Un pilastro made in Italy contro il sisma

La fase preliminare agli studi sperimentali per il pilastrino midollo brevetto di Enzo Morelli, Michele Miceli, Davide Romei e Mario Martina
La fase preliminare agli studi sperimentali per il pilastrino midollo brevetto di Enzo Morelli, Michele Miceli, Davide Romei e Mario Martina

Pilastrino midollo è il nome del dispositivo strutturale che potrebbe rendere finalmente e davvero antisismici i nostri edifici.

Ideato da quattro calabresi, Enzo Morelli, geologo; gli architetti Michele Miceli e Davide Romei e Mario Martina, il pilastro trae la sua forza dall’attenta osservazione dei fenomeni sismici ed è stato ispirato dalle forme degli alberi.

Il nuovo elemento ha gettato ottime basi per diventare la soluzione contro ogni terremoto, perché in grado di lasciare pressoché integri edifici, ponti e muri: il “pilastrino midollo” promette non solo, la possibilità di recuperare numerosi edifici soggetti al sisma, ma soprattutto di rendere tale operazione economicamente sostenibile.

Già brevettato, in questi giorni è stata avviata la fase preliminare agli studi sperimentali che avranno luogo, fino a maggio, presso il centro Enea di Roma, dove è coinvolta nel progetto anche l’Università di San Diego.

Al centro Enea sono stati realizzati tre prototipi di edifici in scala reale da sottoporre a sollecitazioni tali da indurne il crollo.

Ma il pilastrino midollo sembra sostenere tali forze, essendo realizzato secondo un sistema ad anelli concentrici, tipico degli arbusti, che lo rende particolarmente resistente. L’elemento è caratterizzato da un’armatura centrale che lo collega alle travi in corrispondenza dei nodi strutturali.

«L’idea è nata dall’osservazione di come, in una costruzione terremotata che sta per crollare, un pilastro appare distrutto anzitutto al “piede”, sopra le fondazioni e sopra ai solai, e in “testa” sotto i solai dei piani superiori; mentre rimane integro nella parte centrale. Dotare la costruzione di un’armatura interna, al contrario di quanto avviene adesso, in modo da collegare le parti centrali del pilastro rimaste integre significherebbe non farla crollare, perché si impedirebbe il distacco delle travi, mantenute al loro posto dalle ulteriori armature centrali dei pilastri, le quali rimangono integre anche dopo la distruzione delle armature perimetrali, con cui attualmente, ai sensi della vigente normativa antisismica europea vengono armati i pilastri». Enzo Morelli

I risultati finora ottenuti presso il Dipartimento di Strutture per l’ingegneria dell’Università “Federico II” di Napoli e presso il Centro tecnologico meridionale di Vibo Valentia sembrano essere incoraggianti, prevedendo costi di realizzazione sostenibili anche per gli enti, i quali potrebbero davvero salvaguardare scuole e altre strutture pubbliche, riducendo a monte i potenziali rischi sismici.

[contact-form-7 404 "Not Found"]
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here