Sanaa. Arte riflessa al Museo Louvre-Lens

Nel cuore del bacino minerario della regione del Nord-Pas de Calais, il Louvre del XXI secolo è un museo, non solo per l’arte ma anche per la città, nuovo e inconsueto per l’organizzazione delle sue gallerie espositive e per la permeabilità dei suoi spazi interni aperti verso l’intorno

Visione notturna del complesso (foto Hisao Suzuki)

Louvre-Lens il nome del nuovo polo per l’arte con la A maiuscola, dove il nome del grande museo francese, reminiscente dell’omonimo grande palazzo nel centro di Parigi, viene affiancato da quello della nuova sede nella giovane città del Nord della Francia, nota per la sua eccellente vitalità culturale e per la densità della sua rete museale. Una terra segnata da un passato legato all’industria pesante e all’attività mineraria, oggi provata da una crisi profonda e in cerca di una nuova identità.

Vista di interni del volume con le funzioni comuni al museo e alla città (foto Hisao Suzuki)

All’interno di un’area di 20 ettari, un tempo occupata da una estesa miniera di carbone, chiusa nel 1960, lo scorso dicembre è stato inaugurato il Louvre dei nostri tempi: un’ala della prestigiosa istituzione culturale della Francia, che fin dal Medioevo lega il suo nome a quello della nazione.
«Un Louvre contemporaneo – spiega Henry Loyrette, direttore e presidente del Louvre – costruito intorno a un padiglione centrale, con ali, come nel palazzo parigino. La realizzazione di Louvre-Lens è un’opportunità, per il Louvre, di ripensare la propria missione, riconsiderare le sue collezioni e uscire dalle proprie mura guardando se stesso da una certa distanza. Un’opportunità per sperimentare soluzioni che non sarebbero state possibili all’interno del ristretto involucro e del sistema della sede parigina».

Vista del padiglione d’ingresso al Louvre-Lens (Hisao Suzuki)

Nuovo nella sua organizzazione spaziale e nella scelta dei materiali, il museo nasce all’interno di un esteso parco a verde, si apre verso l’intorno e si organizza in cinque corpi di fabbrica quasi in linea, solo leggermente sfalsati tra loro. «Il progetto – spiegano gli architetti dello studio Sanaa – evita forme rigide e lineari che sarebbero entrate in conflitto con il carattere delicato del sito. Allo stesso modo, rifiuta anche forme libere che sarebbero divenute restrittive sotto la prospettiva delle operazioni interne del museo».

Pianta degli spazi al livello terreno

Moderato nel suo rapporto con l’intorno, Louvre-Lens scende di scala per non prevalere sul paesaggio e accosta le sue estese gallerie intorno ad un padiglione d’ingresso centrale, identificato dalla sua base quadrata. «Questa delicata scatola di cristallo serve come ingresso al museo e contemporaneamente rappresenta un vero spazio pubblico per la città di Lens». Un volume trasparente e quasi etereo, caratterizzato da una copertura in fogli di alluminio chiaro, puntualizzato da grandi “bolle” vitree alte tre metri, che sembrano fluttuare all’interno dello spazio pubblico scandito dai sottili pilastri metallici bianchi. Sempre nella magica scatola di vetro tutti i servizi per il nuovo Louvre: un caffè e una libreria per la città e spazi per chi lo visita e chi lo frequenta e, al piano di sotto, accessibile attraverso la grande scala tonda centrale, un percorso espositivo insolito attraverso le opere “non in mostra”, le aree per il restauro e gli spazi di servizio al museo che qui si accostano ai protagonisti dell’istituzione culturale. Ad est del volume d’ingresso la Grande Galerie, caratterizzata da un ambito infinito e aperto con illuminazione naturale zenitale.

Sezione dei bassi volumi del museo

Un insieme ininterrotto da divisori, lungo 120 metri, che si sviluppa su una superficie spettacolare di 3000 metri quadrati dove le pareti esterne ed interne sono rivestite da una finitura in alluminio anodizzato leggermente riflettente. Sullo sfondo della Galeries du Temps, opere dall’antichità fino alla metà del diciannovesimo secolo, prese in prestito dal Louvre ma qui esposte secondo un percorso nuovo, che segue la cronologia accostando manufatti di parti diverse del pianeta. « La pianta interna della Grande Galerie – spiega Adrien Gardère, responsabile del progetto delle mostre del museo – spina dorsale del Museo Louvre-Lens, rompe con i canoni di progetto delle mostre del museo tradizionale».

Visione aerea della disposizione del complesso museale sul territorio

Uno spazio dove il disegno compositivo ha voluto enfatizzare la percezione del volume immenso, eliminare i setti all’interno e creare un percorso ininterrotto attraverso millenni di storia dell’arte, estesi dai tempi delle civiltà antiche fino al 1850.

Allestimento espositivo (foto Iwan Baan)

Nuovo anche l’approccio verso il disegno dei muri interni che i progettisti di Sanaa, insieme a quelli di Studio Gardère, hanno deciso di lasciare interamente liberi, caratterizzandoli solo attraverso il rivestimento in alluminio anodizzato leggermente riflettente. «Rimuovendo i divisori – prosegue Adrien Gardère – e mantenendo i muri interni liberi, si è deciso di posizionare gruppi di opere d’arte nel cuore dell’architettura».

Dettaglio planimetrico e sezione della sala principale

Un percorso guidato dalle opere dove i visitatori si muovono, osservano, contemplano e si arrestano sempre intorno a questi oggetti preziosi in mostra che divengono il punto guida per la circolazione interna alla galleria. Significativo il ruolo e il disegno degli elementi espositivi, raggruppati in un sistema di piattaforme, plinti e binari per quadri che appaiono sempre staccati dai muri in alluminio in cui si riflettono leggermente e sembrano raggiungere un’estetica quasi eterea.

I dettagli costruttivi dell’involucro

Anche le loro linee compositive, quali quelle dell’architettura del progetto, sono semplici e razionali ed i loro colori, chiari e opachi, lasciano che siano le opere d’arte ad emergere all’interno del luogo privilegiato per l’arte. Lungo l’altro lato del cubo vetrato si trova invece l’ala con la galleria per mostre temporanee.

di Renata Gatti

Scheda
Museo Louvre-Lens
Architetti
Sanaa (Kazuyo Sejima et Ryue Nishizawa, Imrey Culbert (Celia Imrey and Tim Culbert)
Paesaggio
Mosbach Paysagiste (Catherine Mosbach)
Project architects
Exteriors
Progettazione strutturale
Saps / Sasaki and Partners
Ufficio progettazione tecnica
Betom
Ingegneri strutturisti per strutture metalliche e facciate
Bollinger and Grohman
Illuminotecnica
Arup
Acustica
Avel
Esperti costi edificio
Bureau Michel Forgue
Segnaletica
Norm
Consulenza multimediale
On Situ
Controllo ambientale
Penicaud Green Building
Progettazione ambientale
Transplan
Coordinamento sistemi anti incendio
Casso
Supervisione paesaggistica
Atelier LD
Museografia
Studio Adrien Gardère
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