Social Housing in Europa

Luca Biancucci, presidente di OltreNetwork

Social Housing: il Contesto Europeo e gli Obiettivi di Qualità”, l’intervento proposto da Luca Biancucci, presidente di OltreNetwork, ad ExpoEdilizia sintetizza i risultati del rapporto «2012 Housing Europe Review» pubblicato da Cecodhas Housing Europe Observatory, secondo il quale l’edilizia sociale nell’Unione Eu­ropea è caratterizzata dalla di­versità delle situazioni nazionali dell’housing, delle concezioni e delle politiche degli Stati membri e da un conseguente quadro normativo, politico ed economico piuttosto frammentato.

Particolare è il caso dei nuovi Stati membri dell’Unione Europea, dove la defini­zione di alloggio sociale ha subito un cambiamento radicale: se nel sistema socialista esso includeva tutte le situazioni in cui i prezzi erano determinati dall’autorità pubblica (appartamenti in locazione di proprietà del­lo Stato o della comunità locale, ma anche settore cooperativo e settore del proprietario-inquilino), successivamente, il decentramento delle responsabilità per le politiche abitative e la privatizzazione del parco residenze ha fatto si che oggi l’edilizia sociale nei nuovi Stati membri dell’UE consista in alloggi in locazione gestiti dai Comuni (con l’eccezione della Polonia e, in misura minore, della Slovenia dove, oltre agli alloggi comunali, anche le organiz­zazioni non-profit svolgono un certo ruolo). In molti paesi, tutta­via, i criteri recenti che sostengono la creazione di nuovi alloggi popolari tendono a includere anche i fornitori e/o le cooperati­ve senza scopo di lucro.

I Paesi Bassi sono il paese con la più alta percentuale di alloggi so­ciali in Europa, pari al 32% del patrimonio edilizio totale, seguito da Austria (23%) e Danimarca (19%). Il Regno Unito, la Svezia, la Francia e la Finlandia hanno anch’essi un settore relativamente gran­de dell’edilizia sociale e pubblica. Sul lato opposto di questo spettro, la Grecia rappresenta un caso particolare in cui il social housing è previsto solo nella forma di alloggio a basso costo di vendita. La maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale hanno quote estremamente basse di alloggi in locazione sociale, con l’eccezione della Repubblica Ceca e la Polonia.

Foto di OltreNetwork

Il costo di investimento e di finanziamento dello sviluppo/costruzione di nuovi alloggi è il problema cruciale, pertanto, in qua­si tutti i Paesi, finanziare i progetti di edilizia abitativa significa combinare diverse fonti: prestiti bancari standard (mutui), sov­venzioni pubbliche/prestiti, fondi di organizzazioni per l’edilizia e, talvolta, anche i contributi degli inquilini.

Il sostegno dal settore pubblico può assumere diverse forme: sovvenzioni; prestiti pubblici di speciali istituti di credito di diritto pubbli­co; tassi di interesse delle sovvenzioni (in caso di prestiti privati); garanzie statali (nel caso di prestiti privati).

Infine, va notato che un altro fattore molto importante per inco­raggiare l’offerta di alloggi sociali è la disponibilità di terreni a prezzi scontati (come ad esempio in Austria, Italia e Lussembur­go), nonché di privilegi fiscali per i fornitori di alloggi sociali, che includono una serie di esenzioni o riduzioni di aliquote fiscali per i fornitori. Infine, è interessante notare che si tratta di una pratica sempre più diffusa quella di fissare una percentuale minima di alloggi sociali in nuovi interventi di sviluppo, come condizione indispensabile per ottenere nuovi permessi di costruire per gli sviluppatori priva­ti. Questi tipi di pratiche consentono la pronta disponibilità di unità adatte ad essere utilizzate come case popolari e sono state adottate allo scopo di aumentare il mix sociale e di evitare la segregazione sociale e spaziale che si verifica quando gli alloggi sociali sono concentrati in alcune aree. Tutta­via, queste implicano che la disponibilità di alloggi sociali sia lega­ta alla fornitura di alloggi sul mercato, non potrebbe quindi essere particolarmente utile per aumentare la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili in tempi di crisi e di bassi livelli di costruzione da parte di promotori privati.

In generale, in tutta Europa vi è la necessità di politiche che per­mettano di rispondere alla crescente domanda di alloggi socia­li e di altre opzioni di alloggi a prezzi accessibili, in particolare alla luce della crisi attuale. Nell’Unione Europea, nonostante le notevoli differenze tra i vari Paesi, tutte le statistiche disponibili sottolineano il fatto che la spesa connessa agli alloggi sta assor­bendo una parte crescente delle risorse finanziarie delle famiglie. Le spese per la casa (compreso il costo dei servizi) stanno col­pendo più duramente i poveri, che stanno attualmente spenden­do in media fino al 41% del loro reddito per l’edilizia abitativa.
Il settore dell’edilizia sociale è oggi di fronte a una duplice sfida: da un lato esso è chiamato a rispondere alle crescenti esigenze abitative che non sono soddisfatte dal mercato, dall’altro, sono in diminuzione le risorse che sono state generalmente utilizzate per finanziare il settore, anche in Paesi che storicamente hanno una grande quota di alloggi sociali; queste, in alcuni casi hanno subito tagli drammatici nel quadro dei piani di austerità fiscale.

 

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