Tela, Calla, Manta Ray Duo e Luna firmati da Zaha Hadid

Tela, progettata da Zaha Hadid e Patrik Schumacher (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

Lo studio Zaha Hadid Architectsha realizzato nuovi elementi di design che reinterpretano lo spazio tradizionale dell’abitare secondo la dinamica di nuove forme organiche.

Tela, sistema di scaffalature in granito nero (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

Telaè un sistema di scaffalatura caratterizzato da una dicotomia interessante: la solidità del granito nero di cui è composto, apparentemente si dissolve in allungate scaffalature. Il nucleo strutturale dell’oggetto è costituito dai ripiani intrecciati, che sembrano estratti da una singola superficie seguendo traiettorie parallele: il progetto integra, così, le forze dinamiche intrinseche al sistema a sbalzo dei ripiani.

Calla, camino a parete in marmo nero (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

Calla, realizzata interamente in marmo nero Negro Marquina, rivisita il classico camino a parete in un motivo che sembra provenire dalle forze torsionali tra le superfici interne ed esterne dell’oggetto, definendo la composizione formale del camino in un dialogo di geometrie curvilinee.

Calla si ispira alle forme del fiore Calla Lily (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

L’oggetto prende ispirazione ed è realizzato seguendo i principi di crescita naturale dei petali di Calla Lily, che dolcemente si irradiano da un fusto centrale; inoltre la superficie liscia e lucida riflette ulteriormente la fluidità della forma e le variazioni della fiamma.

Manta Ray Duo disegnata da Zaha Hadid e Patrik Schumacher (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

La superficie come campo di sperimentazione in grado di generare volume è il concept del progetto di Manta Ray Duo.

Manta Ray Duo, la doppia seduta dalle forme avvolgenti (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

La ricerca di superfici architettoniche in grado di generare lo spazio è un motivo caratteristico del lavoro di Zaha Hadid: in Manta Ray Duo, doppia seduta dalla struttura in alluminio, viene realizzato un guscio leggero piegando delicatamente la superficie per generare una forma plastica e avvolgente.

Luna, tavolo in marmo di Carrara (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

Infine, il tavolo Lunasi evolve nella ricerca di un’evidente astrazione di tutto il repertorio di Zaha Hadid. La superficie incontaminata del ripiano del tavolo è il punto di partenza, la costante stabilita alla quale sono applicate le forze che danno forma alla struttura inferiore, trasformando la superficie bidimensionale rigida, nella terza dimensione.

Luna, astrazione formale della ricerca condotta dallo studio Zaha Hadid (foto di Jacopo Spilimbergo per Zaha Hadid Architects)

In marmo bianco di Carrara lucido, le geometrie fluide delle gambe del tavolo Luna dissolvono la differenziazione convenzionale tra la struttura ed il rivestimento: le loro forze generatrici sono trasferite attraverso la pietra nell’impatto del piano rigido del tavolo sulla struttura, che disegna nel primo alcune aperture curvilinee tridimensionali.

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