Zone Zero per sperimentare interventi di rigenerazione

il presidentente del Cnaccp Leopoldo Freyrie

Il 9 ottobre 2012 si è tenuto a Roma, presso la sede di Ance il convegno dal titolo “Rischio sismico e rischio idrogeologico: la sfida italiana”.

Nel corso dell’evento il presidente del Cnappc Leopoldo Freyre ha lanciato la proposta di identificare “Zone-Zero” nelle quali sperimentare, senza bisogno di nuove norme, degli interventi di rigenerazione.

In particolare l’idea consiste nell’identificazione di aree a grave rischio idrogeologico o sismico, con situazioni di degrado urbano e sociale, per le quali disegnare un masterplan che definisca volumetrie e profili sottostando solamente alle regole di: consumo di suolo zero, sicurezza sismica, passivazione degli edifici, ciclo dei rifiuti risolto alla fonte, mobilità alternativa, risparmio idrico, rispetto dei vincoli monumentali.

Spiega Freyre «La proposta nasce innanzitutto dal bisogno urgente di interventi capillari – e non più procrastinabili – di manutenzione del patrimonio edilizio e di prevenzione del dissesto idrogeologico, per evitare ulteriori vittime e danni, che, troppo spesso, si registrano nel nostro Paese. Avviare sperimentazioni che non abbiano bisogno di nuove norme, vuole ovviare ai tempi troppo lunghi della burocrazia,  nella consapevolezza che ci vorrebbero anni per approvare una Legge nazionale sull’assetto del territorio e  un Testo Unico per l’edilizia; nasce soprattutto dalla consapevolezza che gli investimenti pubblici non potranno che essere solo di modesta entità».

«In questo modo – continua – sarebbe possibile autorizzare rapidamente interventi ed investimenti privati finalizzati, con la regia dei Comuni, a rigenerare le Zone, accedendo ad  uno strumento finanziario, costituito con la Cassa Depositi e Prestiti. Strumento che, mettendo a reddito i risparmi energetici e gli aumenti di volumetria, sia in grado di finanziare gli interventi del grande player immobiliare, così come del singolo cittadino. Gli oneri dovuti ai Comuni sarebbero destinati, in via esclusiva e fuori dal Patto di Stabilità, a risolvere le cause del dissesto idrogeologico e a ridisegnare gli spazi pubblici. Con strumenti come questi la KfW (la Cassa Depositi tedesca) ha messo in campo investimenti di rigenerazione urbana per 60 miliardi di euro, ricavandone anche un utile economico».

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