UnaCasaTuttaDiUnPezzo, ma non solo. Ne parla Marco Ferreri

Il progetto della Villa Roccia Porto Rotondo di James Gardiner, Faan Studio (foto di Dinitech)
Il progetto della Villa Roccia Porto Rotondo di James Gardiner, Faan Studio (foto di Dinitech)

Un processo brevettato che trasforma la sabbia in pietra e che da anni cerca di spiccare il volo.

Le forme di ciascuna sezione di villa roccia sono state progettate per ospitare al loro interno le condutture e i collegamenti, con opportuni pozzetti d'ispezione (foto di Dinitech)
Le forme di ciascuna sezione di villa roccia sono state progettate per ospitare al loro interno le condutture e i collegamenti, con opportuni pozzetti d’ispezione (foto di Dinitech)

La tecnologia sviluppata da Enrico Dini per la trasformazione della sabbia in pietra è un prezioso contributo al panorama della stampa 3D in quanto combina un materiale naturale – la sabbia – ad altre sostanze naturali in forma liquida per trasformare il tutto in un agglomerato insolubile e resistente dalle caratteristiche paragonabili alla pietra dolomia.

Enrico Dini e uno dei numerosi blocchi che costituiscono la particolare struttura pensata per Villa Roccia (foto di Dinitech)
Enrico Dini e uno dei numerosi blocchi che costituiscono la particolare struttura pensata per Villa Roccia (foto di Dinitech)

Tramite il gocciolamento del liquido da una serie di ugelli che possono essere spostati solidalmente sopra a una “vasca” progressivamente riempita di sabbia, anche questa soluzione realizza la struttura solida sovrapponendo successivamente degli strati.

Una sezione dopo l’altra e la sabbia stampata in 3D può trasformarsi in una villa dalle forme inedite, integrate con la natura circostante e con tutti i comfort (foto di Dinitech)
Una sezione dopo l’altra e la sabbia stampata in 3D può trasformarsi in una villa dalle forme inedite, integrate con la natura circostante e con tutti i comfort (foto di Dinitech)

Fra le varie soluzioni, questa ricorda quindi SLS e Zprint, da cui però mutua solo la solidificazione di materiale granulare in strati che sono interamente riempiti uno sopra l’altro.

UnaCasaTuttaDiUnPezzo è stata esposta alla Triennale di Milano ed è stata la prima casa in assoluto ad essere stampata interamente in 3D, grazie alla tecnologia sviluppata da Enrico Dini (foto di Dinitech)
UnaCasaTuttaDiUnPezzo è stata esposta alla Triennale di Milano ed è stata la prima casa in assoluto ad essere stampata interamente in 3D, grazie alla tecnologia sviluppata da Enrico Dini (foto di Dinitech)

L’intero volume dell’oggetto da realizzare va quindi riempito di sabbia e poi svuotato del materiale non solidificato, evitando come succede per le stampe a polveri di creare cavità chiuse che altrimenti resterebbero piene di polvere.

Un vantaggio della stampa in 3D è quella della dimensionamento degli oggetti stampati in base a semplici processi di scanalatura (foto di Dinitech)
Un vantaggio della stampa in 3D è quella della dimensionamento degli oggetti stampati in base a semplici processi di scanalatura (foto di Dinitech)

Attualmente le stampanti D-Shape sono offerte in Italia a terzi in partnership tramite Dinitech; l’azienda è stata negli anni coinvolta nella realizzazione di strutture stampate per numerosi progetti a livello globale, proseguendo allo stesso tempo il perfezionamento della tecnologia. Diverse strutture sono diventate esempi e riferimenti di produzione architettonica a forma libera.

LA SABBIA IN  3D E  MARCO FERRERI
Il suo nome è legato al lavoro di Enrico Dini per una realizzazione molto particolare.
«Sono stato il primo ad aver costruito una casa tutta di un pezzo stampata in 3D.
Tutto inizia nel 2009. Ero in giro in moto con Denis Santachiara e Miro Zagnoli e passiamo dalla fabbrica di Dini. Quando ho visto questa macchina che stampava il cemento, ho subito avuto come idea l’abbinamento fra cemento e Casa, da qui la stampa della prima Casa fatta tutta di un pezzo nel 2010.

In laboratorio si assemblano i blocchi stampati della versione grande di Radiolaria: una struttura ispirata alle forme naturali autoportanti (foto di Dinitech)
In laboratorio si assemblano i blocchi stampati della versione grande di Radiolaria: una struttura ispirata alle forme naturali autoportanti (foto di Dinitech)

La casa è un’icona dotata di tutti gli elementi mobilio e strutture di una casa vera. Divano, appoggio dei letti e così via. Una realizzazione come la nostra, in un singolo pezzo e con gli elementi all’interno non è stata più fatta da nessuno; abbiamo esposto alla Triennale di Milano, abbiamo fatto comunicazione, ma forse eravamo troppo in anticipo. Tristemente sono arrivati altri facendo delle cose simili, ma anni dopo di noi, e hanno avuto una notevole copertura mediatica oltre ad aver raccolto l’interesse da parte degli investitori. Questo probabilmente è anche dovuto al fatto che nel nostro paese non si scommette sulle idee».
Come vede la tecnologia Dinitech oggi?
«Se parliamo di versatilità, probabilmente oggi si fanno le casseforme a perdere e quando si desidera fare un’architettura eclettica – ma non stiamo parlando di basso costo – questo è un sistema che potrebbe diventare vincente. Ad oggi è chiaro che sia ancora sperimentale. Un domani con l’evoluzione lo sarà di meno. Se devo dire, la sensazione che ho oggi, sarà vincente più sull’eclettico che sulla massa. La personalizzazione e l’esclusività sono fra dei pilastri del lusso e queste tecnologie permettono di ottenere risultati ottimali proprio in questi ambiti».
Il processo di Dinitech è frutto di lunghe ricerche ed è brevettato, mentre dal basso stanno emergendo soluzioni in Open Source e in condivisione.
«L’epoca che viene è l’epoca dell’Open Source. Tutto aperto. L’innovazione è frutto di visioni trasversali: tu vedi una cosa magari fatta in pasticceria, e la trasporti in nell’edilizia, funziona e via. Noi siamo frutto di cose che abbiamo letto o situazioni che noi interpretiamo; poi ci sono i maestri che abbiamo frequentato in vita.
Uno i maestri se li sceglie, cerca di incontrarli e ci lavora assieme, se ci riesce. In altri casi i maestri sono troppo lontani o sono morti.

Una stampante D-Shape presso i capannoni di Dinitech, l’azienda italiana che ha l’esclusiva per la distribuzione delle tecnologie brevettate D-Shape
Una stampante D-Shape presso i capannoni di Dinitech, l’azienda italiana che ha l’esclusiva per la distribuzione delle tecnologie brevettate D-Shape

La grande rivoluzione che ci dovrebbe essere nel pensiero è proprio questa: “Io sono un pezzo di qualcosa e il fatto che io riesca a far diventare questo qualcosa in meglio è un bene”, ma tutto questo non deve essere solo vincolato all’aspetto del denaro.
Sposo in pieno il modello open e della condivisione purché sia con dei vincoli: educazione, generosità, etica, e “sapersi accontentare”.
Se hai gli ingredienti citati qui sopra, sai quanto sei forte e non hai bisogno che lo certifichi un libro. Il problema è sempre “morale”. Un problema fra te e te. Il sapersi accontentare deriva anche da questo».
Da allora come ha portato avanti il suo progetto?
«Rispetto al sogno di 4 anni fa, riscontro una voglia di fare e di fare meglio. Il tema è “questo fare meglio è solo legato a poi fare profitto o è legato a farci stare tutti meglio?”
Per quanto riguarda la stampa 3D, con Enrico Dini la nostra parte l’abbiamo fatta e abbiamo dimostrato che si poteva stampare una vera casa con tutto quello che serve all’interno e questo nessuno comunque ce lo può togliere. Ora sto seguendo altri progetti e nuovi materiali, sempre nell’ottica dell’applicazione di nuove soluzioni al problema di sempre che è quello della realizzazione di case che siano a basso impatto energetico sia per la costruzione, sia per l’utilizzo».

Simone Majocchi
Marco FerreriMarco Ferreri
Classe 58, è nato a Imperia e si è laureato in architettura nel 1981 al Politecnico di Milano, città dove lavora. Ha lavorato con Marco Zanuso, Angelo Mangiarotti e Bruno Munari. La sua ricerca progettuale spazia dal disegno industriale alla grafica, dall’architettura all’allestimento. Suoi oggetti hanno ricevuto riconoscimenti e sono raccolti in importanti collezioni di design, “Permanent Design Collection” del Museo d’Arte Moderna di New York, la collezione permanente di design dell’Israel Museum di Gerusalemme, la Collezione del Fondo Nazionale d’Arte Contemporanea di Parigi e in importanti collezioni private. Il suo lavoro è stato presente alla IX Biennale di Architettura di Venezia e alla I Biennale Internazionale di Architettura di Beijing in Cina. Nel 2010 la Triennale di Milano gli ha dedicato una grande mostra monografica dal titolo “Marco Ferreri_progettarepensieri”. Dal 2011 al 2013 è stato direttore del biennio specialistico in Product Design della Naba.

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