Una capitale per l’America Latina

Un progetto di lungo respiro per offrire a Lima un futuro sostenibile, nel quale la dimensione verticale permette l’ecosostenibilità degli insediamenti e una nuova concezione della vita urbana.

Fondata nel 1535 dal conquistador Francisco Pizarro, Lima divenne subito la principale città del Perù, polo attrattore per la cultura e i popoli di colonizzatori, immigranti e indigeni, sorta di «melting-pot» sudamericano in continua evoluzione. Oggi è una città di circa dieci milioni di abitanti, stretta fra l’Oceano e le Ande, cresciuta su sé stessa senza alcuna pianificazione, nella quale gran parte della popolazione si è adattata a vivere utilizzando sistemi costruttivi tradizionali, a basso impatto ambientale. Vertical City è la proposta di Luis Longhi per prevenire l’attecchimento di modelli di sviluppo eterodiretti, mutuati dalle metropoli contemporanee, coniugando contenimento dei consumi energetici e rispetto dei siti naturali per permettere uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del corpo urbano. Il progetto individua specifiche «aree di transizione», «zone agricole» e «riserve idriche», in tutto settantacinque luoghi nei quali erigere, da qui al 2070, torri autosufficienti alte fino a 2.000 metri e completamente eco-sostenibili, capaci di assorbire l’incremento demografico e riorganizzare in maniera energeticamente efficiente l’intera città. Le quattro diverse tipologie di torri (oceaniche, di scogliera, urbane e di montagna) sono ispirate dalle forme della natura per comporre proprie strutture organiche: gli elementi principali, formati da corpi orizzontali, verticali e diagonali che ospitano evoluti «people movers», si intersecano con altri corpi che accolgono spazi e attività di servizio. Nei nodi di questa rete a supporto delle relazioni urbane sono situate costruzioni destinate alle funzioni residenziali, terziarie e produttive: l’insieme di queste «cellule», sul cui involucro sono posizionati sistemi che permettono la moderazione climatica e le produzioni agroalimentari, è concepito per bilanciare spazi pubblici e privati. L’aggregazione delle cellule consente la creazione di aree pubbliche a diversa scala, le più importanti delle quali assumono dimensioni notevoli formando spazi collettivi di rilievo urbano. Le ramificazioni che si connettono al suolo realizzano l’approvvigionamento energetico dal terreno, mentre in cima alle torri si trovano i collettori dell’umidità atmosferica.

L’area urbana di Lima presenta le tipiche caratteristiche delle metropoli dei paesi in via di sviluppo. Le strutture a torre si inseriscono in zone specifiche, individuate sulla base di un’attenta analisi urbana. Lo sviluppo verticale riduce il consumo di suolo e risorse, permettendo l’accesso a fonti energetiche rinnovabili. Il progetto prevede l’edificazione di 75 torri, articolate in quattro diverse tipologie, entro i prossimi sessant’anni.

Luis Longhi spiega i principi ispiratori della propria attività di architetto e docente: «Il primo passo è la comprensione che la natura è creazione divina, quindi è perfetta. Di conseguenza qualsiasi tipo di intervento in natura diventa un tentativo di trasformare la perfezione. Lo strumento a disposizione dell’umanità per compiere questa trasformazione è il progetto, ovvero l’atto di prendere decisioni divine. Natura e progetto hanno convissuto sin dalla creazione dell’uomo, perciò il mondo è stato, è e sarà responsabilità del progettista. La responsabilità del grande architetto è perciò la trasformazione della natura, già perfetta, alla perfezione. In altre parole, bisogna comprendere che l’architettura è la natura della natura. Questi sono i fondamenti da prendere in considerazione ogni volta che dobbiamo proporre una nuova architettura o capire l’architettura esistente. È fondamentale ascoltare l’ambiente e per stabilire un rapporto con essa: questo rapporto sarà simile a qualsiasi altro tipo di relazioni che gli esseri umani hanno, e può essere diretto, sofisticato, romantico, rispettoso, sano o insano».

La sintesi progettuale operata con Vertical City si innesta sul melange di culture e testimonianze artistiche che rendono Lima, «Città dei Re», una fra le metropoli più affascinanti dell’America Latina. Lo spunto per lo sviluppo ascensionale delle torri parte dalla particolare morfologia del territorio, solcato da numerose valli che, secondo strutture urbane lineari, conducono dal mare direttamente agli altopiani desertici.

L’infrastruttura di base è formata da una rete di sistemi per il trasporto pubblico meccanizzato. Nei nodi della rete del people mover sono insediate piattaforme e volumi per i principali servizi pubblici. Le celle edificate, sospese alla struttura verticale, sono liberamente articolate nello spazio tridimensionale. L’assemblaggio di reti di trasporto, nodi pubblici e celle forma la struttura di base delle singole torri. Le funzioni interne sono ulteriormente differenziate a seconda delle caratteristiche dell’involucro. L’insieme restituisce tutti gli elementi indispensabili per l’autosufficienza e l’eco-sostenibilità delle torri.

Le torri oceaniche affondano le proprie radici nel fondale marino, dal quale attingono energia e risorse. Lungo il litorale sono presenti torri cosiddette di scogliera, che segnano il limite con la terraferma. Le torri urbane sono quelle di maggior numero, distribuite all’interno delle aree di trasformazione della città. In prossimità delle alture, le torri di montagna sono connesse al suolo anche in orizzontale.

In cima alle torri, a circa 2.00 metri d’altezza, si trovano dispositivi per la raccolta dell’umidità atmosferica. La rete dei trasporti e degli spazi pubblici attraversa e raggiunge tutte le cellule presenti nella torre. Gli spazi pubblici di proiettano verso l’esterno come piattaforme aggettanti, sulle quali si trovano giardini pensili. L’involucro esterno crea uno schermo che permette lo svolgimento della vita anche a elevata altezza.

L’involucro esterno è composto da strati sovrapposti che permettono la produzione di generi agroalimentari. Le strutture abitate all’interno delle cellule sono libere si svilupparsi a seconda delle necessità. Il rapporto con il terreno è diretto: le torri attingono risorse dal sottosuolo senza interrompere lo spazio urbano.

Nonostante si trovi a latitudini tropicali e al livello del mare, Lima è una città molto fredda a causa dell’effetto delle correnti marine antartiche, che risalgono la costa sudamericana, e della presenza delle Ande. L’elevata umidità unita alle scarse precipitazioni producono una persistente situazione di velatura del cielo, perciò per raggiungere il sole bisogna spingersi oltre la cortina nuvolosa che staziona sulla città a circa 500 metri d’altezza. A queste considerazioni si aggiunge la volontà di offrire un’alternativa alla crescita demografica e alla crisi energetica, mediante strutture autosufficienti in grado di accogliere fino a 200.000 persone. Le torri sono ispirate alle forme degli organismi viventi e instaurano relazioni fra città e natura seguendo un ordine strutturale e architettonico semplice, polimorfo ed estremamente versatile, senza ricorrere a stilemi precostituiti

L’involucro esterno è concepito come una seconda pelle le cui caratteristiche variano a seconda delle necessità.

La forma delle strutture portanti si adatta alle esigenze statiche e alle potenzialità connettive della torre.

La rete dei trasporti, delle comunicazioni e delle apparecchiature impiantistiche è flessibile e capillare.

Gli spazi e i servizi pubblici svolgono un ruolo determinante nella mediazione fra volumi abitati e struttura urbana.

di Fabrizio Corbe

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here