuto assumermi importanti responsabilità. Nonostante una delega completa e la fiducia dimostrata nei miei confronti, il mio percorso non è stato facile: nessuno mi ha regalato nulla e la mia posizione attuale l’ho sono conquistata lavorando duramente giorno per giorno».

Marzia Giusto, direttore generale di Nacanco

Anche Marzia Giusto, direttore generale di Nacanco, conferma che se anche l’azienda appartiene alla sua famiglia ha dovuto comunque lottare per lottare per emergere. «In azienda non percepisco la differenza fra uomo e donna: considero solo le competenze, senza disparità di trattamento. La gestione del lavoro avviene in forma collaborativa, non autoritaria, mediante riunioni settimanale con i capi-divisione nelle quali ci si ascolta reciprocamente, con umiltà e attenzione. Questa modalità di lavoro, dai tratti più femminili, sta progressivamente prendendo piede: anche la mia presidenza di Assonolo è un segnale significativo in questa direzione. Di contro, il mercato del noleggio è ancora poco sensibile rispetto ai temi più attuali come la sostenibilità».

 

Barbara Gnesin, responsabile marketing Komatsu Italia

Negli ultimi vent’anni ho assistito al passaggio da un’azienda padronale a una multinazionale, Barbara Gnesin,responsabile marketing Komatsu Italia(macchine movimento terra): «con una costante crescita tecnologica e sul fronte della sostenibilità. Il management aziendale è sempre stato maschile, ma qualcosa sta cambiando: l’azienda stabilisce a livello europeo tutte le attività di comunicazione e a capo c’è una donna. In pratica: la competenza è fondamentale almeno quanto la gestione delle relazioni, e i risultati di questo approccio sono stati estremamente soddisfacenti. Nel settore delle macchine movimento terra sono molto importanti la formazione e il rapporto con i clienti: abbiamo spinto verso la formazione e abbiamo creato la prima community degli operatori del movimento terra, arrivando fino all’impiego dei social media. A questa attività lavora oggi un gruppo di quattro giovani donne».

Maria Niederstätter, titolare di Niederstätter

A capo dell’azienda Niederstätter (noleggio macchine edili) siede Maria Niederstätter:

«Il cantiere a impatto zero può sembrare un obiettivo ambizioso anche se non impossibile. Si tratta di un modello di sviluppo sostenibile che tutti dobbiamo perseguire»
Daniela Grancini, direzione editoriale Macchine edili

«Sono entrata nel mondo dell’edilizia a vent’anni e i colleghi uomini mi hanno sempre detto che non poteva essere il mio mestiere,
ma non mi sono persa d’animo e, nonostante le difficoltà, ora l’azienda ha raggiunto importanti traguardi. Dal punto di vista strategico, ho cercato di introdurre nel nostro settore il meglio: questo mi ha consentito di lavorare bene anche con il mercato dell’usato e, in questo periodo, stiamo facendo molti affari con la Germania. Per l’azienda si è rivelata importantissima una corretta
impostazione del posizionamento sul mercato, alla quale ho lavorato con grande passione». 

Comunicazione e formazione

Daniela Origgi, direttore generale di DnArt Studio, agenzia di marketing e comunicazione e di Gruppo Lape

«Cambiare management inserendo una donna al vertice è una delle ricette per affrontare la crisi, – sostiene Daniela Origgi, direttore generale di DnArt Studio, agenzia di marketing e comunicazione e di Gruppo Lape – assieme ai valori tradizionalmente messi in campo dalle aziende del gruppo: qualità, innovazione, ricerca, sostenibilità, competenze (quindi formazione del personale, nella quale crediamo tantissimo) e comunicazione. Si tratta delle medesime qualità sulle quali è stato costruito il successo del gruppo. Quanto alla mia esperienza personale, ho fatto una scelta di sacrificio per poter raggiungere determinati obiettivi professionali, lavorando in Germania a capo di un gruppo di uomini più anziani di me. Posso perciò testimoniare che se una donna lo vuole, può arrivare dove desidera: spesso non sono gli uomini ad escluderci ma siamo noi a fare un passo indietro».

 

Adriana Spazzoli, operation merketing & communication director Mapei

Seguire le proprie ambizioni comporta certo dei sacrifici come sottolinea anche Adriana Spazzoli, Operational marketing & communication director di Mapei, che parlando delle sua esperienza personale: «Nel mondo dell’edilizia è normale lavorare fianco a fianco con operatori tecnico-commerciali che si interfacciano con i nostri clienti (tecnici anche loro), quasi sempre di sesso maschile. Il mio team è composto soprattutto da donne, in maggioranza giovani: siamo molto fiere delle nostre capacità e abbiamo delle ambizioni, ma tutto questo ci pone di fronte a dei sacrifici. In azienda ci sono molte colleghe specializzate in ambiti tecnici di altissimo livello: sono quasi tutte laureate in ingegneria e ottengono risultati e rispetto nella filiera dell’edilizia, perché dimostrano notevoli competenze e determinazione. Uno dei vettori principali del mercato attuale è la sostenibilità, ambito che richiede una forte propensione alla ricerca e all’innovazione. Queste ultime sono anche fattori strategici in una filiera composta prevalentemente da imprese di dimensioni piccole e piccolissime».

 

Vera Vaselli, marketing manager Brianza Plastica

Vera Vaselli è marketing manager di Brianza Plastica (coperture, isolanti e membrane, energia fotovoltaica): «Dopo un’esperienza decennale in una multinazionale, da otto anni lavoro in un’azienda che, proprio nel 2012, ne compie cinquanta. Nonostante si tratti di un’azienda familiare, nella quale la componente maschile è preponderante, il management dell’azienda dimostra una grande apertura mentale: l’importante posizione di direttore finanziario è infatti occupata da una donna».

 

Manuela Zanier, marketing manager Pilosio

Manuela Zanier, marketing manager di Pilosio, afferma: «Sono architetto e mi sono sempre occupata di comunicazione e marketing in ambito industriale. Il mondo dell’edilizia mi piace perché trovo molte corrispondenze con il mio modo di ragionare e, ora, l’azienda ha deciso di affiancare all’elevata competenza tecnica un approccio mirato alla comunicazione. Da circa due anni stiamo lavorando su un diverso modello di relazioni interne ed esterne, incentrato sia sulla sostenibilità intesa come attenzione alla sicurezza, sia sul miglioramento della qualità del servizio. Non si tratta più solamente di vendere un prodotto ma, piuttosto, di offrire soluzioni: a questo scopo puntiamo su una squadra di persone altamente formate, in grado di dare impulso a questa nuova politica di “brand awareness” che sta rivoluzionando l’atmosfera prettamente maschile dell’azienda».
I diversi volti della sostenibilità

Amanda Miriam Vernò, responsabile ufficio pre sales & key project account Peri

Amanda Miriam Vernò (Peri) ha introdotto le riflessioni sul tema della sostenibilità partendo dall’attuale congiuntura economica: «La crisi che stiamo vivendo indirizza il mercato delle costruzioni da un approccio quantitativo a quello qualitativo. Le imprese devono quindi adeguarsi a questo nuovo paradigma basato sulla qualità del costruito e sull’innovazione, sull’efficienza energetica e la sostenibilità. La crescita economica non è più sufficiente: lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in modo duraturo, secondo processi compatibili con l’equità sociale e la sostenibilità».

Elena Pallicelli, marketing director Volvo Construction Equipement Italia

Elena Pallicelli aggiunge: «La multinazionale è da sempre attentissima ai temi della sostenibilità. Nonostante la crisi del mercato il management ci sta spingendo a presentare al mercato nuovi temi e, fra questi, la sostenibilità, ad esempio attraverso un ambizioso programma di riduzione delle emissioni di tutte le macchine immesse sul mercato, puntando sull’innovazione tecnologica, la riduzione dei consumi e la formazione».  Anche per Barbara Gnesin: «Il contributo della sensibilità femminile nella promozione dei temi della sostenibilità può risultare notevole. Questo, infatti, è un periodo di cambiamenti radicali che, nella nostra realtà, sono rappresentati dal lancio sul mercato del primo escavatore ad alimentazione ibrida». «Ritengo che le donne siano più sensibili rispetto al tema della sostenibilità – interviene Adriana Spazzoli– che dal mio punto di vista significa operare per il benessere e per l’ambiente. Le nostre scelte sono effettuate sulla base dei risultati della ricerca scientifica, secondo criteri razionali. L’idea che ci guida è interpretare l’eco-sostenibilità come sistema integrato e coerente di prodotti sistemi certificati, a livello nazionale e internazionale. Ovviamente dobbiamo essere capaci di trasmettere quello che facciamo agli applicatori, quindi diventa fondamentale la capacità di fare formazione: in questo ambito la figura femminile è determinante».

 

Benedetta Tagliabue: il recente ampliamento della Youth Music School di Amburgo completa l’edificio realizzato nel 2000 dallo Studio Embt (foto Alex Gaultier)

Secondo Daniela Origgi: «Il concetto di sostenibilità è stato impiegato in modo improprio da molte aziende. Sostenibilità è efficienza, perciò dobbiamo superare il paradigma della “green economy” per passare a quello della “blue economy”, secondo la quale sono necessari prodotti performanti che garantiscono una buona tenuta e un buon risultato durante tutto il loro ciclo di vita. Sul fronte del cliente finale è fondamentale garantire la qualità della materia prima, del prodotto e dell’edificio per tutto la sua durata, dal cantiere fino alla demolizione e al riciclaggio delle componenti». Per Marta Casiraghi: «La sostenibilità dev’essere oggetto di una valutazione a 360 gradi: significa infatti prodotti certificati, di qualità e normalmente con un costo maggiore, da proporre al mercato senza soccombere alla logica del prezzo. Bisogna promuovere una cultura della qualità degli spazi abitati, dell’ambiente e del benessere, quindi fare rete e migliorare la formazione, in modo che le imprese possano trarre i migliori risultati dalle loro proposte».

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