Una lanterna nel cielo

Il nuovo quartier generale spagnolo di iGuzzini è un edificio che supera il tradizione concetto di «corporate building», aprendo nuove prospettive di relazione fra ambiente, luce e spazio costruito

di Giuseppe La Franca

 

Il volume sferico della “lanterna”

Vincitore di un concorso internazionale nel 2006, Josep Miàs ha lavorato per i seguenti cinque anni allo sviluppo e alla realizzazione della nuova sede iberica dell’azienda italiana, specializzata in apparecchi illuminotecnici e fortemente orientata alla collaborazione con il mondo dell’architettura e del design.

Una piastra semi-ipogea a sviluppo orizzontale accoglie le attività tecniche, logistiche e di servizio

«Ogni progetto inizia come una sorta di esercizio fisico, che ci permette di sviluppare un’attività parallela di ricerca intellettuale, anche indipendente rispetto alla realtà concreta. Il disegno è l’elemento base: si disegna e si ridisegna alla ricerca di una nuova possibilità, che si formalizzerà poi in un modello tridimensionale.

Dall’interno della sfera degli uffici, la visione spazia a 360 gradi verso il panorama

Fin dai miei primi progetti ho trasportato il disegno in strutture di fil di ferro. Non mi interessa tanto la ragione strutturale di queste linee, quanto il loro ruolo nella concezione del progetto. Questi modelli mi permettono di verificare l’opportunità di qualsiasi idea, la sua necessità, perciò la validità dello stesso disegno».

Le superfici trasparenti più esposte ai raggi solari sono protetti da una membrana ombreggiante esterna

Quali sono le implicazioni di questo articolato processo progettuale e in quale maniera questa modalità di lavoro influenza l’attività professionale?

«I disegni si vanno sovrapponendo con piccole modifiche successive, per approssimazioni consequenziali, e per cambiamenti spesso quasi impercettibili. Questo concetto di serie, di produzione in serie, ci interessa moltissimo perché stabilisce un meccanismo di lavoro ordinato e controllato.

Vista dal basso verso l’alto del cavedio interno al volume sferico, caratterizzato dalla struttura portante

Nello spazio fisico dello studio, la stessa disposizione dei tavoli dove lavoriamo fa sì che i progetti si contaminino tra loro e acquistino vita propria. Solo dopo una serie di questi esercizi possiamo parlare di progetto vero e proprio, ma questo processo iterativo ci porta a dire che stiamo sempre seguendo lo stesso progetto».

Dettaglio costruttivo della facciata della sfera

Con quali modalità questo flusso continuo di ricerca, nel quale la pratica professionale si intreccia anche con l’attività di docenza, produce nuove linee di sviluppo progettuale?

«Ciascun nuovo progetto è un’opportunità per ritrovare riflessioni spesso interrotte e svilupparle con nuova intensità. Pensieri mai assolutamente originali, poiché sempre sono stati e continuano a essere oggetto di ricerca e sviluppo da parte di altri architetti e designers. Mi riferisco a Paul Heningsen, ad Alvar Aalto, a Louis Kahn, ma anche a Melnikov, Leonidov e Tatlin, le cui architetture cercavano di vincere la gravità. In realtà, esse ci parlano di un’ambizione collettiva, di un mondo ideale e immaginario, possibile o meno, dove il sentimento di appartenenza è più vicino al cielo».

Schema geometrico dello sferoide di schermatura solare

Quali sono i principali interessi, le domande e gli obiettivi più importanti ai quali dare risposta attraverso la creatività, il metodo e la dedizione al progetto?

«Mi interessa stabilire alcune qualità in relazione al luogo, alla sua topografia, e la sua interrelazione con la luce… In definitiva cercare di stabilire le condizioni geometriche che ci permettano di parlare del luogo e della relazione controllata con il suo intorno. E che in questa relazione intervenga la luce come origine di una geometria possibile. “Il cielo” – questo il soprannome del progetto iGuzzini – cerca di scappare da questo mondo, cerca un nuovo orizzonte. Si riferisce alle sue origini, riconoscendo un ordine geometrico. Descrive le condizioni della luce, naturale e artificiale, al suo interno. Ma prima di tutto ci parla di aspirazioni. Ormeggiato al suolo, appartiene a questo luogo, e a tutti gli altri».

Sezione longitudinale

Quale descrizione farebbe di questo edificio, nel quale gli spazi risultano organizzati in due ambiti nettamente distinti e fortemente differenti fra loro?

«“Il cielo” si trova in prossimità dei nodi viari che circondano Barcellona, in una condizione di fragile stabilità nella propria area d’intervento. Senza modificarne la topografia, abbiamo delimitato un grande spazio sotterraneo regolare per le attività di magazzino, parcheggio, show room, auditorium e servizi tecnici.

Distribuzione delle funzioni nei vari livelli

La sua copertura si propone come una superficie tecnica, in modo da funzionare come show room esterna. Su questo contenitore interrato emerge l’edificio direzionale, dalla foggia sferica leggermente deformata nella parte sud, nella quale gli spazi sono dedicati agli uffici e alla ricerca.

Il progetto non vuole ostentare un’esplicita tensione all’innovazione, poiché questa condizione lo esaurirebbe in poco tempo e la sua tecnologia si troverebbe ben presto superata. Al contrario, con una propria concezione della sostenibilità, tanto tecnica quanto energetica, vuole essere una testimonianza del nostro presente».

L’area d’ingresso al volume uffici è riservata alle attività d’accoglienza per clienti e visitatori

L’OMBRELLO TRASPARENTE

Il manto di tessuto ombreggiante, sorretto da una griglia strutturale tridimensionale, protegge solo la parte di facciata più soggetta a fenomeni di surriscaldamento e abbagliamento da parte dei raggi incidenti. La struttura è composta da profili tubolari di sezione quadrata in acciaio, saldati fra loro mediante piastre e giunti metallici ed è agganciata, mediante piastre imbullonate, agli elementi strutturali d’involucro del volume per uffici.

Ai nodi esterni della griglia strutturale è fissato un mantello realizzato su misura, con tessuto di fibre di poliestere protette da un sottile strato di pvc microforato, che minimizza la penetrazione della radiazione infrarossa (-75% circa) e ultravioletta. Il suo colore chiaro mantiene un’elevata permeabilità visuale del paesaggio circostante dall’interno degli ambienti abitati, senza produrre abbagliamento.

Il tessuto è riciclabile, resistente alla trazione in entrambe le direzioni, inattaccabile da agenti climatici e ambientali, presenta un buon livello di abbattimento acustico e soddisfa i requisiti antincendio Euroclass Bs2d0.

Oltre alla show room degli apparecchi per interni, negli spazi ipogei si trova un raccolto auditorium

Video riassuntivo del processo costruttivo, dalle fondazioni alla facciata tessile:

La costruzione in stop-motion

iGuzzini España
 Committente
iGuzzini Illuminazione Ibérica
Architetto
Josep Miàs
Collaboratori
Silvia Brandi, Carles Bou,
Strutture
Boma, Agustí Obiol, Josep Ramon Solé,
Impianti
Pgi Group, Josep Juliol
Sistemi costruttivi
Dep. Construccions Arquitectòniques Upc, J. M. González, J. Avellaneda

 

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