Un’ala fra gli ulivi firmata Bak Gordon

Opera di un nuovo protagonista dell’architettura lusitana, questo edificio per la produzione e promozione dell’olio d’oliva è destinato a emulare, nella cura per l’immagine e nel gusto per il contrasto con l’ambiente, il successo delle cantine vinicole d’autore.

Ha iniziato con la ristrutturazione di alcune scuole, nel momento in cui lo Stato, dopo la dittatura, ha ripreso l’impegno per l’istruzione pubblica.

Cercando di dare un taglio molto forte agli ampliamenti, con lunghe pareti colorate traforate, con molta attenzione alla posizione –irregolare- delle finestre.

Includendo in ogni edificio una piazza, spazio coperto-scoperto, come il clima consente, per le assemblee, ma anche per la didattica. In parallelo a residenze unifamiliari, di cui cura l’inserimento nel tessuto costruito – per dimensioni e materiali – o,  se isolate, l’apertura verso il paesaggio.

Secondo la tradizione portoghese contemporanea, che è un’interpretazione minimalista e organica del razionalismo.

Il frantoio è una delle sue opere di maggiori dimensioni e la prima fabbrica della sua carriera.

La produzione dell’olio è un’attività di lunga tradizione che interessa grandi estensioni in Portogallo, ma mentre le vigne in Europa e negli Usa hanno avuto nell’ultimo decennio sedi rappresentative firmate da autori illustri, con forte caratterizzazione, nessuno si è occupato dei frantoi.

Bak Gordon si è trovato quindi a dover conciliare la funzionalità del ciclo produttivo, l’inserimento in una vasta distesa di olivi, la possibilità di visite pubbliche.

Ha tracciato una lunga linea orizzontale che è la definizione della copertura piana di un edificio basso e lungo, con i lati maggiori ciechi, appoggiato a terra su una sezione ridotta per dar luogo a due sbalzi sulle testate.

Una sagoma che è diventata logo della fabbrica. Una sagoma che si legge da distante nella piana dell’uliveto e per ridurre l’impatto l’edificio è incassato nel terreno ribassato.

L’unico segno nel lato è uno sfondato per l’ingresso del pubblico sormontato da una finestra a vento orizzontale con gli angoli arrotondati. Una parete forte, definita e ritagliata come piace a Bak Gordon.

Edificio bianco, così evidente nel paesaggio, così tradizionalmente portoghese e solare.

La funzionalità della macchina produttiva si evidenzia all’esterno nelle due pensiline, una veramente esagerata, che permettono, durante il periodo della raccolta, di lavorare a ciclo continuo, protetti dal sole e dalla pioggia e, per via di due pieghe laterali, anche dal vento.

E anche di notte perché tutta la copertura in policarbonato è luminosa, per cui nel periodo della raccolta il frantoio appare come lanterna nel paesaggio.

C’è un percorso di visita che sale al primo piano e dall’alto permette la vista degli impianti: una esposizione che racconta la produzione tradizionale dell’olio, con sale per gli incontri e un “bar” per la degustazione dei prodotti:  per capire la qualità dell’olio bisogna annusarlo, ma lo si può anche assaggiare.

Bak Gordon ha monumentalizzato l’ingresso con una grande scala elicoidale in acciaio, un volume chiuso bianco e lucido nel grande vuoto dell’atrio.

All’interno grandi evidenti pareti colorate, nel caso di un verde brillante, riferimento alle olive, come pareti rosse o nere ha usato nelle scuole della sua attività iniziale.

di Paolo Favole
Scheda

Oliveira da Serra Mill, Dell’Herdade Marmelo, Ferreira do Alentejo
 
Committente
Elaia Lagar
Architetto
Ricardo Bak Gordon
Collaboratori
Luís Pedro Pinto, Nuno Velhinho, Pedro Serrazina, Sonia Silva, Vera Higino, Walter Perdigão
Consultans ingegneria
Iradu, engenharia
General contractor
Construsan
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