Riaffermati i principi di trasparenza

Il Cnappc si è dichiarato fortemente soddisfatto per la sentenza della Corte di Giustizia Europea riguardo lo stop agli appalti senza gara tra Enti Pubblici, che stabilisce in maniera definitiva che le società “in house”, quali Università o società partecipate, non possono avere incarichi pubblici di progettazione o altri servizi di architettura, se non vincendo una gara o un concorso.

«Sono così definitivamente affermati – dice il Consiglio Nazionale – i principi di trasparenza e concorrenza leale che troppo spesso in Italia, negli ultimi anni, sono stati trascurati a vantaggio di vie “brevi” contrarie non solo alle norme comunitarie, ma anche ad un approccio che garantisca sempre e comunque l’affermazione del merito, tra il maggior numero di concorrenti, in una competizione leale e trasparente».

«La sentenza – continua – non solo rende illegittimi numerosi contratti in essere, come quelli di partecipate pubbliche regionali in altre Regioni, ma rimette in discussione il ruolo e la missione delle Università che per statuto dovrebbero occuparsi di insegnamento e ricerca piuttosto che cercare di acquisire  incarichi tipicamente professionali».

«In un momento così difficile per l’Italia – conclude il Consiglio Nazionale –  siamo convinti che sia più importante collaborare per l’utilità sociale e la crescita piuttosto che concorrere fuori dalle regole. Per questo motivo siamo pronti a discutere con le Scuole di Architettura un progetto comune che renda sinergiche le grandi capacità di ricerca dell’Università con la competenza professionali degli architetti, anche in ambito internazionale, come già stiamo facendo con il Politecnico di Milano».

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