Un futuro abitativo e lavorativo più smart

Ofis arhitekti: Izola Social Housing, Slovenia (foto Ofis arhitekti)

«Offerta di alloggi e servizi per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per l’assenza di un’offerta adeguata). In pratica, la fornitura di alloggi sociali che comprende lo sviluppo, la locazione/vendita e la manutenzione di abitazioni a prezzi accessibili compresa la loro assegnazione e gestione.

Luca Biancucci

Il mix sociale di alloggi e servizi costituisce in particolare la base su cui si fonda il lavoro di recupero di aree degradate delle nostre città, oltre che sotto il profilo urbanistico-edilizio, dal punto di vista della vitalità urbana».  Così Luca Biancucci – architetto, urbanista, ideatore di 2020cityplus,  formatore attivo nello sviluppo di progetti di housing e ricercatore sul tema della città intelligente e resiliente – inquadra il tema del Social Housing.

Ofis arhitekti: Izola social housing. Interno (foto di Ofis arhitekti)

Come è caratterizzato il contesto europeo in questo settore?

La scarsità di soluzioni abitative accessibili ai giovani – per esempio – ne ha innescato fenomeni di espulsione dal tessuto cittadino: promuovere l’innovazione abitativa e lavorativa costituisce quindi un investimento nella riqualificazione e nella capacità di rigenerarsi dei nuclei urbani. In Italia nel 2008 la legislazione ha introdotto concetti innovativi riferibili a questo tema, attraverso una logica contrattuale e di scambio urbanistico finalizzata all’attuazione dell’edilizia residenziale sociale che viene ora riconosciuta come standard urbanistico aggiuntivo, ovvero dotazione territoriale della città.

In Europa esiste un problema legato all’inaccessibilità al bene-casa. I cittadini europei spendono in media più di un quinto del loro reddito per l’edilizia residenziale. In rapporto alla percentuale degli alloggi sociali in locazione rispetto al patrimonio abitativo totale, risulta come il Paese europeo con la più alta dotazione di abitazioni sociali (32%) siano i Paesi Bassi, seguiti da Austria (23%) e Danimarca (19%). Nel Regno Unito e in Svezia, Francia, Finlandia esiste un settore relativamente ampio di edilizia sociale e pubblica. Oppostamente, la Grecia rappresenta un caso particolare in cui il social housing è previsto solo nella forma di alloggio a basso costo di vendita. Nella maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale si hanno quote estremamente basse di alloggi in locazione sociale, con l’eccezione della Repubblica Ceca e della Polonia. In questo contesto, l’Italia si attesta appena al di sopra del 5%.

Perché è utile incrementare la ricerca sulla residenza sociale?

Perché la crisi, e lo dico non provocatoriamente, è finita e bisogna essere resilienti alle nuove condizioni del mercato. Questo messaggio è indirizzato principalmente ai progettisti che devono tradurre le problematiche attuali in opportunità di ricerca e innovazione. Bisogna ri-approcciarsi al progetto attraverso il concetto di smart city, con metodo multidisciplinare, dove l’architetto è nodo di una rete professionale che propone progetti intelligenti, sostenibili e inclusivi. Le nuove condizioni del mercato devono servire a riconsiderare le modalità progettuali, i materiali, le tecniche costruttive e di gestione delle opere edilizie.

Statisticamente, l’andamento dell’offerta di alloggi in vendita ha un andamento speculare rispetto alla domanda d’acquisto. In termini di produzione di abitazioni (considerando il numero di permessi di costruire rilasciati per nuove costruzioni e ampliamenti) dal 2006 al 2012 vi è stata una flessione del 70% e nel periodo 2007-2012 il numero di unità abitative oggetto di compravendita si è ridotto del 48,9%, riportandosi ai livelli di metà anni Ottanta.

Il settore dell’edilizia sociale è oggi di fronte a una duplice sfida: da un lato, rispondere alle crescenti esigenze abitative non soddisfatte dal mercato, dall’altro, rispondere al drammatico quadro dei piani di austerità finanziaria. Solo un nuovo approccio di partenariato tra pubblico e privato potrebbe rappresentare la via maestra per il rilancio delle politiche abitative.

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