testo di Massimiliano Giberti
Studio: MVRDV, Winy Maas, Jacob van Rijs, Nathalie de Vries
Località: Postbus 63136, 3002 JC Rotterdam NL, Dunantstraat 10, 3024 BC Rotterdam NL, www.mvrdv.nl
Fondazione: 1991
Componenti: 42
La complessità è una caratteristica integrale, generativa e stabilizzante delle nuove modalità di organizzazione di un sistema architettonico. La complessità è spesso descritta seguendo una tendenza neo-darwiniana come la graduale accumulazione di differenze che sono essenzialmente casuali nelle loro combinazioni e mutazioni. Questa visione giustifica un processo di combinazione ed affiliazione ad hoc come se fosse organizzato da una mano invisibile: nel caso del darwinismo la mano della selezione naturale, nel caso del libero mercato, il consumatore informato. Ogni definizione di complessità intesa come contraddizione di sistemi multipli è intesa come una critica al riduttivismo dell'orizzonte cartesiano. Complessità come assemblaggio e composizione che non è né multipla né singola, né internamente contraddittoria né unificante. Rispetto ad una linea di condotta che tende a sopprimere le differenze e le complessità all'interno di un fenomeno, il lavoro di Winy Maas sperimenta, nell'accumulo di informazioni e nella loro sovrapposizione ed interazione, una strada per rendere palesi i sistemi relazionali generativi delle città e dei territori contemporanei. William Bateson nel 1894 collega in linea diretta la mancanza di informazioni in un organismo con la conseguente introduzione di uno sviluppo simmetrico, ordinato: una riduzione iterativa attraverso una variazione fenomenologica implica l'eliminazione delle differenze o per meglio dire alterazioni e deformazioni, attraverso un tipo eidetico riduttivo. Per Bateson l'informazione è la "differenza che crea differenza". Le informazioni modificate che generano eterogeneità sono spiegate come specifica risposta alle perturbazioni che possono essere sia ambientali che genetiche. La rottura dell'ordine è perciò il segno dell'intrusione esterna di informazioni in un sistema, per disvelarne le diversità interne. La rottura dell'ordine non è una mancanza ma un incremento di organizzazione in un sistema aperto, flessibile ed adattativo. Nella sperimentazione e nella ricerca di MVRDV è evidente il tentativo di superamento del concetto di ordine e di tipo, attraverso un radicale spostamento del problema progettuale, dalla strutturazione formale di un sistema che sia capace di accogliere una serie di deroghe, ad un programma di gestione dell'organismo architettonico che nasca svincolato da una qualsiasi configurazione fisica. Questo atteggiamento emerge sia alla scala architettonica affrontata attraverso la pratica del progetto, cha a quella urbana-territoriale, centrale nella produzione critica del gruppo. Gli studi sulla densità urbana sviluppati da MVRDV focalizzati sull'"invenzione" di una città ipotetica autosufficiente, con una superficie di 400 km ed una densità di popolazione quattro volte superiore a quella dei Paesi Bassi, stabiliscono una serie dettagliata di dati necessari per un corretto funzionamento della città, dalla dotazione di spazi, al recupero di energie, alle superfici agricole necessarie. I Datascapes di MVRDV sono analisi e rappresentazione, visualizzazione di leggi, ruoli nuovi e probabilità statistiche (Anthony Giddens) "sistemi astratti". I Datascapes mostrano che lo spazio intorno a noi è virtualmente spinto fin dall'inizio dalle forze dominanti della società. Sono sistemi che indicano i limiti massimi entro i quali l'architettura può produrre i suoi oggetti. I Datascapes non sono macchine astratte ma piuttosto "corpi senza organi" nei quali in principio ogni idea può essere proiettata; esistono situazioni in cui contestualmente le autorità impongono un'invisibile disciplina allo spazio. Datascapes quindi come forma di decostruzione più che una tecnica unificante nella quale il progetto prende forma nei margini. Margini come luogo della libertà. Il metodo oggettivo e misurabile di Metacity/Datatown (1999), tende a creare un paesaggio di dati che non ha pretese urbanistiche o architettoniche, piuttosto tende a fornire uno strumento di lettura e proiezione futura della situazione urbana. In Metacity/Datatown i datascapes funzionano come macchine che generano progetti di architettura per la città. Metacity/Datatown mostra come trasformazioni di comportamenti collettivi portano ad una trasformazione nel paesaggio costruito. È uno strumento didattico che ci obbliga, spettatori e potenziali abitanti della città, a fare scelte politiche, ovvero ad aprire a scenari futuri. Dopo "Costa Iberica" (2000) e "Farmax" (1998), con KM3 (2005) MVRDV tentano di esplorare nuove prospettive, dichiarando la tridimensionalità come evasione dal pessimismo urbanistico, investigando alcuni nuovi luoghi di applicazione. Dalla densità e concentrazione urbana dell'Olanda, esplorata in "Farmax", alla intensità, internazionale e sperimentata nel globo, di KM3, una città costantemente in cantiere, capace di uno spazio disponibile per una popolazione illimitata che offre possibilità illimitate. Una città che continua ad esaudire ogni desiderio, allargando le nostre capacità. KM3 è una città ipotetica, la base per una teoria urbana probabile. La tridimensionalità è letta come il fondamento dell'esistenza architettonica; la necessità di superare la dimensione per progettare alla scala del territorio, lavorando con strumenti più efficaci. Come la sua produzione editoriale anche l'architettura di Maas è sempre un dispositivo, uno strumento che mostra le direzioni possibili di trasformazione di una città, e come tale necessita di chiarezza comunicativa per rendersi visibile e comprensibile al maggior numero di utenti ed operatori. In ogni progetto o concorso per Winy Maas è indispensabile affrontare una ricerca che gli permetta di esplorare le possibilità di uno specifico soggetto. La ricerca, quindi, come strumento di investigazione ed invenzione degli strumenti e dei processi che consentano di abbordare ogni problema progettuale. Ma se la struttura teorica della ricerca progettuale dello studio olandese non è codificabile e, quindi trasmissibile, la loro produzione architettonica e pubblicistica si incarica di sovraesporre i metodi, i processi di produzione culturale, come unica via per innescare un dibattito collettivo. Ogni progetto è l'occasione per realizzare un piccolo quaderno, una sorta di mini-pubblicazione che manifesta le ragioni metodologiche e tecniche di un lavoro, uno strumento divulgativo, un manifesto delle intenzioni che sottenda anche i contenuti teorici di ogni applicazione dello studio. Il processo ed il metodo come fine, caricano ogni progetto di valori e significati che trascendono ogni volta i limiti contestuali entro i quali questo si sviluppa. In modo analogo, in diversi progetti emerge la necessità di strutturare un discorso architettonico capace di investire l'edificio di valori identitari forti, rendendolo chiaro, leggibile, trasmissibile. La complessità concettuale non si traduce necessariamente in complessità spaziale e morfologica: l'edificio si rivela tanto più forte quanto esplicita le proprie regole principali, spesso in modo didascalico quanto populistico. Il fine stesso del progetto appare essere la necessità di evitare il fraintendimento, l'ambiguità di lettura. MVRDV tentano di mostrare quali siano i corretti modi di comportamento dell'edificio stesso nella gestione dei rapporti tra interno ed esterno, pubblico e privato, segno architettonico e territorio isotropo. La definizione di quelli che sono gli strumenti di lavoro appare per MVRDV una delle preoccupazioni principali, anche quando si accompagna con il delinearsi di scelte formali e linguistiche che rendono riconoscibile la produzione dello studio: "la forma aiuta a mostrare il contenuto", sostiene Maas in un'intervista al Croquis del 2002, ciò che conta, ancora una volta è il significato che viene attribuito alla scelta delle forme stesse. La strategia estrema messa in campo da MVRDV implica la necessità di una sospensione del giudizio di valore nei confronti degli stili, dei linguaggi e delle forme che la storia della disciplina architettonica e la sua critica hanno contribuito a consolidare. L'esigenza di effettuare scelte radicali piuttosto che affidarsi allo sviluppo razionale delle idee, ogni volta che viene affrontato un progetto, mette lo studio olandese di fronte alla possibilità di servirsi di tale patrimonio linguistico come di un repertorio, dal quale attingere indiscriminatamente, senza reverenzialità. Anche il concetto di contesto, quello che definiamo in termini più allargati come "dato reale", è approcciato, letto e riscritto seguendo un atteggiamento critico disimpegnato che consente a Maas di utilizzare gli elementi costitutivi di un dato paesaggio come materiali da costruzione per nuovi paesaggi, ogni volta indissolubilmente sovrapposti ed intrecciati con le sue architetture. Il contesto assume significati differenti: spesso non solo viene forzato nella sua natura, ma è letteralmente inventato dalle architetture di MVRDV. La disciplina architettonica allarga necessariamente i propri confini, sia rispetto agli strumenti di lettura e critica che rispetto a quelli di ideazione e costruzione: le architetture di Maas si collocano in un terreno labile tra ciò che non è più manipolazione plastica e non è ancora paesaggio codificato, saltando ogni volta parametri tipologici, linguistici e dimensionali. Più di quarant'anni dopo le ricerche urbane sperimentali di Jaap Bakema, sempre in bilico tra la costruzione di una parte di città alla scala dell'edificio e la costituzione di un paesaggio artificiale all'interno di un'architettura sovradimensionata, racchiuse per sua stessa definizione sotto i termini "architecturbanism" e "total space", uno sguardo quasi ontologico alla condizione dell'habitat contemporaneo; ed in sequenza logica alla sovrapposizione disciplinare sancita nel coniare il termine "infrarchitettururbanistica" operata da Rem Koolhaas, MVRDV tracciano una possibile sequenza evolutiva del concetto di complessità e della conseguente accettazione, come scelta progettuale della sua incontrollabilità.