Queen Alia: l’accampamento volante di Foster

 
foto Nigel Young/Foster+Partners

Un nuovo aeroporto nel deserto giordano propone i suoi spazi ombreggiati come principale hub di accesso all’area del vicino Oriente, conformandosi nei toni e nelle soluzioni costruttive alla particolare e suggestiva visione dell’ambiente locale.

di Tino Grisi con Arianna Callocchia, foto Nigel Young/Foster+Partners

foto Nigel Young/Foster+Partners

Il “Queen Alia International Airport” è il nuovo scalo internazionale di Amman che continua l’esplorazione progettuale dello studio Foster + Partners sul tema del terminal aeroportuale come specifico edificio dotato di propria natura spaziale e strutturale, qui realizzato in accordo con una visione sensibile al contesto e alle problematiche ecologiche, quasi un elemento di risonanza della storia e della cultura locali.

foto Nigel Young/Foster+Partners
«L’aeroporto di Amman è uno straordinario progetto di grande efficienza energetica, espandibile e simbolico. Il lavoro, dal concept, alla progettazione di dettaglio, all’opera sul posto ha coinvolto molti dei nostri specialisti: architetti, analisti del clima, pianificatori ed esperti di geometria. Inotre è stato un piacere collaborare con i colleghi giordani ed è bello vedere i risultati prendere vita oggi». Mouzhan Majidi, chief executive Foster + Partners
foto Nigel Young/Foster+Partners

Il complesso è interamente costruito in calcestruzzo, atto a fornire un controllo ambientale passivo a fronte dei forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, utilizzando inerti locali, in armonia con le tonalità naturali della sabbia che prevalgono nel paesaggio; una selva di colonne svasate regge le flange portanti tra le quali sono state appoggiate sottili solette curve.

foto Nigel Young/Foster+Partners

La copertura a mosaico, nella sua forma e nella finitura superficiale scura eco degli accampamenti di tende beduine, comprende così una serie unità modulari voltate a padiglione estese fino a ombreggiare le facciate.

foto Nigel Young/Foster+Partners

Lo spazio intercluso tra le volte si comporta similarmente alle larghe foglie di una palma del deserto e lascia filtrare la luce che attraversa le giunzioni tra le colonne.

foto Nigel Young/Foster+Partners
 
«I precedenti terminal erano costruiti per servire 3 milioni e mezzo di passeggeri l’anno, ma alla fine del 2012 il numero di utenti ha superato i 6 milioni. Questo ha determinato una notevole pressione sulle infrastrutture che la nuova opera risolve modulando la capacità dell’aeroporto e dotando la Giordania di un’ampia disponibilità di accesso turistico».  Kjeld Binger, CEO di Airport International Group
foto Nigel Young/Foster+Partners

Ugualmente, il disegno di una foglia, ispirato alla tradizionale decorazione geometrica islamica, è riprodotto su ogni intradosso a vista nelle sale interne. Questa nuova realizzazione, come altre notevoli del team Foster, si basa dunque sulla reiterazione di un segno matrice che è elemento strutturale primario nel comporre sostegno verticale e piani di copertura e, insieme, unità spaziale, campata accostata e ripetuta che scandisce tanto la presenza territoriale quando la vivibilità interna dell’edificio.

foto Nigel Young/Foster+Partners

Il terminal risulta poi schermato su tutti i lati da estese vetrate trasparenti dotate di frangisole orizzontali, concentrati nelle aree più esposte, in prossimità del colonne, aprendo in tal modo profondi punti di vista verso le piste e aiutando l’orientamento dei passeggeri; le sezioni di imbarco corrono lateralmente al corpo centrale che invece contiene tutte le principali aree di servizio, commercio e ristoro.

foto Nigel Young/Foster+Partners
«L’architettura e la struttura sono emerse all’unisono. Il concetto strutturale è sorto in noi molto presto come risultato della stretta collaborazione tra architetti e ingegneri. Dal disegno sono emersi i sottili gusci in calcestruzzo su colonne portanti, una forma dove la struttura e il progetto architettonico sono riuniti in un’unica chiara espressione».  Michael Cook,  senior partner e chairman di Buro Happold
foto Nigel Young/Foster+Partners

All’interno del volume si aprono dei patii conformi all’architettura vernacolare arabica che contribuiscono alla strategia ambientale del progetto: la vegetazione costituisce un filtro alle sorgenti immediate d’inquinamento e “pre-condiziona” l’aria prima che essa si immetta nel sistema di trattamento meccanico per la climatizzazione.

foto Nigel Young/Foster+Partners

In accordo con l’uso invalso nelle famiglie giordane di riunirsi presso l’aeroporto, il piazzale esterno è stato sovradimensionato al fine di creare una luogo paesaggisticamente ameno, con posti a sedere e ombreggiato da alberi, dove le persone possono recarsi e sostare facilmente per salutare o accogliere i viaggiatori.

«Il nuovo Queen Alia è una pietra miliare per il Regno di Giordania. RJ serve il 60 per cento del traffico dell’aeroporto e considera il terminal, con le sue caratteristiche d’avanguardia, un salto di qualità per le operazioni della compagnia aerea; caratteristica fondamentale è la separazione totale di arrivi e partenze per garantire fluidità di movimento».  Amer Hadidi, presidente Royal Jordanian
foto Nigel Young/Foster+Partners

Grazie alla conformazione modulare che consente l’aggregazione in continuità di nuovi elementi di copertura, all’aeroporto di Amman sarà consentito di espandersi in una percentuale del 6 per cento l’anno, potendo incrementare il suo potenziale di utenti annuo fino a più di 12 milioni nel prossimo ventennio.

Con quattro gusci

foto Nigel Young/Foster+Partners

La caratteristica distintiva dell’opera aeroportuale è la struttura del tetto. È stato deciso che l’utilizzo del calcestruzzo prefabbricato sarebbe stato il metodo di costruzione più appropriato per la struttura con campate di 25 metri da colonna a colonna, non solo per garantire la migliore qualità superficiale, ma anche per riuscire a ottenerne la complessa geometria. L’applicazione della tecnologia strutturale con sottili elementi prefabbricati ha comportato diverse sfide per la progettazione, per via delle caratteristiche costruttive e, appunto, geometriche; la miscela del calcestruzzo scelta è stata significativa anche in termini di qualità superficiale, in un mix di alte prestazioni ed elevata lavorabilità. La copertura è suddivisa in quattro diversi moduli e quindi costituita da tre elementi principali: un capitello, posto sulla sommità delle colonne gettate in opera; una trabeazione a X retta dai capitelli e un guscio (volta) a sezione sferica con diagonale di 36 m che poggia sulle travi. Vi sono quattro tipi di gusci di cemento, due dei quali a sbalzo lungo il perimetro, due tipi di trabeazione e tre tipi di capitelli. Il concetto costruttivo di base sta nel produrre sottili elementi prefabbricati in calcestruzzo, in modo da farli operare come cassaforma permenente per la parte gettata in opera e, insieme, come elemento strutturale composito finale.

foto Nigel Young/Foster+Partners

I gusci s’ispessiscono verso le colonne di supporto, riflettendo la struttura naturale di una foglia che diventa più forte dove incontra il ramo. Qui si sono potute creare le grandi aperture per la luce che oltrepassa il tetto e si riverbera nella superficie del calcestruzzo.

Scheda

Queen Alia International Airport, Amman, Giordania
Committente
Airport International Group
Progetto
Foster + Partners
Architetto locale
Maisam – Dar Al-Omran JV
Strutture
Buro Happold, Zuhair Fayez Partnership
Paesaggio
Dar Al-Handasah
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here